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Strage, nel processo i fatti della Mucciatella

Un'immagine recente dell'albergo la Mucciatella della famiglia di Paolo Bellini

Reggio Emilia, l'albergo di famiglia della Primula Nera venne perquisito subito dopo l’attentato

Reggio Emilia, «È un fatto che io appresi dopo, ma non le so dire quanto tempo dopo. Si apprese molto tempo dopo». I segreti della Mucciatella entrano nel processo mandanti. Così Giorgio Floridia, giudice istruttore a Bologna nell’ambito della prima inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980, ha risposto alla domanda del procuratore generale, Umberto Palma, relativa alla sua conoscenza o meno di una frequentazione fra Ugo Sisti, ex procuratore di Bologna e successivamente capo del Dap, e Aldo Bellini, padre di Paolo, ovvero la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale imputato per concorso nell’attentato che provocò 85 morti e oltre 200 feriti.

Paolo Bellini a Bologna


Una testimonianza che Floridia ha reso nell’ultima udienza del processo mandanti, ricostruendo il clima in cui si svilupparono le primissime indagini subito dopo l’attentato, quando di fatto già partirono i primi depistaggi per impedire di individuare i responsabili. Per il procuratore generale Palma, la Mucciatella è diventata «ormai una parola familiare in quest’aula». E l’ex moglie della Primula Nera, Maurizia Bonini, durante la deposizione nella precedente udienza (quando ha confermato il riconoscimento dell’ex marito nel video girato in Super8 la mattina del 2 agosto, confermando quindi una delle prove principali dell’accusa), davanti alla Corte d’Assise ha affermato di aver visto e di aver servito al tavolo Sisti almeno due o tre volte alla Mucciatella anche prima della strage, sempre in compagnia di Aldo Bellini.

Di qui la domanda al teste Floridia, se fosse a conoscenza o meno del fatto che «il dottor Sisti la sera del 3 agosto andò a dormire alla Mucciatella presso un esercizio di un certo Aldo Bellini». L’argomento verrà affrontato anche nell’udienza di mercoledì 28 lulgio del processo, quando si parlerà dei rapporti economici fra Aldo e Bellini e la sorella di Sisti nell’ambito di un’operazione di compravendita avvenuta ad Ancona. Nella lista dei testi, inoltre, nell’udienza odierna è stato citato anche Salvatore Bocchino, all’epoca maresciallo della polizia di Stato in forza all’Ugicos di Reggio, che stilò la relazione sulla presenza di Sisti in albergo, scoperta casualmente durante una perquisizione.

L’albergo della Mucciatella – in passato uno dei luoghi maggiormente frequentati dai reggiani – venne gestito a lungo dai genitori della Primula Nera, impegnati in quegli anni anche in una serie di operazioni immobiliari. «Dall’esame di dette trascrizioni non sono emersi elementi utili alle indagini in trattazione», si legge in un foglio riservato datato 4 ottobre 1983, allegato fra le carte della prima inchiesta sulla strage al pari della relazione della perquisizione del 4 agosto 1980, due giorni dopo l’attentato, nella quale Sisti venne sorpreso in hotel insieme ad Aldo Bellini. All’epoca Paolo Bellini era latitante con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva.

«Il dr. Sisti si congratulò per il modo in cui veniva effettuata la perquisizione, elogiando nel contempo le forze di polizia – scrisse il maresciallo Salvatore Bocchino in una nota inviata all’Ugicos, Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali – e poiché dall’atrio dell’albergo ci eravamo portati fuori, senza che io chiedessi nulla, mi disse che la sera prima stava rientrando a Bologna e che essendo tardi era stato invitato da un avvocato di Reggio Emilia, di cui adesso non ricordo il nome, a fermarsi a Reggio Emilia a prendere un po’ di fresco e si erano fermati alla Mucciatella».

Una permanenza che costò all’ex procuratore, poi diventato capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), un processo per favoreggiamento nei confronti di Bellini-Da Silva dal quale fu assolto non senza scalpore fra Reggio e Firenze. Episodi di una carriera – quella di Sisti – particolarmente controversa, entrata anche in una memoria depositata dai difensori dei familiari delle vittime della strage nell’ultimo processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini, condannato a gennaio in primo grado per concorso all’attentato. Nella documentazione erano inclusi anche l’audizione dell’ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna, alla commissione antiterrorismo il 21 ottobre 2010, durante la quale sono stati affrontati i legami fra la Primula nera e lo stesso Sisti; i provvedimenti con cui il Dap dispose i trasferimenti al carcere di Novara dei detenuti Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, esponenti del terrorismo nero uccisi dietro le sbarre con l’accusa di essere delatori da Pier Luigi Concutelli, uno dei capi di Ordine Nuovo (il 13 aprile 1981 viene ucciso Buzzi, inquisito per piazza della Loggia; il 10 agosto 1982 viene strangolato Palladino, arrestato proprio per la strage di Bologna); i provvedimenti con cui sempre il Dap autorizzò più volte nel carcere di Ascoli Piceno l’ingresso di Giuseppe Belmonte e Adalberto Titta: il primo agente del Sismi protagonista di azioni di depistaggio sulla strage in stazione; il secondo capo della struttura segreta “Anello”, che andò a trattare la liberazione dell’ex assessore campano Ciro Cirillo, rapito dalle Br, con il camorrista Raffaele Cutolo.

Di Sisti parlò nel 1999 anche lo stesso Paolo Bellini, quando ammise che il padre Aldo gli organizzò un incontro con l’ex procuratore di Bologna per farlo entrare nei servizi segreti. «L’incontro doveva essere fatto fra me, mio padre, mio fratello e il dottor Ugo Sisti – disse la Primula Nera – Non ci sono andato perché io nella trappola dei servizi segreti non ci sono mai caduto. Ma lì ho rotto i rapporti con la mia famiglia».