«Gli infortuni aumentano: troppe persone inesperte»

II capostazione del Soccorso Alpino Luca Pezzi fa un bilancio della stagione: «In 17 giorni sedici interventi. C’è chi si avventura in quota in ciabatte»

APPENNINO REGGIANO. Gli interventi di soccorso in montagna sono in costante aumento, e loro, i tecnici volontari del Soccorso Alpino, a disposizione 365 giorni l’anno, 24 ore su 24 in maniera gratuita, non si risparmiano, mettendo «competenza e professionalità in salvataggi ad alto contenuto tecnico, grazie anche a una formazione costante, unica nel suo genere». Con Luca Pezzi, capostazione monte Cusna del Soccorso Alpino, facciamo il punto sull’attività di questi ultimi giorni e non solo.

Secondo lei, a cosa si deve questo aumento esponenziale di interventi?


«Difficile dirlo. A giugno e luglio di quest’anno, per esempio, abbiamo lavorato meno rispetto allo stesso periodo degli ultimi due anni. L’anno scorso, nello stesso periodo, avevamo fatto moltissimi interventi: questo perché la gente si avventurava in montagna, non potendo frequentare altri luoghi a causa della pandemia. Quest’anno sono ripresi gli spostamenti anche su altre mete e per noi c’è stato meno lavoro. Fino ad agosto... Dall’inizio del mese, infatti, in 16 giorni, siamo intervenuti 17 volte, con giorni senza richieste e altri di super lavoro: 6 interventi solo nel week end del 7-8 agosto. Un fattore è il caldo, le alte temperature soprattutto in quota hanno fatto registrare molti malori».

Si registra anche un aumento delle presenze rispetto agli anni passati?

«Sì. E questo è un dato positivo. L’anno scorso chi è stato costretto a optare per il nostro Appennino lo ha riscoperto e quest’anno è tornato. Case chiuse da anni quest’anno sono di nuovo aperte. C’è inoltre un incremento dovuto a un’offerta turistica di qualità con tanti eventi e legata anche ai nuovi sport, ciaspole e scialpinismo d’inverno e mountain bike ed ebike d’estate. Il Parco sta lavorando molto bene e ci sono tante nuove e giovani realtà soprattutto per quello che riguarda gli sport estremi che richiamano tantissimo».

E questo forse potrebbe essere un problema dal vostro punto di vista...

«Se ci si approccia a queste attività con leggerezza e solo per un post su Facebook. I social sono un problema importante a livello nazionale da questo punto di vista, soprattutto per l’influenza che hanno sui giovani, ma anche gli adulti non ne sono esenti. Pensiamo solo agli incidenti di cui restano vittime gli emulatori... C’è mancanza di consapevolezza dei rischi».

Quali gravi leggerezze avete riscontrato in questi giorni?

«Ce ne sono diverse e anche eclatanti. Dei sei interventi del fine settimana del 7 e 8 agosto, 5 sono stati dovuti a persone inesperte. Gli sprovveduti ci sono sempre e di ogni età. In un caso abbiamo recuperato due giovani che calzavano in quota sandali e ciabatte...»

Forse è il caso di ribadire alcuni suggerimenti.

«In montagna non si improvvisa, ci vuole buon senso. Quando il caldo incombe, per esempio, soprattutto per le persone anziane, ma non solo, preferire passeggiate brevi e uscire presto, senza esagerare. Poi abbigliamento adatto: portare anche qualcosa per coprirsi o la pioggia, perché il tempo in montagna può cambiare rapidamente. Anche d’estate si può rischiare l’ipotermia. E ancora prendere acqua, possibilmente arricchita di sali, e cibo. Comunicare a chi resta la propria meta e il percorso, possibilmente senza cambiare idea durante il tragitto. E non uscire mai da soli. In caso di incidente il compagno può chiedere aiuto. Usare gli strumenti di geolocalizzazione che, in mancanza di copertura telefonica, possono salvare la vita».

Quali sono le difficoltà maggiori per voi soccorritori?

«Di certo la mancanza di copertura telefonica in molte zone può rendere arduo intervenire. Un fattore che ha influito anche nel salvataggio della donna rimasta sospesa nove ore sulla parete a strapiombo a Civago. Non funzionava il ponte Vodafone. Per fortuna lei è riuscita ad agganciarsi il tempo necessario a dare al 112 l’indicazione ferrata Barranco. E anche così siamo riusciti a localizzarla dopo tre ore grazie a un operatore che ha sentito la sua voce chiedere aiuto».

Siamo a metà stagione, qualcosa si può ancora fare per limitare il danno?

«Il problema è che la gente non legge, non ascolta quelli che non frequentano la montagna abitualmente, ma anche chi dovrebbe essere più esperto. Dei 10mila interventi annui del Soccorso Alpino a livello nazionale il 4% è per soci Cai in difficoltà. Molti non sanno neppure che cosa sia il Saer. Inoltre ormai non ci sono stagioni che tengano. A fine estate inizierà quella dei funghi, e i fungaioli sono i nostri migliori “clienti” purtroppo».

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