L’ultimo video di Davide poco prima dello schianto

L'auto che ha trovolto Davide Rabotti e Cristian Poggioli

Reggio Emilia, il 20enne lo aveva caricato su Instagram dalla collinetta dove stava seguendo la gara. Lutto in citta, il giovane viveva a San Maurizio con i genitori

REGGIO EMILIA. Un’auto bianca, verde e nera che affronta una doppia curva, il rumore del motore e una mano che, dall’alto di un terrapieno, filma il suo allontanarsi: è il video da brivido che Davide Rabotti, 20 anni (ne avrebbe compiuti 21 tra meno di un mese, il 19 settembre), ha caricato su Instagram pochi minuti prima di morire travolto da un'auto in gara, durante il Rally dell'Apennino. Un video della corsa, ma da una postazione diversa da quella dove è avvenuto il tragico incidente, è stato postato da Davide sullo stesso social dove restano le immagini del mare a Numana nell’agosto scorso, su un muretto a Terracina, pizzate e cene con gli amici: queste le istantanee della quotidianità di un ragazzo falciato nel fiore della vita. Pur essendo nato e cresciuto a Reggio Emilia, dove la famiglia abita in zona San Maurizio e dove frequentava l’Università indirizzo informatico, Davide era di casa a Ciano.

Davide Rabotti, 20 anni, una delle due vittime dell'incidente al Rally dell'Appennino

Lì abitano i nonni e il padre possiede una seconda abitazione; appena poteva il ragazzo saliva a Ciano, dove aveva gli amici d’infanzia e dove spesso e volentieri (d’estate quasi ogni fine settimana) trascorreva serate in compagnia e seguiva le diverse manifestazioni sportive che nei mesi caldi animano l’Appennino.Ieri due suoi amici di Reggio lo hanno raggiunto proprio per andare ad assistere al Rally dell’Appennino: gli stessi amici che, dopo aver schivato l’auto diventata una scheggia impazzita, hanno assistito impotenti alla morte del ventenne.

Entrambi i genitori di Davide lavorano da decenni nella questura di via Dante a Reggio Emilia: il papà Alfredo è un poliziotto che, smesso il servizio nelle Volanti, è addetto al centralino di questura e prefettura, mentre mamma Simonetta è una impiegata del ministero dell’Interno in questura. Mette i brividi anche il modo in cui il padre di Davide ha appreso dell’accaduto. Il papà era a Ciano e stava tagliando l’erba nel campo quando ha notato l’elisoccorso che sorvolava il borgo; subito allarmatosi, forse per un presentimento, ha chiamato più volte il figlio, ma il cellulare squillava a vuoto. Trovando strana la circostanza dopo un po’ il padre si è recato in paese e lì ha incontrato il genitore di uno degli altri due amici, che gli ha riferito la terribile notizia. Il padre ha poi provveduto ad avvisare la moglie, che si trovava a Frosinone nella sua città natale in visita ai genitori e che si è precipitata a tornare a Reggio. Sconvolta anche la sorella minore di Davide, Ludovica di 19 anni. La famiglia si è comprensibilmente chiusa nel più stretto riserbo.

Un'altra immagine del giovane

Era uno sportivo, Davide. In vetta alle sue preferenze c’era il calcio, come indica il motto inserito sui suoi profili social (“Amo il calcio”) e i siti preferiti di squadre nazionali e di campioni del pallone; uno sport che Davide praticava da quindici anni all’US Santos 1948, dove giocava in prima squadra seconda categoria. Tra le citazioni preferite “divertirsi negli sport”; come tanti ragazzi della sua età amava le lunghe pedalate in mountain bike, era un fan delle gare di moto Gp e di Valentino Rossi, seguiva i rally.

«Sono sotto shock. Per me è come se fosse morto un figlio perché Davide ha la stessa età di mio figlio, erano in compagnia insieme e hanno giocato insieme per tanti anni. Siamo veramente a pezzi. Un ragazzo fantastico, sempre solare: ci mancherà tantissimo». Scoppia a piangere, sopraffatto dall’emozione, Cristiano Paganelli, direttore sportivo dell’US Santos 1948 di via Tassoni. «Davide giocava con noi da quando aveva sei anni. Ora era in prima squadra, che ha ripreso gli allenamenti lunedì scorso. L’ultima volta l’ho visto venerdì sera all’allenamento: passo sempre, abbiamo scherzato come facevamo di solito, battute sul fatto che era tonico e abbronzato. Dal carattere estroverso, era un bonaccione e tutti gli volevano bene».

La notizia si è diffusa velocemente tra i compagni di squadra, provocando una ridda di telefonate. «È dalla tarda mattinata che mi squilla il telefono di continuo, ragazzi e dirigenti mi hanno chiesto conferma di quanto hanno letto su internet. Ho anche contattato il papà, che si trovava in caserma: poche parole di condoglianze perché è troppo presto, era incredulo». In segno di lutto la società ha subito sospeso l’attività e le amichevoli previste per ieri e oggi. «Valuteremo altre iniziative non appena si saprà quando potremo salutare Davide». «Una tragedia che ci lascia sgomenti – è stato il messaggio di cordoglio del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi –. Tutta la comunità reggiana si stringe attorno al dolore delle famiglie di Davide Rabotti e Cristian Poggioli, deceduti a seguito dell'incidente durante il Rally dell'Appennino a Canossa».