Anche le sindache reggiane a difesa delle donne afghane

Insieme ad altri primi cittadini hanno scritto a Mattarella, Draghi e Bonaccini. «Siamo a disposizione per attivare una rete di protezione di emergenza»

REGGIO EMILIA. Mentre la politica europea e internazionale si interroga su come affrontare la crisi afghana, i sindaci emiliani e romagnoli fanno un passo avanti. In particolare le donne con la fascia tricolore scendono in campo per le donne dell’Afghanistan, sottolineando l’urgenza di corridoi umanitari e offrendo alloggi e beni di prima necessità a favore di quella metà del cielo che soffrirà maggiormente sotto il regime dei talebani. «Per le nostre sorelle»: inizia così la presa di posizione espressa in una lettera aperta inviata ieri ai vertici dello Stato italiano (dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente del Consiglio Mario Draghi fino ai presidenti della Regione, Stefano Bonaccini, e dell’Anci Antonio Decaro) da parte di 33 sindaci.

Promotrice dell’iniziativa, nonché prima firmataria, è stata il sindaco di Collecchio (Parma) Maristella Galli, che ha lanciato una raccolta firme per l’accoglienza concreta dei profughi. Al documento hanno aderito per la maggior parte sindaci donne, da Piacenza a Bologna fino alla Romagna; tra le reggiane figurano le prime cittadine di Correggio Ilenia Malavasi, di Novellara Elena Carletti e di Guastalla Camilla Verona, anche se non mancano gli uomini come Federico Pizzarotti di Parma.


«Noi sindache e sindaci d’Italia, interpreti del sentimento diffuso di apprensione e preoccupazione, ci mettiamo a disposizione del Parlamento, del Governo, dell’Unione europea e di tutta la Comunità internazionale per assicurare, da subito, l’attivazione di una rete di protezione di emergenza, attraverso la messa a disposizione di unità abitative per l’accoglienza e la fornitura di beni di prima necessità, rivolta in particolare alle donne dell’Afghanistan», è il punto nodale della lettera, dall’incipit della quale traspare l’impronta femminile.

«C’è un’escalation di ostacoli nell’essere donna nel mondo. Ed è per questo che non possiamo rimanere in silenzio di fronte a quanto sta accadendo in Afghanistan che, ancora una volta, rischia di tornare a essere il posto peggiore in cui essere donne. La guerra, nella sua forma più tradizionale, ha lasciato il posto a un conflitto latente e permanente nel quale è la popolazione civile a essere coinvolta nelle ritorsioni e nei processi sommari, nella violazione sistematica dei diritti fondamentali di libertà e uguaglianza. I media internazionali raccontano, nuovamente, di un Afghanistan dove donne, ragazze e bambine sono vittime di violenze sia fisiche sia psicologiche. E tornano a essere considerate merce di scambio tra milizie e clan. Ma le donne non sono merce di scambio, non sono un bottino di guerra, non possono essere il capro espiatorio del fallimento del ventennio di intervento occidentale in Afghanistan. I talebani stanno tentando di rassicurare la comunità internazionale, ma i racconti dei testimoni riportano di violenze sessuali e psicologiche, di minacce alla libertà personale e all’integrità fisica».

A stretto giro di posta il plauso di Stefano Bonaccini e della vicepresidente e assessore al Welfare Elly Schlein: «L’Emilia-Romagna è a fianco del popolo afghano ed è pronta a fornire soccorso innanzi tutto alle donne, ai bambini, alle persone più fragili. In queste ore drammatiche già molti sindaci di questa regione, e non solo di una parte politica, hanno dato la loro disponibilità ad accogliere i profughi e quanti riusciranno a lasciare l’Afghanistan. Anche la Regione sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione ed è pronta a fare la propria parte. È urgente ora attivare corridoi umanitari e aiuti alla popolazione».

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