Tamponi e aria aperta. Così il calcio e il basket sono pronti a ripartire

I giovani della Tricolore Reggiana in allenamento

Reggio Emilia, Giudici, presidente della Fip provinciale: «Campi omologati anche outdoor». Menozzi, consigliere Figc Crer: «Screening a tutti dopo il rientro dalle vacanze»

REGGIO EMILIA. Certificazioni verdi, ingressi negli spogliatoi contingentati, docce a distanza di sicurezza, tamponi. Ma soprattutto tanta voglia di tornare in campo a giocare, allenarsi e disputare i campionati, giovanili o no che siano. Il calcio e il basket reggiani sono ormai pronti alla ripresa delle competizioni, dei corsi e della attività sportive in un contesto in cui l’andamento della pandemia e le vaccinazioni fanno ben sperare. Ma l’organizzazione non è stata affidata solo alla speranza. Tutt’altro. Fitta è la rete di regole e norme anti contagio diramate dalle federazioni nazionali e poi recepite e diffuse dalle realtà provinciali.

Un torneo di basket giovanile


La pallacanestro. A parlare per la Federazione italiana pallacanestro (Fip) è il presidente provinciale, Davide Giudici, ex giocatore da tempo impegnato anche come dirigente del Basket Reggio. «Il green pass è necessario per le attività al chiuso, mentre per quelle all’aperto non serve – spiega – e per questo tante squadre al momento stanno cercando di rimanere fuori il più possibile dato che alcuni, soprattutto fra i più giovani, ancora non possiedono la certificazione. Ma d’altronde le linee guida sono chiare: se si vuole fare attività indoor ci vuole il green pass, quindi o il vaccino o un tampone eseguito nelle ultime 48 ore o l’avvenuta guarigione».

Questione diversa invece per il mini-basket: i bambini al di sotto dei 12 anni dovranno portare un’autocertificazione settimanale. La cosa «migliore», prosegue Giudici, «ovviamente sarebbe quella di vaccinarsi. Capisco chi ha dei dubbi ma non è pensabile lasciare entrare dei ragazzi che possano creare contagi dentro una palestra. L’unico modo è questo». La situazione, tuttavia, è in continuo divenire a seconda dell’andamento della pandemia e delle disposizioni della struttura commissariale del governo. «I nostri protocolli come Fip – continua il presidente reggiano – cambiano velocemente. Nell’ultimo mese ne abbiamo ricevuti tre sempre aggiornati e la Federazione ci sta rimettendo ancora mano, l’ultimo è di un paio di giorni fa ma ne potrebbero arrivare altri a breve.



Spogliatoi e docce. Restando sempre alle disposizione della Fip, per quanto riguarda gli spogliatoi (che per forza di cose sono al chiuso) gli ingressi sono contingentati per non creare assembramenti. «Le squadre si danno il cambio – precisa Giudici –. Ovviamente la doccia non si fa con la mascherina ma più si indossa negli spazi al chiuso e meglio è, si abbatte il rischio di un nuovo contagio. Le società sono in attesa di capire come muoversi in via definitiva e verificare se ci sarà la possibilità di fare attività vera come prima del Covid o se tamponare nell’emergenza come fatto l’anno scorso, ad esempio con gli allenamenti distanziati e all’aperto. Io sono fiducioso, mi auguro parta tutto al cento per cento anche perché con i vaccini la situazione sanitaria è molto diversa rispetto all’emergenza del 2020».

Basket all’aperto. Anche perché, precisa il presidente provinciale Fip senza mezzi termini, «se non partissero i campionati sarebbe un disastro». Così, per tamponare la situazione, la federazione reggiana sta lavorando, assieme alla Fondazione per lo Sport, «per far sì che vengano omologati dei campi all’aperto adatti a disputare delle partite ufficiali. Sarebbe la prima volta nel Reggiano e credo che sia una misura utile in tempi di emergenza». Sarà «una piccola grande rivoluzione – prosegue Giudici – perché non è mai successo che ci fossero campi ufficiali non al chiuso. Poi è chiaro, non siamo alle Canarie e il clima prima o poi peggiorerà, anche se negli ultimi anni sono aumentati i mesi in cui si può fare attività all’aperto a causa del cambiamento climatico e anche a novembre ci sono delle giornate in cui è possibile fare attività outdoor».

Attualmente Giudici è impegnato nel completare una mappatura dei campi adatti «che presenterò a breve al Comune e all’assessore Curioni. Assieme sceglieremo tre o quattro luoghi adatti sparsi in zone diverse per coprire più quartieri della città. Il futuro lo vedo sempre più diretto in questa direzione. Anche da un punto di vista di immagine se giochi una partita con i bimbi al chiuso ti vedono solo i genitori, mentre se stai all’aperto magari riesci ad attirare altri ragazzi a cui viene voglia di giocare».

Una partita del Valorugby e gli Hogs


Il calcio. Per quanto riguarda il calcio, a fare il punto della situazione è Celso Menozzi, consigliere Figc Crer con delega al settore giovanile. «Quando i gruppi e le squadre si raduneranno per la prima volta bisognerà fare un tampone obbligatorio, anche se in possesso della certificazione verde – spiega – perché tornando dalle vacanze può capitare di essere rimasti contagiati». Fatto ciò, chi ha il green pass «è a posto mentre chi non lo possiede dovrà fare un tampone dopo sette giorni e portare sempre l’autocertificazione». Questione diversa invece per gli spogliatoi. Obbligatorio un metro di distanziamento e poi «speriamo in Dio – sdrammatizza Menozzi – nel senso che contiamo di riuscire a continuare i campionati ma potremo tirare il bilancio solo a maggio». Per quanto riguarda infine i bambini nati dal 2009 in poi «non servirà alcuno screening ma basterà portare l’autocertificazione».