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Due gruppi reggiani di Protezione civile in aiuto alla Sicilia divorata dai roghi

In azione sull’isola dal primo agosto, oggi gli ultimi rientri. Lorenzo Bracci: «Non c’è stipendio migliore di un “grazie”»

BRESCELLO. Nei momenti di difficoltà Reggio Emilia sa distinguersi per operosità e solidarietà. È stato così anche in questo agosto rovente, che ha visto scattare l’emergenza incendi boschivi in tante regioni d’Italia, come in Sicilia.

A combattere contro il fuoco di queste ultime settimane ci sono stati anche diversi volontari della protezione civile reggiana, partiti alla volta della Sicilia all’interno della spedizione della Colonna mobile regionale anti-incendio boschivo dell’Emilia-Romagna, che vede operare in tutto una cinquantina di elementi. Oltre ai volontari, anche un dirigente e tre funzionari dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, per una trasferta che ha visto partire dalla nostra regione 7 defender con carrelli, un forester e un porter attrezzato.


Un impegno, quello dell’Emilia-Romagna, che non è nuovo: anche in passato, infatti, dalle nostre province sono partiti volontari verso regioni in difficoltà (non solo incendi, ma anche terremoti, piene o altre emergenze), che a loro volta hanno ricambiato il favore quando si è presentata la necessità.

Quest’estate, ad esempio, in Sicilia hanno operato, oltre all’Emilia Romagna, anche il Friuli Venezia Giulia (i cui volontari erano anch’essi di stanza nel Catanese), la Lombardia e il Piemonte (nella zona centrale dell’isola) e il Veneto e il Trentino Alto Adige, che hanno agito verso Palermo. Nello specifico, i volontari di Reggio Emilia si sono alternati in due differenti squadre: una impegnata dal primo all’11 agosto e la seconda dal 10 sino a oggi, giorno nel quale è previsto il rientro.

«Abbiamo operato principalmente nel territorio di Catania – spiega Lorenzo Bracci, coordinatore del Gruppo incendio boschivo, insieme a Mirco Ricchetti – ma non solo, ogni giorno avevamo un itinerario diverso a seconda delle necessità del momento. Abbiamo sempre agito in supporto alle squadre locali e per lo più siamo stati impegnati sul controllo e lo spegnimento dei focolai che potrebbero rigenerarsi dopo il passaggio dei mezzi aerei, oltre che su qualche intervento diretto».

I componenti della seconda squadra che farà rientro oggi a Reggio sono il caposquadra Andrea Borghi (gruppo comunale di Boretto), Olivio Procida (associazione Brescellese Protezione civile odv, primo spegnitore), Maurizio Morenghi e Alessandro Sandrolini (entrambi del gruppo Val d’Enza Radiocomunicazioni, rispettivamente con funzioni di autista e secondo spegnitore).

La prima squadra, rientrata nei giorni scorsi, era invece composta dal caposquadra Roberto Amadei, Valentina Maestrini, Giuliano Cristiani e Salvatore Virga.

L’attività è stata organizzata dal Coordinamento provinciale – presieduto da Ugo Artioli – la cui attività è fondamentale per il supporto alle squadre che operano in loco. Diversi i frangenti nei quali i volontari reggiani sono stati chiamati a operare: dalla parte nord dell’Etna sino a Corleone, passando per il parco nazionale del Simeto.

Nel corso delle settimane non sono mancati i momenti di difficoltà, in quanto la situazione in Sicilia è particolarmente critica, con temperature altissime che non hanno certo favorito lo spegnimento. Dotati di una pompa ad alta prevalenza – in grado di erogare 150 litri al minuto a 40 bar di pressione – i volontari reggiani si sono disimpegnati su diversi incendi, svolgendo un prezioso ruolo di supporto alla protezione civile locale e ai vigili del fuoco.

«Occasioni come questa – conclude Bracci – sono importanti perché ci rendiamo utili nella nostra funzione di supporto alla cittadinanza. I siciliani? Abbiamo avuto modo di sentirci molto apprezzati, specialmente quando siamo intervenuti in situazioni difficili, come nel caso di incendi che interessano aziende agricole con animali, nelle quali vi sono molte cose da mettere in salvo, non solo la vegetazione. Abbiamo ricevuto tante dimostrazioni di gratitudine e per chi fa il volontario come noi non c’è stipendio migliore di un “grazie” da parte delle persone che abbiamo aiutato. È stato molto bello essere utili a queste comunità e supportare le squadre locali».

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