Il futuro ingegnere Gabriele: «Scelgo la vita nei campi»

Gabriele Silva, 23 anni, è titolare della “Tenuta Silva” di via Zappellazzo a Poviglio. La sua passione lo ha portato a rinverdire la tradizione del nonno Faustino. Il futuro ingegnere elettronico in queste foto mostra con orgoglio i prodotti biologici che produce: peperoni, zucche ma anche uva con la quale produce del Lambrusco

Poviglio, la storia di Silva, studente di 23 anni, che gestisce un’azienda agricola: «Mancano sei esami alla laurea ma continuerò a fare il contadino: mi realizza»

POVIGLIO. Il richiamo delle origini, la passione per la terra e il rispetto dell’ambiente: sono le motivazioni che hanno spinto Gabriele Silva, 23 anni, laureando in ingegneria elettronica, a dedicarsi al lavoro del contadino e a creare l’azienda agricola Tenuta Silva (sede in via Zappellazzo). «Mio nonno Faustino era agricoltore – dice Gabriele –. Io mi reputo un contadino 2.0. La mia è un’azienda a conduzione familiare: ad onore del vero è ancora l’azienda di mio nonno Faustino. Cerco di portare avanti la tradizione di famiglia e di migliorarla».

Perché si definisce un contadino 2.0?

«Perché i miei prodotti sono naturali. Sto dando tutto me stesso per offrire al cliente dei prodotti agricoli biologici. Quando dico ai clienti che i miei ortaggi hanno preso solo acqua e sole impazziscono».

Il rispetto dell’ambiente cosa significa?
«Che non uso pesticidi, concimi o altro. Anche l’erbaccia infestante la tolgo a mano. Per fortuna ho l’aiuto della famiglia: papà Giuliano, mamma Cesarina, mia sorella Aurora e soprattutto la mia fidanzata Valentina».



Eppure la sua grande passione era il calcio.
«Ho iniziato a giocare a calcio nel settore giovanile del Parma, poi a Carpi, Lentigione e infine alla Povigliese».

Con gli studi come va?
«Mi mancano sei esami per la laurea in ingegneria elettronica e certamente la porterò a termine, però rimarrà un pezzo di carta appeso alla parete. Continuerò a fare il contadino perché una laurea non ti garantisce di realizzare i tuoi sogni. La terra sì».

Quali sono i principi a cui si ispira?
«Privilegiare la qualità rispetto alla quantità e rispettare l’ambiente a tutti i costi».



Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?
«Potrei dire il richiamo della terra, il legame che ho sempre avuto col mondo contadino».

Cosa la gratifica?
«Sembrerò ingenuo ma la sola maturazione di un pomodoro o vedere un cliente felice mi riempie il cuore».

A 23 anni non sono altri i desideri?
«Bisogna avere le idee chiare. Ai ragazzi della mia età dico di impegnarsi in ciò che amano perché adesso te lo puoi permettere. A 40 anni se ti va male è un problema, a 23 hai energia da vendere. Adesso posso lavorare 16 ore al giorno senza fatica».

Fare il contadino è un lavoro pesante?
«Assolutamente no se hai questa aspirazione».

Ci saranno anche i momenti in cui si sarà detto: ma chi me l’ha fatto fare.
«Mai, perché ci metto amore e passione. Certo, devo lavorare tanto e non ho la certezza del raccolto. Qui è tutto variabile, come il clima. La gelata di aprile, ad esempio, mi ha tolto il 50% del prodotto...».

Cosa dicono i clienti?
«Vengono contagiati dal mio entusiasmo».

Perché ha scelto la vendita diretta?
«Sarebbe stato più semplice rivolgersi ai grossisti o agli ortolani: ma vuoi mettere la gioia di vedere negli occhi i clienti che sono soddisfatti di aver mangiato una zucca o dei pomodori cresciuti come la natura vuole?».

I clienti sono del luogo?
«Ho notato che molti vengono dalla provincia, i povigliesi sono arrivati dopo. Tanta gente è di Reggio e si è avvicinata a me in tempo di pandemia chiedendomi la consegna a casa».

Riesce a viverci?
«Per ora mi pago l’università. Spero possa essere la mia fonte di reddito».

Il suo sogno?
«Vorrei far avvicinare altri giovani a questo settore e far capire loro che lavorare la terra ti dà tranquillità. Se sei arrabbiato vai a fare un giro nei campi e ritrovi la serenità».

La sua azienda è nota per le zucche ma produce anche vino.
«L’uva la portiamo alla cantina Due Torri di Montecchio dove siamo soci ma una piccola quantità la teniamo per fare il nostro vino che poi consumiamo in famiglia».

Usa molto i social per il suo lavoro?
«Sono uno strumento per avvicinarmi alla gente. La fascia d’età dai 30 ai 50 anni vuole mangiare sempre meglio. Ai mie clienti suggerisco di prenotare in modo tale che quando arrivano in azienda do loro i prodotti appena tolti dalla pianta».