Ora è guerra totale tra Usi civici e Comune Marchiò: «Commissariamento illegittimo»

L’avvocato Rovali annuncia denunce e ricorsi. Dal Comune solo una breve replica: «I soldi pubblici non vanno ai privati»

villa minozzo. È guerra totale tra gli Usi civici di Febbio e il Comune di Villa Minozzo dopo il commissariamento dell’ente che ha la finalità di tutelare gli interessi collettivi (un centinaio di residenti della frazione, governati da un consiglio formato da 5 persone), stabilito il 21 luglio scorso con decreto del presidente dell’Unione dei Comuni della montagna.

«Un provvedimento – tuona Rino Marchiò, presidente dell’Asbuc (Amministrazione separata dei beni di uso civico) di Febbio, ex imprenditore del settore turistico-alberghiero a Novellara – del tutto illegittimo, visto che gli Usi civici sono un ente con personalità giuridica e autonomia decisionale, e l’unico obbligo che resta in capo al Comune è quello di convocare ogni quatto anni le elezioni del nuovo cda. Il fatto è – continua Marchiò – che il Comune vuole mettere becco in questioni che non possono e non devono riguardarlo». Contro il commissariamento dell’Asbuc, l’avvocato dell’ente, Italo Rovali, ha già pronte le munizioni: «L’Unione dei Comuni – scandisce – non è certo l’organismo competente per poter commissariare gli Usi civici. Semplicemente, è stato commesso un abuso di potere, e ho già pronta la querela che Marchiò presenterà ai carabinieri la prossima settimana. Parallelamente, ricorreremo per via amministrativa rivolgendoci al Tar o al presidente della Repubblica».


Una guerra di carte bollate che rischia di essere solo all’esordio. Perché i contrasti tra gli Usi civici e il municipio, da un anno retto dal sindaco Elio Ivo Sassi, spaziano dalla proprietà della seggiovia all’uso dei pascoli, fino ai diritti sul campeggio ai piedi dell’impianto di risalita, realizzato – secondo gli Usi civici – per metà su terreno dell’Asbuc e il rimanente su terreno del Comune.

«A noi – fa presente l’avvocato – interessa la nostra parte. Il Comune ha costruito un camping e lo ha dato in gestione su una porzione di territorio che non gli appartiene, violando oltretutto la destinazione d’uso, che è a bosco. Quindi ha commesso un abuso edilizio. Più volte abbiamo chiesto di sanare questa situazione, ma ci hanno sempre risposto picche. Per questo, nel 2019 abbiamo depositato una querela dalla quale è stato avviato un procedimento penale ancora pendente».

Ecco un momento importante nella lite infinita tra Usi civici e Comune. Dal 2019, contrasti sempre più intensi che hanno raggiunto l’apice lo scorso novembre. «Quando – dice Marchiò – il Comune, con una delibera, si è intestato la proprietà della seggiovia Fortino Mardonde, anche in questo caso in modo secondo noi del tutto illegittimo».

Una storia complicata, quella della seggiovia. Viene comprata all’asta nel 2014 dagli Usi civici di Febbio, già presieduti da Marchiò, a seguito del fallimento della società che precedentemente gestiva l’impianto, la “Alto Crinale”. Unico offerente è il comitato di Febbio, che la acquisisce per 140mila euro, spese comprese. «Riuscimmo vendendo una parte degli altri beni – racconta Marchiò – e autotassandoci in nove delle tante persone che componevano l’organismo». I nove del comitato sborsarono 5mila euro a testa per raggiungere la cifra.

«Gli Usi civici – sottolinea l’avvocato Rovali – comprarono ferro vecchio e ne hanno fatto, con grandi sforzi, ciò che è ora». Ma c’è un però: l’acquisizione della Fortino-Mardonde prevedeva delle limitazione al diritto di proprietà, in particolare l’obbligo di subentro con trasferimento automatico dell’impianto in capo al Comune di Villa Minozzo al termine del periodo di ammortamenti di un mutuo ventennale. La data era il 2025, ma il Comune ha estinto anticipatamente il mutuo e in novembre, appunto con una delibera, ha ascritto la seggiovia al patrimonio pubblico.

Chi ha ragione, a questo punto, e chi torto? «Il fallimento della Alto Crinale – è convinto Marchiò – ha trascinato con sé ogni e qualsiasi accordo». Fatto sta che la gestione dell’impianto viene data dagli Usi civici alla srl La Contessa, che dopo un periodo burrascoso l’anno scorso ha minacciato di rescindere il contratto. Poi le acque si sono calmate e la gestione è tutt’ora sua. Ancora più netto il legale di Asbuc, che si scaglia contro una successiva delibera del 6 marzo scorso – condita da diffida al sindaco e alla giunta a dare esecuzione all’atto – con la quale il Comune riaffida la gestione dell’impianto fino al 2026 alla Contessa e stabilisce inoltre la quota di compartecipazione del Comune ai lavori, appena terminati, di revisione dell’impianto dal costo complessivo di 480mila euro: 50mila verranno dal Comune, 336mila sono stati stanziati dalla Regione e 94mila sono fondi della Contessa. Per li legale, che anche in questo caso minaccia azioni legali,«si tratta di un abuso di ufficio e di interferenze illecite».

Su tutto questo – carte bollate, opposizioni, repliche al vetriolo – dal Comune di Villa Minozzo arriva solo una breve considerazione: «Gli Usi civici ritengono di essere un’azienda privata, ma è concepibile che finanziamenti pubblici per centinaia di migliaia di euro vadano a una manciata di soggetti privati?». —

Cristina Orsini

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