Green pass, nei bar prova superata: «Reggiani pronti e responsabili»

Soddisfatti i gestori dei locali in centro storico, ma non mancano le perplessità sulla richiesta dei documenti d’identità

REGGIO EMILIA. «Un cliente mi ha chiesto se serve il Green pass per utilizzare la toilette. Gli ho risposto di sì, ma solo se si siede». Nei bar e locali del centro stoico reggiano si cerca di prenderla così, fra ironia e necessità di adeguarsi alla nuova normativa, l’entrata in vigore della certificazione verde obbligatoria scattata ieri in tutta Italia.

Una prova che per la maggior parte degli esercenti sembra superata, soprattutto grazie alla collaborazione dei cittadini che hanno preso con filosofia e responsabilità l’obbligo di esibire il certificato e il proprio documento. Non sono però mancate le critiche, specialmente su quest’ultimo punto: la necessità di confermare la propria identità, pur nell’epoca dei social e dello sbandieramento delle vite private di tutti noi, ha creato più di qualche stortura di naso.


Qualche attività invece, per evitare di dover chiedere la certificazione verde, ha risolto il problema alla radice eliminando, per il momento, i posti all’interno del locale grazie alla complicità della bella stagione e alla disponibilità di distese esterne. Sta di fatto che, ieri mattina, praticamente ovunque si sono succedute le stesse scene. Chi ha voluto godere dei privilegi del fresco e dell’aria condizionata si è seduto, ha tirato fuori dalla tasca il cellulare o il foglio di carta con il Qr Code stampato e ha attesto pazientemente il controllo. Con un imbarazzo iniziale da parte di titolari e baristi che via via è andato sparendo, man mano che la novità diventava abitudine.

Com’è successo per Rosario Mauceri, il titolare, e la barista Annamaria Truja all’interno dell’Esagono Caffè di via Emilia San Pietro, un tempo conosciuto come Caffè Tostato. «Tutti i miei clienti si sono dimostrati pronti – commenta il gestore – e devo dire che si sono comportati bene. Sulla vetrata del locale ho appeso dei cartelli che avvisavano dell’entrata in vigore di questa nuova norma e chi non era in possesso della certificazione verde è rimasto fuori senza storie. Ma in generale erano tutti informati. Abbiamo scaricato l’applicazione consigliata dal ministero ed è senz’altro comoda, certo si tratta di un’ulteriore perdita di tempo».

Nettamente contraria, invece, la posizione del titolare sul dover esibire un documento di identità: «Io non li chiedo. Nessuno mi ha autorizzato e non sono nessuno per farlo, il mio lavoro non è quello delle forze dell’ordine. Io un documento a un barista non lo farei vedere». Al Caffè Europa di piazza Prampolini è invece andato in scena un continuo susseguirsi di Green pass e Qr Code: oltre duecento, nella mattinata di ieri, i clienti che si sono di volta in volta seduti nei tavolini interni al bar per fare colazione e prendere un caffè, tutti regolarmente “scannerizzati”.

«Devo dire che eravamo un po’ in apprensione – ammette Roberto Immovilli – perché come tutte le cose nuove ci vuole attenzione finché non le metti in pratica. Ma al di là della perdita di tempo per noi, che ogni volta dobbiamo controllare, le persone si sono dimostrate preparate e sono venute munite con il cartaceo o con lo smartphone. In molti casi siamo stati una sorta di palestra, in diversi ci hanno chiesto di controllare il funzionamento del loro Green pass: in qualche caso si è verificato un errore e il cliente è subito andato nella farmacia qui accanto per chiedere spiegazioni».

Qualche imbarazzo anche al Caffè Europa per la necessità di richiedere il documento di identità al fine di verificare che il Green pass appartenga veramente al cliente che lo sta esibendo. Ma, conclude Immovilli, «noi siamo fortunati perché molte persone le conosciamo da anni e a volte non serve nemmeno richiedere il documento». Chi applica alla lettera il nuovo provvedimento, ricevendo anche qualche malumore, è Veronica Gnoni. Che, assieme alla sorella gemella, gestisce il “Dolce amore cafeterìa” di via Toschi: «Ai clienti che si vogliono sedere chiedo carta di identità e Green pass, verifico se le informazioni combaciano e poi li faccio accomodare. Qualcuno ha brontolato un po’ ma noi non possiamo far altro che adeguarci alla legge. La maggior parte delle persone hanno comunque preferito restare al bancone, o perché non avevano scaricato la certificazione o perché non vaccinati, ma in generale la mattinata è andata via tranquilla».

A decidere di risolvere il problema alla radice sono il bar “Crema e cioccolato” di via Vittorio Veneto e il Pietranera di via Emilia San Pietro. «Al momento utilizziamo solo la distesa esterna – commenta Gaetano Ercole, titolare della prima attività – e speriamo che con l’arrivo dell’autunno siano tutti vaccinati e il Green pass non serva più».

Stessa scelta del Pietranera: «Per adesso – spiega Francesco Cavalletti – facciamo accomodare i clienti sono nei tavoli esterni al locale».