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Saman, l'accusa del fratello: «Altri due cugini coinvolti»

La diciottenne Saman Abbas insieme alla mamma

Il ragazzino: «Volevano morta Saman e hanno sobillato mio zio per ucciderla»

NOVELLARA. Non sono pochi gli spunti inediti – come riportato dalle motivazioni del Riesame di Bologna – ricavabili dalle parole del fratello 16enne di Saman Abbas, sentito cinque volte dal momento in cui è stato intercettato ad Imperia (il 9 maggio alle 8.15 dalla polizia), il tutto culminato con l’audizione in tribunale a Reggio Emilia (tecnicamente un incidente probatorio) del 18 giugno scorso.

«Bisogna ucciderla»
In particolare nega la responsabilità dei genitori, sostenendo che ideazione e esecuzione dell'omicidio della sorella 18enne Saman Abbas, vadano attribuite allo zio Danish, a sua volta fortemente spinto da altri due cugini che non sono quelli (Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq) già indagati per il delitto: «Mio papà e mamma no. Non hanno mai pensato di fare questa cosa, di uccidere», ha detto in italiano stentato. «E poi ci sono altri due cugini, no?» che «hanno forzato tantissimo a mio zio (Danish Hasnain) che scappa ancora, fa queste cose, eh... bisogna uccidere, no?». Non risulta che i due siano tra gli indagati, che restano cinque, vale a dire i due genitori, lo zio e i citati cugini Ijaz (l’unico arrestato) e Nomanulhaq.

Senza documenti
E sempre il fratello spiega, nei dettagli le modalità della fuga da Novellara dopo che il 5 maggio erano piombati i carabinieri nell’azienda agricola dove tutta la famiglia Abbas lavorava. Sono lui e lo zio ad andarsene per primi: «Ci siamo allontanati in bicicletta, raggiungendo Gonzaga, in quanto a Novellara ci sono le telecamere, e siamo andati a Modena e poi abbiamo proseguito per Novi Ligure e poi Imperia. So che Danish ha chiesto un anticipo alla ditta e, avuto i soldi, siamo partiti». Scappati in treno (ma senza documenti) e poi raggiunti il giorno dopo ad Imperia dai due cugini (che invece hanno con sè i documenti). Controllati tutti e quattro dalla polizia ad Imperia, viene trattenuto solo il fratello: è minorenne e non risulta accompagnato dai genitori.

Viaggi clandestini
Il 16enne spiega come lo zio Danish può aver fatto perdere le sue tracce: «Secondo me, l’uomo che ha chiamato prima di andare a Imperia, è uno che organizza viaggi illegali, viaggi clandestini, senza documenti. L'ha chiamato con il telefono di Ikram. Dopo che siamo partiti con destinazione Imperia, zio Danish ha preso il telefono di Man (Nomanulahaq), e con quel telefono ha chiamato un'altra volta per avere aiuto a fare un viaggio illegale, ma credo a un altro soggetto».
E secondo il 16enne lo zio è fuggito in Pakistan «perché l’aveva detto quando ancora eravamo a casa nostra».
Il fratello si sente in colpa e l’ammette nell’incidente probatorio, raccontando di essere stato la causa del litigio in casa fra la sera e i genitori nella drammatica notte fra il 30 aprile e il primo maggio.

I messaggi rivelati
«La sera del 30, io ho fatto vedere ai miei genitori i messaggi che mia sorella mandava al suo fidanzato. I miei genitori hanno chiesto a lei se fosse vero e, dopo una prima negazione, ha ammesso che erano veri e gli ha detto delle parolacce. Poi è andata su, ha messo delle cose nello zaino, scarpe, pantaloni, ed è andata via. Mia madre le ha detto era meglio che metteva tutto nell'armadio, ma lei le ha detto di no e che sarebbe andata via...».

«Lo zio le tappa la bocca»
Terribile poi il racconto degli ultimi attimi in cui ha visto la sorella quella notte: «Lei è uscita ed è stata seguita da mamma e papà. Io sono rimasto sulla soglia della porta. Lei è andata avanti e poi ho sentito la voce di mio zio. Ho udito la voce di mia sorella una sola volta e poi penso che mio zio le abbia tappato la bocca con una mano. Poi ho udito la voce di mio zio che urlava ai miei genitori di andare via che ci pensava lui ei miei genitori sono tornati indietro. Poi mio papà è uscito di nuovo. Tutti abbiamo paura di mio zio ... Quando i miei genitori sono tornati in casa, dopo aver lasciato Saman, mio papà è uscito di nuovo ed è andato da mio zio, il quale gli ha dato lo zaino che aveva Saman e gli ha detto di portarlo in casa, di nascosto dalle telecamere. Mio papà, dal dolore, non riusciva a camminare, e anche mia mamma si sentiva male. Si colpivano con i pugni in testa. Tutta questa cosa, l'ha fatta mio zio Danish».

Infine il 16enne spiega perché, dopo le prime titubanze, ha deciso di raccontare quello che sa. E parte dalla notte in cui Saman sparisce e lo zio Danish è rientrato in casa dopo un tempo imprecisato (una o due ore): «Non ho provato rabbia nei confronti di mio zio in quanto ho percepito che lui aveva bevuto e avvertivo l'odore. Dentro di me ero arrabbiato ma non potevo esternarlo. Ho pensato anche di ucciderlo, mentre dormiva, ma poi ho pensato che a mio zio ci avrebbero pensato i carabinieri. Un po' sono arrabbiato con i miei genitori, perché loro mi hanno detto che non sapevano cosa fare, nonostante io gli avessi detto che avevo anche pensato di uccidere lo zio. Poi ho pensato di dire tutta la verità, un po' a Imperia e tutta quando ero a Reggio Emilia, perché adesso non ho paura».

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