Oggetti smarriti? Ecco dove cercarli e magari ritrovarli a un passo da casa

Se i portafogli fanno la parte da gigante, tra gli oggetti smarriti non mancano targhe, chiavi e costosi computer e cellulari

Regio Emilia, in viaggio tra portafogli, computer e mazzi di chiavi catalogati e custoditi nell’Ufficio di via Mazzacurati 

REGGIO EMILIA. Rossi, gialli, blu e marroni. Sono i portafogli rubati o smarriti nelle località di mare - soprattutto in Riviera Adriatica, ma convogliano qui quelli rinvenuti in tutta Italia - dai reggiani, catalogati e custoditi dall’Ufficio Oggetti Smarriti, situato all’interno dei magazzini comunali di via Mazzacurati 11 e gestito con zelo e perché no affetto da Ciro Zeno e da Cristiana Onfiani.

Cristiana Onfiani che gestisce il punto di raccolta degli oggetti smariti, mostra una targa


PORTAFOGLI. «Nei mesi estivi registriamo il boom di portafogli e di biciclette trovate abbandonate – spiegano i responsabili –. In luglio e agosto vanno per la maggiore i portafogli: finora ne abbiamo restituiti un centinaio. Arrivano da noi in diversi modi: possono essere consegnati dalle forze dell’ordine, da privati cittadini, da Seta (le ferrovie invece hanno una propria modalità interna) oppure essere spediti via posta dai Comuni».

All’Ufficio spetta il compito, non facile, di rintracciare i proprietari. «Se i portafogli contengono documenti il risultato si ottiene. Ma se, come questo borsello nero, dentro ci sono 20 euro e nient’altro, nemmeno una tessera Coop, diventa un’impresa impossibile». I portafogli di scorta, senza documenti, che i reggiani possono usare per recarsi in spiaggia sono destinati a rimanere smarriti. Ma anche la presenza di documenti e di un indirizzo di residenza pone dei problemi. «La tempistica è fondamentale: chi ha subìto un furto o smarrito il portafoglio nel giro di venti giorni-un mese riesce a rifare i documenti. Noi dobbiamo arrivare prima, il nostro servizio è basato sulla velocità ed è utile solo se si avvisa subito. Perciò cerchiamo, con tutti gli strumenti possibili compresi i social network, di risalire al telefono del proprietario».

Spesso il “caso” viene risolto grazie alla polizia municipale o ai carabinieri, che si prestano a recarsi a quell’indirizzo. «Questo fa onore agli agenti, che ci danno una grossa mano». Solo se tutti i tentativi di contattare il titolare si rivelano un vicolo cieco i responsabili si arrendono e inviano una lettera a domicilio all’interessato, «come la ragazza, che non trovo, intestataria di una tessera sanitaria. Inviamo una lettera perché gli oggetti possono essere ritirati solo qui, nella consapevolezza però che a quel punto è passato sicuramente oltre un mese e quel documento sarà stato rifatto». Sebbene Reggio Emilia non sia una meta turistica qui arrivano pure documenti stranieri. «Mi è capitato di rintracciare un olandese, una francese, uno spagnolo e perfino un’americana. Un colpo di fortuna ha riguardato due thailandesi che abbiamo rintracciato tramite Facebook: in partenza, avevano dimenticato accanto alla portiera dell’auto una borsa con maglioni, due passaporti e un I-Pad di valore. Un loro amico reggiano è venuto a ritirare la borsa».

CELLULARI E COMPUTER. Le scatole sono piene zeppe di computer portatili, I-Pad e cellulari, ma le misure di sicurezza dell’odierna tecnologia costituiscono un ostacolo insormontabile. «Con i cellulari analogici era facile: li accendevi, scorrevi la rubrica, chiamavi il numero “mamma” o “papà” e il gioco era fatto. Ora, con il riconoscimento facciale o digitale, questi oggetti sono bloccati e noi abbiamo accesso alla banca dati delle forze dell’ordine per visionare se è stata sporta denuncia. L’unica speranza di risalire al proprietario è che si faccia vivo lui. Dispiace perché alcuni sono modelli di valore, con I-phone da mille euro». Ed è per questo che cellulari e computer sono destinati a restare qui.



CHIAVI. Stessa prospettiva infausta per le chiavi. Sulla parete dell’ufficio campeggia un pannello di sughero con appese, mese per mese, mazzi di chiavi dal passato incognito, destinato a rimanere tale visto che nessun elemento può condurre al proprietario, che ci si immagina chiuso fuori casa. O alle prese con una duplicazione onerosa se si tratta di chiavi della macchina: il duplicato codificato che si può chiedere al marchio automobilistico costa fino a 250 euro.

TARGHE. Al contrario ritrovano sempre la via di casa le targhe, «per fortuna, visti i rischi connessi alla re-immatricolazione». Basta una verifica tramite la Motorizzazione per restituire targhe di auto, di ciclomotori o di traini per i vacanzieri, «come quest’ultima – e Cristina Onfiani ce la mostra – per trasportare bici, che sarà riconsegnata nel pomeriggio».

BICICLETTE. Ecco, le biciclette: è il motivo per il quale l’Ufficio Oggetti Smarriti è noto tra i reggiani, che per tradizione fiutando l’affare accorrevano in massa in via Mazzacurati ad ogni asta in presenza di due ruote. Non è più così: tra officine di riuso, la concorrenza delle aste giudiziarie del tribunale e il Covid l’ultima asta risale addirittura al 2016. «I reggiani ci conoscono per questo motivo. Ognuno di noi è stato depredato della bici almeno 3-4 volte nella vita. Ogni tanto capita che un signore al quale, ad esempio, hanno rubato una bici nera, che ci chiede se ne abbiamo una simile da acquistare; ma non funziona così. Per organizzare le aste servono 100-150 modelli in buono stato, mentre quelle che abbiamo sono fatiscenti e non integre. Mancano dei pezzi, altrimenti verrebbero vendute sottocosto e non abbandonate». Nell’ottica del riutilizzo è stato avviato un progetto con le strutture carcerarie non solo locali. «Le bici non reclamate che, dopo un anno, vengono acquisite a patrimonio comunale vengono donate ad associazioni che lavorano con i detenuti. I reclusi le smontano e, da tre telai in cattivo stato, ne ricavano quasi nuovo». Giorni fa i responsabili hanno ricevuto la telefonata di un signore che ha trovato a Casina una mountain bike nuova. «Abbiamo provato a interpellare qualche negozio, ma niente. Magari il furto avviene a Rubiera... e il recupero a Sant’Ilario».