Caldo e siccità, l’allarme degli agricoltori reggiani: «Prati stabili in crisi, timori per il mais»

Il presidente della Cia Antenore Cervi è preoccupato: «L’Enza in secca sta causando serie difficoltà nell’irrigazione»

REGGIO EMILIA. La piaga della siccità estiva, tipica delle regioni mediterranee, un tempo era sconosciuta nella nostra provincia, ma il riscaldamento globale sta spostando a nord verso l’Emilia la fascia climatica che ne risente, mettendo in crisi le coltivazioni tradizionali.

Quest’anno le precipitazioni sono particolarmente scarse. A Reggio Emilia se ne sono misurati appena 14,2 millimetri sia in giugno che in luglio e 7,6 millimetri nella prima metà d’agosto.


Il fiume Po ha superato la sofferenza grazie al ritorno delle piogge sulla catena alpina, ma i corsi d’acqua appenninici sono esausti, con il torrente Enza ridotto a un rigagnolo d’acqua.

La situazione è aggravata dalle temperature superiori alla media registrate nelle ultime sei settimane.

Antenore Cervi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) della nostra provincia, ne sottolinea le conseguenze negative: «La pianura reggiana – spiega – trae l’acqua principalmente da tre fonti. Il fiume Po, che la irriga fino alla via Emilia, riesce a rifornire i canali della Bonifica. Il fiume Secchia ha ancora una riserva nelle casse d’espansione della traversa di Castellarano. È invece in secca il torrente Enza, che bagna 15mila ettari da San Polo a Sant’Ilario. In quella zona sono in crisi i prati stabili, da cui si ricava il foraggio per il Parmigiano-Reggiano. Se la siccità dovesse protrarsi potrebbero morire molte essenze erbacee, con la conseguenza che verrebbero compromessi anche i tagli della prossima primavera».

Secondo il presidente della Cia è urgente la realizzazione dell’invaso sull’Enza per contrastare questa carenza idrica ormai molto frequente. Intanto il caldo sta accelerando la maturazione di molti prodotti.

«Quella dei pomodori – riferisce Cervi – è un po’ anticipata. Di conseguenza ne potrebbero arrivare in quantità tale da superare la capacità di lavorazione degli stabilimenti. L’uva era in ritardo, ma ora il caldo le fa recuperare il tempo perduto, cosicchè si può prevedere un anticipo della vendemmia».

Le prime uve bianche, secondo le previsioni, saranno raccolte fra una settimana, i lambruschi all’inizio di settembre. Per mantenere una sufficiente quantità di prodotto è necessario irrigare le viti. Nella zona di Correggio lo si può fare, in Val d’Enza no.

«Siamo preoccupati – sottolinea Cervi – anche per le gelate tardive, che potrebbero provocare anche un calo del venti per cento su alcune varietà, oltre che per la grandinata di luglio, che ha colpito una fascia di cinque o sei chilometri lungo il Po». Non mancano i timori per il mais, che richiede molta irrigazione.

«Se la si ritarda anche di qualche giorno – rileva in conclusione il presidente degli agricoltori della Cia Antenore Cervi – con questa siccità si rischia uno stress idrico che favorisce la proliferazione fungina, rendendo il mais utilizzabile solo per il biogas anzichè per la zootecnia».