Casina, addio al cane eroe Duca che per dieci anni ha lavorato con la polizia

L'ispettore superiore Corrado Bernardi con Duca

Esperto in ricerca persone, da quattro anni si era dovuto fermare dopo essere rimasto ferito in servizio



CASINA. Duca è morto. Era un “cane eroe”, per citare una trasmissione televisiva a lui dedicata nel gennaio del 2018. La mitica unità cinofila aveva 14 anni, di cui una decina di glorioso servizio nella polizia locale Matildica Val Tassobbio e di quella di Reggio. Il bellissimo pastore tedesco grigione dal super pedigree (proveniva dall’allevamento “Casa Libardi” di Levico Terme a Trento) si è spento tra le braccia dell’ispettore superiore Corrado Bernardi della polizia locale dell’Unione montana.


Bernardi era per lui molto di più di un conduttore: era un padre, un fratello, un amico, in poche parole la sua famiglia. Accanto a lui anche gli altri cani di Bernardi, Victor e Noè. Il primo, entrato in servizio a sua volta come unità cinofila, ha già una promettente carriera.

«Eravamo tutti lì, a fianco a lui – racconta addolorato Bernardi –. Duca si è spento guardandomi con quei suoi occhi intensi, pieni di un non so ché di umano: piantati e parlanti, con lui ci si capiva con uno sguardo. Ricordo bene i suoi ultimi respiri quasi a dire grazie di essere qui con me... io sono arrivato. Era un personaggio, un esempio: mi mancherà dannatamente». Duca era in pensione da quattro anni, dopo essere rimasto ferito proprio in servizio, colpito da un cinghiale mentre era alla ricerca di un cucciolo in fuga a causa dei botti di Capodanno. Per quell’incidente aveva perso l’uso delle zampe posteriori, ma non la grinta e il coraggio. Rimasto in famiglia con Bernardi avevano costruito per lui uno speciale box e persino la carrozzina perché deambulasse in autonomia, e proprio con un’attrezzatura del genere lo si vedeva spesso passeggiare per le strade di Casina.

Innumerevoli le imprese di cui Duca si era reso autore con Bernardi, con il quale aveva un rapporto straordinario. Per lui piovevano medaglie ed encomi. Tra le tante imprese a Bernardi piace ricordare la sua partecipazione ai soccorsi e alle ricerche dopo il terremoto di Amatrice, dove aveva collaborato al ritrovamento di due donne decedute, «o a Vetto il ritrovamento in notturna di una signora dispersa o le due ragazze di 12 e 13 anni sparite in bicicletta (a Giandeto nel giugno del 2014, ndr) e finite in un posto incredibilmente irraggiungibile e ritrovate alla sera o le centinaia di ritrovamenti di sostanze stupefacenti con Questura e Polizia locale o il terremoto delle Marche-Umbria ognuna degna di nota... Senza di lui non le avremmo fatte».

Duca c’era anche dopo il terremoto dell’Emilia nel 2012. In tutta la sua carriera era stato autore del ritrovamento di almeno otto persone: tra queste anche due giovani scappati da una casa famiglia e un anziano allontanatosi dalla casa di riposo di Casina: «Era uscito senza essere visto, ma aveva perso una scarpa e Duca l’ha trovato dopo 1 km».

Si può dire che con l’inizio della sua attività, fortemente sostenuto dall’allora sindaco Carlo Fornili, Duca abbia aperto la strada a una scuola non solo operativa, ma di pensiero, per il cane e per l’uomo: la vocazione a mettersi in gioco per aiutare le persone. Una missione a cui ora credono in molti: tra i primi anche il comandante Stefano Poma, della polizia locale di Reggio Emilia, e il Questore di Reggio, che hanno voluto Bernardi e Victor al fianco dei loro uomini per tre giorni a settimana.

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