Un Ferragosto senza sagre per le troppe restrizioni

Troppe le difficoltà di gestione per moltissime realtà dell’Appennino reggiano. Saltano feste e tortellate, al loro posto si punta sull’asporto e sui ristoranti

Reggio Emilia. Niente tortellate, pochissimi casagai, i ritrovi da migliaia di persone ancora lontanissimi. Anche quello 2021, come già quello 2020, sarà un Ferragosto anomalo per la montagna reggiana, segnato dall’assenza delle principali manifestazioni che lo rendevano uno dei momenti di massima affluenza e vivacità dell’intera stagione estiva.

Le restrizioni sanitarie ancora piuttosto rigide avevano già convinto da mesi parecchie associazioni e molti gruppi a decidere per una nuova pausa, senza nemmeno prendere in considerazione l’idea di riproporre i loro appuntamenti. Altre realtà avevano invece tentato di avviare comunque le manovre necessarie per organizzare gli eventi, magari riducendo gli afflussi e mutando le formule per adeguarsi alle esigenze del momento.


Per queste ultime la mazzata finale è arrivata con l’introduzione del green pass e con tutte le difficoltà logistiche che avrebbe comportato gestire anche questo aspetto, verificare i lasciapassare (destinando alle operazioni parecchie persone da togliere dalle altre mansioni o da pagare), pensare ad eventuali discussioni con chi avesse voluto protestare sui vincoli, isolare le aree dove mangiare.

Quella che per decenni ha rappresentato la forza del Ferragosto montanaro si sarebbe inevitabilmente persa, trasformando le feste, nelle migliori delle ipotesi, in cene al tavolo piuttosto affollate. Ma non nella “baracca” e nei momenti condivisi che hanno attirato, assieme alle proposte gastronomiche, tantissime persone. Anche la sostenibilità sarebbe diventata problematica.

Allestire ingressi, scansioni, postazioni di accesso e operare con una capienza molto inferiore al solito avrebbe comportato numeri ridotti rispetto al solito, con minori incassi uniti all’aumento delle responsabilità per presidenti e referenti formali dei vari appuntamenti.

Si è andati quindi verso parecchie inevitabili rinunce, per Ferragosto come nelle settimane successive, con addii piene di speranze per un’estate 2022 auspicabilmente più lieve. Hanno dovuto prendersi una pausa anche i colossi del Ferragosto, a partire dall’amatissima tortellata di Campolungo, la due giorni nel paesino a ridosso della Pietra diventata in trent’anni il principale riferimento di agosto, con decine di migliaia di tortelli fatti a mano e migliaia di partecipanti. Anche la festa dei casagai di Valestra di Carpineti, classico molto amato e una delle poche opportunità per mangiare i pezzetti di polenta fritta e conciata tipici dei mesi estivi appenninici, non si svolgerà.

In precedenza, aveva gettato la spugna la tortellata di Cortogno a Casina, solitamente fissata nei primi giorni del mese. Una scelta dovuta alle questioni logistiche ed alla decisione condivisa delle associazioni di Casina di non proporre nessun evento gastronomico per incentivare il lavoro dei ristoranti e delle trattorie del territorio. Stesso discorso per la Festa dei Borghi di Cinquecerri di Ligonchio.

Tutto spento, quindi? Tutt’altro. Le associazioni che potranno farlo stanno lavorando per predisporre quantomeno la consegna da asporto di tortelli, casagai, gnocco fritto e altre specialità. Manifestazioni di dimensioni ridotte, con la partecipazione di poche decine di persone in singoli borghi, si svolgeranno ugualmente. Buona parte dei ristoranti, poi, hanno già esaurito le prenotazioni e, fra case private e parchi, sono parecchie le grigliate e le gite con cibi freddi già programmate. Il problema, lì, sarà il caldo torrido annunciato per il fine settimana.

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