Casalgrande Padana, sciopera il 90%

Operai e sindacati in presidio per il rinnovo del contratto aziendale: «Ci aspettiamo l’immediata riapertura delle trattative»

CASALGRANDE. Un centinaio di persone fra decine di bandiere, caldo e la speranza della ripresa delle trattative. Ha visto un’adesione elevata il primo giro di sciopero unito al presidio mattutino dei dipendenti di Casalgrande Padana, indetto ieri dalla rappresentanza sindacale interna (Rsu) assieme a Filctem Cgil e Femca Cisl dopo l’interruzione delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto nel dicembre 2020, di una delle realtà più solide e più note del settore ceramico.

Un’interruzione avvenuta il 22 luglio scorso, dopo contrasti sia sul fronte economico che su quello logistico-organizzativo. Entrambi gli interlocutori, proprietà e sindacati, attribuiscono fondamentalmente alla controparte l’abbandono del tavolo. Le maestranze, assieme a Filctem e Femca, hanno deciso quindi di indire un pacchetto di sedici ore di sciopero, le prime otto sono quelle effettuate ieri assieme al presidio: dalle 8. 30 alle 13 un centinaio di donne e uomini impiegate nella ceramica si sono ritrovate davanti al grande parcheggio del magazzino A della fabbrica, a lato della rotonda sulla Pedemontana, sistemando bandiere con le sigle sindacali sui guardrail e sugli spazi esterni. Fra i reparti produttivi, linee di realizzazione, smalteria e magazzino, l’adesione alla protesta ha superato il 90%. «Anche la partecipazione al presidio è stata molto buona, considerato il periodo dell’anno e le temperature così elevate. Nonostante il caldo, un centinaio di lavoratori sono passati qui davanti per mostrare la loro vicinanza al presidio», raccontano i sindacati. La protesta ha generato parecchia attenzione in zona, sia per la visibilità (era impossibile transitare per la sempre trafficata Pedemontana senza notare le bandiere e i gruppi di manifestanti) sia perché si parla di delle eccellenze del comparto ceramico, con seicento dipendenti in sei stabilimenti, rapporti internazionali e una consolidata fama di azienda attenta alle esigenze degli operai.


La rottura della trattativa ha fatto rumore «anche alla luce dei dati di settore che stanno registrando nel primo trimestre 2021 un incremento del fatturato pari al 7% rispetto al primo trimestre del 2019», sottolineano Cgil e Cisl. E ora? «La Rsu e i lavoratori auspicano un’immediata riapertura del tavolo da parte dell’azienda che dia risposte positive alle rivendicazioni dei lavoratori per un contratto innovativo e di qualità, premiando concretamente l’impegno e la disponibilità che i lavoratori dimostrano da sempre», è la speranza. Molto lontana è apparsa la posizione di Franco Manfredini, storico presidente di Casalgrande Padana, che aveva definito gli annunciati scioperi come una scelta «incomprensibile e ingiustificata rispetto alle disponibilità messe sul tavolo anche in questa occasione dall’azienda, partendo da condizioni sensibilmente superiori alla media del settore». –

Adriano Arati

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