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Scomparsa di Saman, in campo l’Onu

Il legale del fidanzato sul rischio ritorsioni: «Salvacondotto per i genitori in pericolo»

NOVELLARA. Ha rotto gli indugi l’avvocato Claudio Falleti che tutela il 21enne Saqib Ayub, fidanzato pakistano della connazionale 18enne Saman Abbas, scomparsa nella notte fra il 30 aprile e l’1 maggio a Novellara in quella che gli investigatori ritengono una feroce ritorsione familiare nei confronti della giovane per aver rifiutato il matrimonio combinato in Pakistan con un facoltoso cugino.

Spedizione nel punjab
Da febbraio “piovono” minacce su Saqib attraverso profili social che il 21enne riconduce ai parenti più stretti della ragazza affinché la lasciasse. I due giovani si erano conosciuti sui social ad agosto 2020. In quel periodo, lei si trovava a Bologna nella comunità protetta in cui era stata collocata da servizi sociali e carabinieri di Novellara, dopo che aveva denunciato le intenzioni dei genitori, ovvero quelle di costringerla a un matrimonio combinato in Pakistan. Nel gennaio scorsa è la stessa Saman a “presentare” il fidanzato alla famiglia: da Bologna, dove lui è andato a trovarla, fa una videochiamata alla madre dicendole che «è lui l’uomo che amo». Di lì a poco il padre di Saman vola in Pakistan e si materializza una ben precisa spedizione, come ha raccontato più volte nelle interviste televisive: «Andò nel Punjab dove vive la mia famiglia dicendo ai miei parenti più stretti che dovevo lasciarla, altrimenti avrebbe ucciso loro in Pakistan e me in Italia, perché sapevano dove abitavo. Aveva con sé altri parenti, erano in sei auto. Mostrò anche un kalashnikov. A un certo momento hanno anche cercato di ingannarci, raccontandoci che lei poteva tornare in Pakistan dove io avrei potuto raggiungerla, ma era solo un trucco per farla sposare con suo cugino». E di questo incontro ad alta tensione in Pakistan vi è un video.

Il lasciapassare
Una situazione delicata e pericolosa che ora spinge l’avvocato Falleti a chiedere all’Onu – nello specifico al Comitato sparizioni forzate – un salvacondotto per i genitori e il fratello di Saqib (cioè per chi vive nella casa di famiglia “visitata” dagli Abbas) affinché possano venire in Italia.

Periodo snervante
«Sono minacce da prendere sul serio – commenta il legale – e spero che vengano incontro alla nostra richiesta in breve tempo. A giorni mi rivolgerò all’Onu».
L’urgente necessità di proteggere la famiglia di Saqib, senza però dimenticare che anche il suo assistito sta vivendo un lungo periodo snervante.

«Mi hanno fotografato»
«So per certo che in questo momento i familiari di Saman sanno dove sono. Qualche tempo fa ho ricevuto una foto che mi ritraeva mentre passeggiavo per strada. Ho denunciato, ma non vivo tranquillo. Nei messaggi che ricevo mi hanno scritto parolacce e di scappare il più lontano possibile» ha detto in più interviste il fidanzato, confermando anche nell’incidente probatorio – tenutosi il 23 luglio in tribunale a Reggio Emilia – che a suo parere ad agire siano i parenti di Saman.

Profili social fasulli
«Non abbiamo le prove che sia il padre di Saman o qualcuno della famiglia a minacciarlo – sottolinea da sempre l’avvocato Falleti – perché usano dei profili falsi per attaccarlo. Potrebbe essere anche qualche mitomane. Noi abbiamo consegnato tutti i messaggi agli inquirenti ai quali abbiamo chiesto di investigare perché vogliamo arrivare ad una conclusione».

«Lei è segregata»
Nel fidanzato resta incrollabile la speranza che la sua Saman sia ancora viva: «Non faccio che pensare a Saman – ha raccontato più volte – tutte le notti la sogno chiusa in una stanza, sequestrata in una casa. Io sono convinto che lei sia ancora viva. Anche se continuo a ricevere minacce tramite i social dei familiari, io continuo ad aspettare la verità e chiedere giustizia. Sono sempre in casa, non esco spesso e mi sono chiuso in me stesso. Ho paura e penso alla mia famiglia lontana».

Una pista accantonata
E ancora: «L’hanno cercata ovunque in quei campi e non l’hanno trovata. Per questo la mia speranza è che Saman sia ancora viva. Forse è tenuta da qualche parte sotto sequestro».
Saqib è infatti convinto che la ragazza possa essere stata portata all’estero da una zia.
Una pista investigativa che è stata accantonata dai carabinieri guidati dalla pm Laura Galli, in quanto ritengono di avere in mano elementi tali da ritenere che la diciottenne sia stata invece assassinata dagli stessi familiari per aver detto “no” al matrimonio combinato in Pakistan, nascondendone poi il cadavere in un luogo non ancora individuato nelle campagne di Novellara.

«Di me e della mia incolumità mi importa poco – ripete nelle ultime settimane il fidanzato – voglio solo sapere dove si trova Saman. Desiderio giustizia per lei e per la mia famiglia che sta vivendo un incubo. Senza di loro non avrei più motivi per vivere».