A fuoco l’auto del legale degli Iaquinta. Aperta un’inchiesta, il rogo è un mistero

Distrutta a Reggiolo la Mercedes dell’avvocato Pasquale Muto. Indagano i carabinieri, cause al vaglio dei pompieri

REGGIO EMILIA. A fuoco nella notte l’auto dell’avvocato reggiolese Pasquale Muto, noto per essere da tempo il legale della famiglia Iaquinta. Un rogo divampato in via Irlanda, nel nuovo quartiere residenziale di Reggiolo, e che al momento rimane un mistero, in quanto non è ancora chiaro se sia stato causato da un corto circuito o sia la conseguenza dell’azione dolosa di qualcuno. In attesa dell’esito degli accertamenti dei vigili del fuoco di Guastalla intervenuti, è stato aperto un fascicolo con il danneggiamento seguito da incendio come ipotesi di reato. Indagano i carabinieri, coordinati dal pm di turno Laura Galli.

Il fatto è accaduto intorno alle 3.30 di ieri nel cortile del residence dove abita l’avvocato Muto. Bruciata la sua macchina lì parcheggiata, una Mercedes Glc del valore di circa 40mila euro, coperta da assicurazione.


Il legale, che al maxiprocesso Aemila è il co-difensore di Giuseppe Iaquinta e del figlio Vincenzo (ex calciatore, campione del mondo 2006 in maglia azzurra) si dichiara «tranquillo» ed esclude nel modo più categorico che l’incendio della sua auto sia collegabile a qualche atto criminale.



«Sono stato svegliato da un vicino di casa che mi ha avvisato dell’auto in fiamme – dice il legale, ancora sotto shock per la vicenda – e la prima cosa di cui mi sono preoccupato è stato di sapere se mia moglie e i bambini stavano bene. Mi sono subito interessato anche dei miei vicini di casa perché vi sono famiglie con bambini».

La Mercedes Glc era parcheggiata sul retro del residence.

Nella palazzina si accede normalmente dal cancello d’ingresso e da quello del passo carrabile. Dietro il residence, invece, c’è una striscia di prato e una rete metallica divide la zona verde dal residence. I vigili del fuoco, subito dopo aver domato le fiamme, hanno provato a verificarne le cause pur davanti ad una situazione piuttosto compromessa.

Difficile infatti capire l’origine di un eventuale innesco, cioè individuare se è stato usato qualche liquido infiammabile e dunque di stabilire con certezza se si è trattato di un rogo doloso.

Il proprietario dell’auto è convinto che si sia trattato di un fatto accidentale. «Quando sono sceso in cortile – rimarca l’avvocato Muto – ho visto che le fiamme provenivano dalla parte anteriore. Secondo me, il fuoco è partito da dentro causato da un corto circuito».

Il legale, ieri mattina, si è recato subito nella caserma dei carabinieri di Reggiolo per depositare la denuncia (contro ignoti, a fini assicurativi) e rispondere alle domande del comandante su quanto accaduto. Coinvolti in questa delicata indagine anche i carabinieri di Novellara (intervenuti sul posto) e il nucleo operativo della compagnia di Guastalla.

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