Terence Hill celebrato per il Don Camillo del 1983

Brescello. Si è respirata anche aria reggiana sabato sera a Pomponesco (Mantova), dove è stata conferita la cittadinanza onoraria al celebre attore Terence Hill (al secolo Mario Girotti), protagonista del film “Don Camillo” che venne girato nella bassa mantovana nel 1983.

L’opera – che fu trasmessa sulla Rai e che fu un remake di quella più celebre che fu ambientata a Brescello nel 1952, che riportò un clamoroso successo – vide Hill interpretare Don Camillo, mentre nei panni di Peppone recitò l’irlandese Colin Blakely.


Nella piazza gonzaghesca del paese, l’attore – arrivato in camicia, pantaloni in jeans, stivali Camperos e cappellino color militare – ha ricevuto dal sindaco Giuseppe Baruffaldi l’attestato di cittadino onorario di Pomponesco e si è concesso a foto ed autografi davanti ai tanti fans, alcuni dei quali ebbero il piacere di condividere con lui quei giorni.

La pellicola, pur ambientata in terra mantovana, si è caratterizzata per tanti “ingredienti” reggiani: come ricorda uno storico articolo della Gazzetta di Reggio dell’epoca, firmato da Umberto Bonafini, il produttore Lucio Bompani scelse come aiuto regista l’artista borettese Marco Cagnolati, che dal paese rivierasco reclutò una quindicina di comparse e altre dai comuni limitrofi, che provarono l’ebbrezza di vivere l’atmosfera frizzante di un set cinematografico.

Nel film recitarono inoltre alcuni noti calciatori di quei tempi (Pruzzo, Spinosi, Ancelotti e l’idolo di casa, Boninsegna), utilizzati nella scena della partita tra le due squadre del paese, gli Angeli e i Diavoli.

«Il clima era stupendo – ricorda Cagnolati – tanto che al termine delle riprese di solito si andava a ballare tutti insieme all’Inning di Santa Vittoria, si aggregavano spesso anche gli attori Andy Luotto e Frank Diogene. Un aneddoto divertente da ricordare è quello della scena della stazione: a Pomponesco non c’era, e dunque come location abbiamo “preso in prestito” la stazione di Brescello, dove sono avvenute le riprese necessarie per la chiusura del film».

A.V.

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