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«Ciao Davide, continua a illuminarci e guidarci da lassù»

I compagni di squadra sollevano la bara di Davide Rabotti

In migliaia a Ciano per l'addio a Davide Rabotti, il ventenne morto sabato scorso mentre assisteva al 41esimo Rally dell'Appennino Reggiano: «Con la tua luce interiore hai illuminato le nostre esistenze, non ti ringrazieremo mai abbastanza»

CANOSSA. Da un incubo, per quanto spaventoso, ci si sveglia sempre. Dalla realtà no, nemmeno quando è così dolorosa, così insopportabile, da non sembrare vera.

Migliaia di persone hanno voluto salutare per l’ultima volta Davide Rabotti, il ventenne che sabato scorso è rimasto ucciso – insieme al 34enne modenese Crstian Poggioli – mentre assisteva al 41esimo Rally dell’Appennino Reggiano, schiacciato da una delle vetture in gara.

Migliaia di persone che hanno visto con i propri occhi il feretro, ricoperto dalle maglie e dalle sciarpe dell’Us Santos 1948, società di calcio in cui Davide ha giocato per 15 anni, fin da quando era un bambino, e hanno capito che no, non ci si può svegliare, il vuoto lasciato da questa tragedia è – terribilmente – reale.

«Caro Davide, l’amore nei tuoi confronti è così grande che la nostra chiesa non riesce a farlo entrare tutto», ha esordito don Bogdan Rostkowski, indicando il cortile gremito. E infatti non mancava nessuno: i genitori e la sorella Ludovica, i familiari, gli amici, i compagni di squadra, quelli di scuola e di università, la fidanzata Martina accompagnata dai suoi genitori, c’era tutta Ciano – che per Davide è sempre stata una seconda casa – e tante, tantissime persone provenienti da Reggio.

Entrambi i genitori di Davide lavorano da decenni nella questura di via Dante, in città: il papà Alfredo è un poliziotto che, smesso il servizio nelle Volanti, è addetto al centralino di questura e prefettura, mentre mamma Simonetta è una impiegata del ministero dell’Interno in questura. Per questo, nel giorno più triste, erano presenti anche il questore Giuseppe Ferrari, il viceprefetto Giorgio Orrù, e tanti colleghi della polizia. Nemmeno il presidente dell’Aci di Reggio Emilia, Marco Franzoni, ha voluto mancare al triste appuntamento.

Tutti in silenzio, con gli occhi rossi, si sono recati prima nell’abitazione della famiglia Rabotti, poi hanno accompagnato Davide nel suo ultimo viaggio verso la chiesa parrocchiale e, al termine della messa, officiata anche da don Giuseppe Dossetti, nel cimitero del paese. A un certo punto anche il cielo ha lasciato cadere le sue lacrime, quasi che il sole non trovasse giusto farsi vedere, in un giorno così.

Era un bravo ragazzo, Davide. Un bravo ragazzo davvero. Solare, sempre disponibile, capace di strappare un sorriso a tutti anche nelle circostanze più tristi. A descriverlo sono stati i suoi amici, chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo in questi vent’anni, la sua ragazza, straziata dal dolore.

«A vederci così addolorati – ha detto un amico, tra le lacrime – sono sicuro che troveresti il modo per farci ridere, per tirarci su il morale. Ti voglio ricordare così, sarai per sempre il mio migliore amico».

Il papà Alfonso, la mamma Simonetta e la sorella Ludovica non se la sono sentiti di parlare, ma hanno affidato il loro dolore a un biglietto: «Siamo qui per te. Ti sentiamo vicino a noi e presente. Tu ora senti il nostro dolore ma noi vogliamo farti sapere quanto ti amiamo. Figlio, fratello speciale, amico speciale. La tua luce interiore ha portato luce nelle nostre esistenze, come se tu sapessi che la tua vita sarebbe stata breve. Il vincolo di amore con te non si spezzerà mai, sarà sempre vivo. Ringraziamo Dio per averti dato a noi».

Di quella “luce” hanno parlato tutti, raccontando di un ragazzo che, quasi inconsapevolmente, non solo viveva ma indicava agli altri, col suo solo fare, il modo corretto in cui vivere.

«Qualche giorno prima di morire – ha ricordato il don, con voce commossa – sui social hai scritto “La vita è troppo breve per avere dei nemici”. Ed è proprio così, Davide, hai ragione tu. Non si può perdere tempo con cose che fanno perdere il senso della vita. Grazie, a nome di tutti, per la luce che hai acceso in noi. Continua a illuminarci e guidarci anche da lassù».

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