Reggio Emilia si prepara ad accogliere i primi dieci profughi afghani

Due famiglie attese in provincia entro la fine della settimana. La Dimora e L’Ovile: «Già individuate le sistemazioni»

REGGIO EMILIA. I primi dieci profughi afghani (due famiglie composte da cinque persone ciascuna) sono attesi a Reggio Emilia entro la fine della settimana. A renderlo noto sono La Dimora D’Abramo e L’Ovile, i capofila delle due reti vincitrici del bando 2017 ora in deroga che da anni si occupano dell’accoglienza straordinaria e ordinaria della provincia, provvedendo a garantire ai migranti tutti i servizi (vitto, alloggio, scolarizzazione, corsi di italiano, assistenza psicologica e formazione professionale) per il periodo in cui attendono l’esito della domanda di asilo, con tempi talmente lunghi che quello che dovrebbe essere il primo anno di accoglienza si traduce spesso in due anni.

«Attendiamo una famiglia di cinque persone entro agosto – fa sapere il portavoce de La Dimora – In realtà siamo stati preallertati un mese fa, perciò supponiamo che questi primi arrivi fossero programmati e che probabilmente riguardino persone che avevano già bisogno di protezione prima ancora della caduta di Kabul. Erano due anni che non vedevamo afghani. E comunque in precedenza erano solo uomini».


«Abbiamo già individuato l’alloggio per il nucleo afghano di cinque congiunti che ci è stato assegnato: è un appartamento di nostra proprietà alla prima periferia di Reggio Emilia, che verrà loro messo a disposizione», ha fatto eco Valerio Maramotti, presidente de L’Ovile, che pochi giorni fa ha ricevuto la comunicazione da parte della Prefettura dei profughi afghani e che si è già organizzato.

«Siamo pronti ad accogliere le persone. In una fase iniziale anche a Reggio Emilia gli afghani saranno accolti nei Cas (centri di accoglienza straordinaria), che per noi consistono negli appartamenti che gestiamo – ha spiegato Maramotti – La differenza tra Cas e Sprar è una distinzione di procedura, ma nella realtà sempre di alloggi privati (e non hotel) si tratta. La famiglia ora è in quarantena a Roma e dovrebbe essere trasferita all’incirca tra una settimana».

La situazione è in evoluzione, sottolineano entrambi i gestori, e non è escluso che questi dieci siano il primo contingente di una nuova ondata. Un’eventualità che non preoccupa né La Dimora né L’Ovile, che affermano di avere a disposizione nel complesso quasi una centinaio di posti liberi (una sessantina i primi, 35 i secondi), grazie alla diminuzione sensibile dei migranti determinato dallo scoppio della pandemia.

«Negli ultimi due anni il flusso migratorio è stato modesto – commentano da La Dimora – Di posti liberi ne avremmo quasi una sessantina, ma non sono solo per gli afghani: sono destinati a chiunque, non decidiamo noi la distribuzione bensì la Prefettura di Bologna».

«Non avremmo alcun problema a far fronte – ha confermato Maramotti – Abbiamo parecchia disponibilità perché ultimamente sono state più le uscite che gli arrivi; diversi giovani, da noi accolti da tempo, hanno finito il loro percorso, hanno ottenuto i documenti e sono diventati autonomi. Siamo soddisfatti: è un buon segno che molti abbiano concluso il percorso, significa che il progetto di accoglienza nella nostra città ha funzionato bene. Attualmente nella nostra rete accogliamo circa 320 persone, distribuiti in appartamenti sul territorio provinciale; la nazionalità prevalente è l’Africa subsahariana e il Golfo del Bengala, gli ultimi arrivi hanno riguardato soprattutto bengalesi e tunisini. Rispetto al 2017, quando si è registrato il culmine a Reggio con 440 migranti accolti (su 460, non siamo mai arrivati alla piena capienza), è una situazione tranquilla. Ad oggi abbiamo liberi 35-40 posti, sparsi in provincia (in alcuni casi locali per un’intera famiglia, in altri posti singoli in coabitazione con altri); anzi nell’ultimo anno abbiamo lasciato alcuni appartamenti perché non potevamo pagare l’affitto e tenerli vuoti».

Ai gestori dei migranti poi si potrebbe aggiungere l’aiuto dei Comuni. «Tramite l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) ho dato la disponibilità ad accogliere donne o famiglie afghane, chiunque sarà necessario», ha dichiarato Ilenia Malavasi, il sindaco di Correggio firmataria (insieme ad Elena Carletti di Novellara e Camilla Verona di Guastalla) della petizione promossa dai primi cittadini donne a favore dell’altra metà del cielo afghana, offrendo “unità abitative e beni di prima necessità. Possiamo contare sulla disponibilità delle associazioni, delle famiglie e del volontariato correggese. Noi ci siamo», ha concluso Malavasi. Un appello all’accoglienza lanciato nei giorni scorsi anche dal sindaco, Luca Vecchi, che insieme all’Anci (di cui è delegato al Welfare) e agli altri Comuni italiani, ha scritto alla ministra Lamorgese.

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