Auto a fuoco, caso segnalato all’Antimafia

Non ultimate le verifiche dei pompieri sull’incendio che ha distrutto a Reggiolo la Mercedes del legale della famiglia Iaquinta

Tiziano Soresina

reggio emilia. Vengono battute decisamente tutte le strade investigative sull’incendio che ha in pratica distrutto la macchina dell’avvocato reggiolese Pasquale Muto, da anni avvocato di fiducia della famiglia Iaquinta e in modo particolare dell’imprenditore edile Giuseppe Iaquinta e del figlio Vincenzo (ex calciatore di fama, campione del mondo nel 2006) che sta co-difendendo nel maxi processo Aemilia di’ndrangheta.


Proprio quest’ultimo aspetto giudiziario deve aver spinto gli inquirenti a segnalare la vicenda alla Dda di Bologna. L’inchiesta, al momento, rimane in mano agli investigatori reggiani, comunque ora ne è informata pure l’Antimafia in via preventiva. Se poi dovessero maturare riscontri tali che facciano inquadrare quel rogo notturno in un reato-spia (un’intimidazione? ) tipico della criminalità organizzata ai danni dell’avvocato Muto, allora la competenza dell’indagine passerebbe alla Dda e specificatamente alla pm Beatrice Ronchi che si occupa del versante mafioso reggiano.

La segnalazione all’Antimafia è anche “figlia” della massima attenzione con cui viene seguito il fatto dai carabinieri, per non lasciare nulla di intentato in attesa che venga sciolto il nodo-chiave, cioè quali siano le cause delle fiamme che hanno avvolto e reso un rottame inservibile la Mercedes Glc del legale (sui 40mila euro il valore di questa macchina). Un mistero che, quindi, ancora oscilla fra il corto circuito e l’atto doloso. Venerdì a Reggiolo, poco dopo le tre di mattina, è stato uno strano scoppio a far scoprire in via Irlanda cosa stava accadendo alla Mercedes parcheggiata nel cortile del condominio. Un vicino di casa, intorno alle 3. 20, ha avvertito velocemente l’avvocato Muto, chiamando in contemporanea i vigili del fuoco. Minuti frenetici, rapido l’intervento di spegnimento, ma la situazione era già troppo compromessa. Un incendio di quelle dimensioni non perdona.

Nella palazzina si entra normalmente dal cancello d’ingresso o da quello del passo carrabile da cui escono le macchine dei condomini: due accessi non invalicabili. Ma alla Mercedes parcheggiata nel cortile ci si poteva accedere dal retro del condominio, attraversando una striscia di prato per poi giungere alla recinzione, cioè una rete metallica da cui sporgersi verso l’auto non è certo un’impresa. L’eventuale presenza di telecamere di videosorveglianza in zona o qualche testimone possono essere molto d’aiuto a chi sta indagando per verificare se vi siano stati movimenti sospetti quella notte attorno al condominio di via Irlanda, nel nuovo quartiere residenziale.

Di quel rogo misterioso rimangono la carcassa dell’auto, qualche bruciatura nella parete esterna dell’edificio e nella basculante di un garage che si trova a ridosso proprio della macchina andata a fuoco. Da parte sua l’avvocato Muto non vede collegamenti con la sua attività professionale («Non ho nemici») e men che meno con il maxiprocesso Aemilia («Escludo qualsiasi episodio di natura criminale»), ritenendo del tutto fortuito quanto accaduto: «Ho letto che il rischio d’incendio sarebbe collegato ad infiltrazioni di umidità nei cablaggi elettrici». La relazione dei vigili del fuoco di Guastalla intervenuti, può essere decisiva per fugare ogni dubbio ed orientare l’inchiesta.

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