«Sono incinta di otto mesi ma per me niente vaccino»

La donna va all’appuntamento fissato a Fabbrico ma poi la rimandano a casa. L’Ausl: «Serve un certificato, lo dice la Regione». Lei: al mio medico non risulta

REGGIO EMILIA. «Nonostante la nostra Regione non lo vieti, due medici vaccinatori si sono rifiutati di farmi l’iniezione al centro vaccinale di Fabbrico dicendo che era pericoloso per me che sono in gravidanza». Il suo obiettivo era semplice: vaccinarsi. Ma questa mamma, una reggiana in attesa all’ottavo mese del secondo figlio, si è vista rifiutare il vaccino a un passo dall’inoculazione.

Questo perché, ci racconta, i due medici con i quali si è trovata ad avere a che fare, non si sarebbero voluti prendere il rischio «nonostante mi fossi prenotata, seguendo le indicazioni della mia ginecologa, che lavora al Policlinico di Modena, e nonostante avessi mandato in avanscoperta anche mio marito, che aveva avvertito che avevo una gravidanza ma nulla mi era stato chiesto in premessa. Solo un accenno al certificato della mia ginecologa, che non sarebbe però stato necessario, come ribadito poi proprio dalla mia specialista. Così mi sono recata al centro vaccinale, dal quale mi hanno poi rimandata a casa. Devo dire che mi sono trovata spiazzata, ero molto serena sulla procedura».

La donna, adesso, chiede delle spiegazioni: «Dov’è scritto che si possono rifiutare? La gravidanza non è una patologia. La mia ginecologa mi ha consigliato di fare il vaccino, ho seguito tutte le sue indicazioni. Se per le gravide il vaccino deve essere fatto in strutture ospedaliere, scrivetelo. Se non è consigliato, scrivetelo. Se i medici si possono rifiutare, scrivetelo. Arrivare al centro vaccinale e scoprire questa cosa non mi è parso corretto, dato che anche in farmacia mi hanno dato tranquillamente l’appuntamento, ho compilato online tutti i moduli e ho segnalato la gravidanza».

La risposta sulla vicenda di Fabbrico viene dall’Ausl di Reggio che, dopo una verifica, parla di mancata presentazione del certificato della ginecologa da parte della donna. Senza, i medici presenti – che si sono dimostrati zelanti – secondo l’Ausl di Reggio non potevano inoculare il vaccino, «come previsto dalle indicazioni della Regione Emilia-Romagna».

Proprio qui sta però il rimpallo tra le parti. Per l’Istituto superiore di Sanità la preoccupazione di sottoporsi a una vaccinazione in gravidanza e allattamento, «in assenza di dati di sicurezza ed efficacia dei vaccini Covid-19 per queste popolazioni, è oggetto di dibattito a livello nazionale e internazionale. Le indicazioni dei diversi Paesi prevedono l’offerta vaccinale, subordinata a una valutazione individuale del profilo rischio/beneficio, facilitata da un colloquio informativo con i professionisti sanitari».

Nelle linee guida non sembra esserci una richiesta espressa di certificazione da parte del ginecologo, ma per l’Ausl vale l’indicazione della Regione in merito.

«Io mi sono informata e la mia stessa ginecologa mi ha detto che non è previsto quel certificato e per questo non me lo ha rilasciato. I medici a Fabbrico mi hanno solo detto che è rischiosa e quindi non mi hanno voluta vaccinare. Capisco nel primo trimestre ma non all’ottavo. Io ho deciso di vaccinarmi per non vivere ghettizzata. Mi hanno detto di ripassare ma non è come andare a fare la spesa. Se ci sono obblighi bisogna saperlo e i medici vaccinatori devono fare ciò per cui sono lì». —

E.L.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA