Reggio Emilia, la protesta dei no green pass non decolla. In nove a manifestare alla Mediopadana

Polizia, Digos, carabinieri e Municipale hanno presidiato la stazione fin dal mattino. Fra i dimostranti anche un supplente che insegna a Correggio

REGGIO EMILIA. Sui canali Telegram dove è nata la protesta c’era chi paventava invasioni di stazioni ferroviarie, blocchi della circolazione dei treni, centinaia di persone a sfidare la “dittatura sanitaria”.

E invece, sarà stato il caldo o il mercoledì di inizio settembre, la manifestazione dei no green-pass alla Mediopadana è riuscita a mobilitare appena nove dimostranti e si è limitata a occupare, pacificamente, pochi metri quadrati all’esterno della stazione dell’alta velocità reggiana.

Anche perché riuscire a entrare nell’edificio o salire sui binari al piano superiore era praticamente impossibile: il rapporto di forze tra manifestanti e forze dell’ordine presenti era di oltre tre a uno. Il ritrovo dei “no-pass” era programmato alle 14.30, in contemporanea con le altre principali stazioni ferroviarie italiane, e sponsorizzato principalmente da un canale Telegram che conta oltre 40mila iscritti.

Il culmine era previsto un’ora dopo, una volta che tutti i manifestanti si fossero raggruppati. Ma dopo un iniziale battibecco con la Digos, nato a seguito della richiesta di documenti e rientrato subito nei ranghi, il pomeriggio alla Mediopadana è proseguito come sempre tra viaggiatori vaccinati e muniti di certificazione verde che salivano e scendevano dai treni, controlli della temperatura, operai al lavoro per terminare i parcheggi e via vai dei tassisti. Anzi. Se non fosse stato per la nutrita presenza di forze dell’ordine e per le domande dei giornalisti probabilmente quasi nessuno si sarebbe accorto dei dimostranti.

Per evitare che si verificassero i disordini accaduti nei giorni scorsi in altre città italiane, infatti, prefettura e questura hanno disposto fin dal mattino di ieri un fitto servizio di controllo non solo della Mediopadana ma anche della stazione di piazzale Marconi.

Una decina di agenti della Digos hanno pattugliato per tutti il giorno gli scali ferroviari, raggiunti poi nel primo pomeriggio da una squadra del reparto mobile della polizia di Stato specializzata nel gestire le manifestazioni violente, alcune Volanti, i carabinieri e la Municipale. Fortunatamente per tutti, però, la presenza di questo nutrito schieramenti ha avuto unicamente un ruolo preventivo.

Diversa invece la composizione dei manifestanti, quattro dei quali di origine campana. Fra loro un pensionato, una coppia con una figlia adolescente e anche un insegnante che svolge il ruolo di supplente alle scuole medie di Correggio. «La mia battaglia – racconta preferendo non rilasciare nome e cognome alla stampa – è contro queste leggi che si applicano sulla povera gente. Io sono insegnante e fra poco mi leveranno il lavoro perché ho fatto una scelta di vita che deve essere schiacciata perché diversa dal sistema e dalla maggioranza. Io non ci sto, rispetto la scelta degli altri ma gli altri non devono permettersi di obbligarmi. Lavoro da 15 anni e adesso vengo buttato fuori perché ho abbracciato una filosofa di pensiero diversa».

Davanti alla bivio fra stipendio e green pass, però, ammette: «Ancora non so cosa farò, spero cambino le cose. Dovrei farmi tre tamponi a settimana a spese mie, senza contare che ho il setto nasale deviato».