Guastalla: sagra di Pieve senza crocifisso, niente processione per le crepe

L’opera cinquecentesca dovrà rimanere in basilica per evitare ulteriori danni

GUASTALLA. Non è ancora tempo per la sagra di Pieve, almeno per come la si conosceva quando l’oratorio era aperto e vissuto dai giovani della frazione.

La parrocchia però si sta mobilitando per organizzare – tra il 4 e 12 settembre prossimi – una festa che culminerà con il momento religioso della “Sagra del Crocefisso”. Ci sarà la messa in basilica, ma non ci sarà la processione con il cinquecentesco crocefisso ligneo perché presenta alcune piccole crepe.


La “Sagra di Pieve” come veniva intesa una volta, prima che il vescovo monsignor Massimo Camisasca sospendesse – non senza polemiche – le attività dell’oratorio, nel maggio del 2020, probabilmente non verrà mai più organizzata: quella che prevedeva eventi gastronomici, giochi, musica, il chiosco “Moritzino”e la partecipazione dell’intera comunità guastallese. Per restare fedele alla linea “oratoriale” che la Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla ha voluto dare, gli unici eventi possibili che si possono realizzare, almeno per ora, sono attività per i bambini e momenti di riflessione, contemplazione e preghiera oltre alle varie messe che verranno celebrate nel corso della settimana.

E l’Us. Saturno per mercoledì 1° settembre organizza una festa in oratorio con attività ludiche, mentre per venerdì 3 si svolgerà una sorta di “Olimpiade” per i bambini. Il programma della “Sagra del Crocefisso” verrà distribuito a breve.

Fino a qualche anno fa, la “Sagra di Pieve” si svolgeva l’ultima settimana di agosto per celebrare il Crocefisso del secolo XVI, ritenuto miracoloso che si trova nella cappella in fondo alla navata sinistra della basilica. Su questa opera d’arte, non conoscendosene la provenienza, fiorì una leggenda che risale a tempo immemorabile, ma che è arrivata fino ai giorni nostri, ancora narrata dagli anziani.

Quella di un vecchio viandante, un tedesco in viaggio da o per Roma, venne ospitato dal fattore della possessione Benatta. Il vecchio, visto un grande tronco da poco abbattuto sull’aia, lo chiese e ottenne di poterlo sistemare in una stanza a piano terra in cui si richiuse. Chiese anche che il cibo gli venisse portato da un finestrino. Tre giorni dopo, non avendo visto uscire il vecchio e non sentendosi alcun rumore proveniente dalla stanza, la gente della casa volle abbattere la porta pensando che il vecchio fosse morto. Si trovarono innanzi la stupenda scultura raffigurante Cristo crocifisso.

Da allora è ancora viva la venerazione per il crocifisso della Pieve.

Nel 2013, dopo l’opera della restauratrice Roberta Notari era tornato in basilica, ma probabilmente ha ancora bisogno di qualche intervento dal momento che non potrà essere portato in processione.

M.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA