«Turismo in bicicletta: Reggio è indietro perché mancano piste adeguate»

Claudio Pedroni di Tuttinbici evidenzia i limiti infrastrutturali della nostra provincia: «Il Secchia è ciclabile nel Modenese ma non nel Reggiano»

REGGIO EMILIA. «A Reggio per il turismo in bicicletta non abbiamo molto da offrire soprattutto con riferimento alla presenza di infrastrutture ciclabili di qualità. Il confronto con le province vicine Parma e Modena, ma anche Mantova, ci riporta ad una misera realtà. È anche vero che Reggio è interessata da un flusso cicloturistico, che direi di nicchia, di tour operator americani (ma anche australiani neozelandesi) che portano in bici loro clienti a casa delle nostre zdore a fare tortelli e cappelletti, perciò, come spesso succede gli americani hanno visto lontano da tempo...». Claudio Pedroni, da 30 anni aderente a Tuttinbici, già responsabile Fiab progetti Bicitalia ed EuroVelo, interviene nel dibattito sul turismo nel Reggiano da una prospettiva particolare, quella della due ruote a pedali.

Pedroni va al nocciolo della questione. «Per i “grandi numeri” lo sviluppo del cicloturismo nel territorio reggiano dovrebbe essere un mix di offerte, sia legate alla presenza di luoghi d’arte, natura ed enogastronomia, ma anche a infrastrutture sicure e mediamente lunghe (superiori ai 50 chilometri) che rendano il territorio attraente per chi lo volesse scoprire dalla sella della bicicletta, magari non una bicicletta da corsa o mountain bike o gravel, ma normali biciclette usate da normali ciclisti».



Nel Reggiano ci sono diverse piste ciclabili, ma non lunghe abbastanza per stimolare il turismo. «Da oltre 30 anni il gruppo Fiab Tuttinbici cerca di sollecitare le amministrazioni per una decente infrastrutturazione “lunga” per la bicicletta a partire dalla percorribilità dell’argine del Crostolo (eterna “Salerno-Reggio Calabria” reggiana delle biciclette)».

Lungo i torrenti

Gli appassionati chiedono inoltre di rendere ciclabili « i corridoi dell’Enza (con la possibile estensione verso Castelnuovo Monti sull’asse Tassobbio Maillo) e del Secchia». Pedroni sottolinea che i modenesi hanno reso ciclabile la sponda del Secchia, al contrario dei reggiani.

Un’altra priorità «è il corridoio dell’Enza a partire dalla bella infrastruttura creata dall’ente di bonifica Emilia Centrale sul canale demaniale, dalla presa di Cerezzola all’abitato di San Polo. Successivamente, ma senza continuità, un bel sentiero ciclabile ci porta a Montecchio poi si riprende a pedalare in sicurezza molto dopo ovvero all’abitato di Sorbolo a Mane fino a Brescello e al Po. Ma troppa discontinuità e precarietà del fondo stradale rende oggi la percorribilità dell’Enza possibile solo da ciclisti esperti e solo con mountain bike, ma questo non è cicloturismo per tutti, questo è ciclismo amatoriale semiagonistico, pure dignitosissimo e con numerosi praticanti, che però non pernottano a Reggio o a Guastalla o a Canossa».

Un altro collegamento auspicato è quello «tra i borghi della bassa, Brescello, Boretto, Guastalla, Gualtieri, Novellara e della bassa intermedia, Castelnovo Sotto, Cadelbosco, Bagnolo, Correggio. Per questi territori sarebbe possibile il recupero ciclabile di ex ferrovie nonché la valorizzazione delle vie d’acqua, compresi i canali di bonifica. E ci sono anche strade bianche bellissime percorribili con la bicicletta gravel (assai di moda oggi) da valorizzare: da via Bellingambo a via d’Este, dal reticolo delle valli di Novellara a via dei Grilli. Ma non bastano iniziative come la cosiddetta “Ciclovia Emilia” che, a parte il nome fuorviante, promuove sì la viabilità minore del territorio di alcuni comuni della bassa est, ma non chiarisce gli aspetti di qualità ciclistica dei percorsi descritti e purtroppo il territorio non possiede un forte attrattore, appunto di ciclabili verr senza traffico e lunghe».

Oltre la provincia

Per quanto riguarda Reggio città, Pedroni lamenta la mancanza di «due o tre infrastrutture ciclabili di qualità, protette e segnalate che costituiscano un vero attrattore per il cicloturista lento e che battezzino un territorio bike friendly. Queste ciclabili però devono essere anche di diverse decine di chilometri in modo da sostenere un’uscita del nostro cicloturista di riferimento almeno per un fine settimana e auspicabilmente per due o tre notti, e da questo punto di vista potrebbe essere utilissimo un accordo con le province vicine in modo da costruire mini-reti o anelli ciclabili di 100 -150 chilometri lungo l’Enza o il Secchia o il Po e unendo i borghi della bassa (da Sabbioneta a Novellara, da Mirandola a Colorno passando per Gualtieri e Guastalla) delle tre province, superando una sterile concorrenza e che potrebbe vedere finalmente ciclisti pernottare dalle nostre parti. Questa è la lezione che regioni come Veneto (una corazzata ciclturistica), Trentino Alto Adige, Friuli e Lombardia ci danno, ma che l’Emilia Romagna non sente».

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