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Trattori schierati a favore della diga, a ottobre andranno davanti alla Regione

Una sorta di gemellaggio tra agricoltori reggiani e parmensi. Atteso l’esito dell’analisi dell’acqua irrigua pompata dal Po 

VENTASSO. Il “fronte della diga” sale in montagna per ribadire la necessità di costruire un grande invaso sull’Enza. Ieri Lino Franzini, presidente del Comitato promotore della diga di Vetto e portavoce dei Consorzi irrigui privati reggiani e parmensi, e Umberto Beltrami, presidente del consorzio Bibbiano la Culla – due dei “dighisti duri e puri” che mirano a vedere realizzata la diga da 100 milioni di metri cubi prevista dal progetto Marcello nato una quarantina di anni fa e poi abbandonato – hanno riunito al ristorante La Mandriola di Ramiseto diversi agricoltori dell’Appennino reggiano e parmense, oltre ad alcuni agricoltori provenienti dalla media Val d’Enza, per sostenere la necessità di realizzare un invaso di grandi dimensioni e non il bacino al quale punta l’Autorità distrettuale del Po, da una trentina di milioni di metri cubi. È stata l’occasione per promuovere un protocollo d’intesa tra i paesi montani e i rappresentanti dei Consorzi irrigui privati reggiani e parmensi della Val d’Enza per la ripresa dei lavori della diga di Vetto dell’ingegner Marcello.

Erano presenti undici trattori di altrettante aziende agricole reggiane e parmensi, in gran parte della montagna. Sui trattori, parcheggiati accanto al ristorante, erano esposti i cartelli pro-diga.


È stato una sorta di gemellaggio tra coloro che chiedono la ripresa dei lavori della diga di Vetto, esigenza negli ultimi tempi accentuata dalla siccità, problema che sta molto a cuore agli agricoltori.

«L’unione fa la forza e gli agricoltori della pedecollina sono venuti a Ramiseto con i trattori per far comprendere la necessità della diga di Vetto – afferma Lino Franzini –. Gli imprenditori montani sostengono la diga per avere un futuro su queste terre: lavoro, turismo, sport, nuova viabilità, ripopolamento dei paesi montani della Val d’Enza, energia pulita, eccetera. Non ho più fiducia nella politica – prosegue Franzini –. Siamo al paradosso: anche un bimbo delle elementari comprenderebbe che i lavori della diga di Vetto vanno ripresi; lo impongono le necessità idropotabili, irrigue, energetiche e i cambiamenti climatici. Continuare a buttare a mare le acque limpide di montagna dell’Enza per usare quelle del Po, pompate verso monte, a mio avviso dimostra che la politica emiliana va come i gamberi: alla rovescia».

La manifestazione di ieri precede quella che si terrà il 16 agosto prossimo al “taglione” della diga: come l’anno scorso, i sostenitori dell’invaso si troveranno nei pressi dello “zoccolo” della diga, costruito tra il 1988 e il 1989, prima dell’accantonamento del progetto Marcello.

Se la situzione non si sbloccherà, la protesta dei dighisti prevede una ulteriore tappa: quella prevista per l’ottobre prossimo, quando i trattori saranno portati a Bologna davanti alla sede della Regione.

Nel frattempo, i dighisti hanno mantenuto la promessa di far analizzare le acque pompate dal Po a scopi irrigui, delle quali contestano la presenza di microplastiche nocive per la salute. I dighisti attendono l’esito delle analisi. —

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