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Il Green pass preoccupa i ristoratori reggiani: «Non siamo vigili»

Federico Riccò, Bottega 39, tra dubbi e delusione:  «Abbiamo già dimostrato di poterne fare a meno»

REGGIO EMILIA. «Non siamo contenti, per niente. E come potremmo?». Federico Riccò, titolare della Bottega 39, in piazza 24 Maggio, e una delle anime dei Ristoratori Reggiani, fa un sospiro prima di raccontarci come si immagina il nuovo capitolo che si aprirà venerdì, quando il Green Pass diventerà obbligatorio per qualunque consumazione al tavolo al chiuso.

«Siamo delusi perché avevamo chiesto di non applicare la normativa sul Green Pass alla ristorazione – racconta riferendosi alle campagne che nelle ultime settimane hanno attraversato tutta Italia, dal nord al sud – Il motivo è semplice: avevamo già dimostrato, dopo il primo lockdown, che le nostre procedure erano sicure, e che se ben applicate garantiscono livelli di sicurezza ben maggiore rispetto ad altri contesti».


E invece da venerdì i ristoratori non dovranno più pensare solo a svolgere bene il proprio lavoro, prendere prenotazioni e servire i clienti: dovranno anche chiedere di mostrare la certificazione verde, controllandola. «Questo – assicura Riccò – creerà non pochi problemi. Da una parte non sappiamo come i clienti reagiranno a questa nuova norma: potrebbe essere che qualcuno semplicemente decida di non frequentare più i locali al chiuso, con una ricaduta economica per noi. E io non parlo tanto per me, dato che dispongo di un’ampia distesa, ma penso a chi non ha la possibilità di sfruttare lo spazio esterno. La norma in città come Firenze, Milano, Venezia, ad esempio. E dopo due anni come quelli che abbiamo alle spalle, si poteva evitare».

Le preoccupazioni non finiscono qui. «Ci dovremo trasformare da ristoratori in vigili? Questa cosa mi lascia perplesso, e come me lo sono gli altri ristoratori. Come abbiamo sempre fatto rispetteremo le regole e faremo quello che ci è richiesto, ma come? Ci sono applicazioni che permettono di leggere il QR code e controllare che il cliente abbia il Green Pass. Ma come so se effettivamente il QR code che mi ha mostrato è il suo e non quello di un altro? Poi, appena hanno fatto la legge, sono comparsi i Green Pass falsi acquistabili online...».

Anche Confcommercio Reggio Emilia è scettica: «Che i pubblici esercizi debbano assumersi gli oneri dei controlli e le conseguenze che ne conseguono (come multe salate o chiusura dell’esercizio) è concettualmente sbagliato. Stiamo incessantemente lavorando perché si prendano decisioni più consone alle esigenze del settore ed è nostro auspicio che in questo senso si corregga il provvedimento», dichiara Davide Massarini, presidente Confcommercio Reggio Emilia.

Non è difficile immaginare che qualcuno possa cercare di fare il “furbetto”, e magari ci sarà anche chi se la prenderà con il ristoratore. «Speriamo di no – commenta Riccò – speriamo che i clienti capiscano che questo è un fardello che ci hanno scaricato sul groppone. Però è evidente che siamo un po’ preoccupati. Mettiamo di avere una prenotazione per un tavolo da nove, in otto mostrano il Green Pass mentre il nono non ce l’ha, l’ha lasciato a casa o magari ha il cellulare scarico e non riesce a farci vedere il QR code. Lo dobbiamo mandare via. E se si alzano tutti e se ne vanno? E se gli animi si scaldano? Ovviamente confidiamo che i nostri clienti capiscano la situazione».

I ristoratori, dal canto loro, avranno bisogno di almeno qualche giorno per prendere le misure con questo nuovo contesto: «Dovremo capire se ci sarà bisogno di aumentare il personale, dedicandone una parte al controllo delle certificazioni. Sicuramente all’inizio potrebbero esserci ritardi sul servizio e complicazioni: penso alle “ore di punta” del weekend, quando ci troviamo anche con 40-50 persone da servire contemporaneamente. Non so – riflette Riccò – siamo straniti perché ci viene chiesto di fare cose che non sono di nostra competenza e che mai avremmo pensato di dover fare. Dobbiamo capire cosa succederà, adesso è tutto possibile. A Reggio saremo aiutati dal fatto che in agosto la città si svuota, quindi ci saranno ritmi più rilassati, ma in Puglia ad esempio? Nelle località turistiche? Sono decisioni che colpiscono la nostra categoria e riguardano tutti i ristoratori». —

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