Grimilde, pm Ronchi di nuovo all’attacco Chiede che si ricusi il presidente Ghini

La Corte d’appello di Bologna deciderà a metà settembre In marzo la toga aveva già chiesto al giudice di astenersi

Tiziano Soresina

reggio emilia. Ancora “scintille” fra il pubblico ministero (Beatrice Ronchi) e il giudice Giovanni Ghini che presiede il collegio giudicante nel procedimento Grimilde – con rito ordinario – legato all’operazione antimafia della Dda di Bologna, esplosa nel giugno 2019 e con Brescello nel mirino.


Partito nel dicembre scorso, il processo ha già visto nell’udienza di metà marzo la presa di posizione della pm antimafia che, con un’istanza, aveva sollecitato l’astensione del presidente Ghini. Una mossa che non aveva però scalfito la posizione del magistrato giudicante.

Ora, però, la toga della Dda ci riprova con una forma tecnico-giuridico diversa, cioè chiedendo la ricusazione del presidente Ghini, chiamando in causa per la decisione la Corte d’appello di Bologna che si pronuncerà a metà settembre.

In marzo la pm Ronchi aveva sollecitato l’astensione del presidente della Corte, facendo riferimento a questioni di incompatibilità in quanto il magistrato si è già espresso, con sentenza, su due vicende di ’ndrangheta (una del 2005 legata all’operazione Edilpiovra in cui non venne riconosciuta l’associazione mafiosa per i cinque imputati e l’altra del 2020 riferita ad Aemilia bis con le cinque assoluzioni dall’accusa di intestazioni fittizie), mettendo anche in discussione la decisione presa dal collegio giudicante l’8 febbraio, quando per competenza territoriale il procedimento è stato spezzato e due capi d’imputazione verranno discussi a Mantova e Bergamo.

Dopo una lunga camera di consiglio la Corte aveva respinto la sollecitazione all’astensione. «Il giudice che in un processo abbia affermato l’esistenza o l’inesistenza di un’associazione mafiosa, pronunciandosi debitamente sotto il profilo processuale – si domandava il presidente Ghini – in tutti i processi successivi, in cui si faccia questione di quella stessa associazione, deve astenersi per gravi motivi di convenienza, e si espone almeno a una (fondata) sollecitazione all’astensione, in un caso da parte delle difese, nell’altro da parte del pm? La domanda non è teorica neppure in rapporto alla più radicale alternativa esistenza/inesistenza, perché nella motivazione della sentenza Aemilia bis, collegio da me presieduto, si legge “benché il tribunale non dubiti minimamente che l’associazione mafiosa cui fanno riferimento le imputazioni sia esistita”. Pur non potendo attingere a una prassi consolidata – concludeva – devo azzardare una risposta negativa, se non altro perché quella positiva, eretta a principio, renderebbe impossibile l’organizzazione del lavoro in molti tribunali, compreso il nostro». Considerazioni che hanno retto sino in Cassazione. Ora la questione si ripropone con questa dichiarazione di ricusazione.

Quindi rimane teso il clima nel processo Grimilde, visto che anche nell’ultima udienza del 12 luglio la pm ha espresso in aula un giudizio negativo sulle «progressive riduzioni delle misure cautelari» a carico dell’imputato Gregorio Barberio che era agli arresti domiciliari, poi sostituiti con l’obbligo di firma di cui ora la difesa ha chiesto la revoca. «Barberio è un soggetto pericoloso» ha tuonato la pm Ronchi.

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