Rifiuti, topi e bombole del gas nel borgo ostaggio degli abusivi

Un appartamento è occupato illecitamente. Il proprietario: «È un allarme igienico sanitario» 

REGGIO EMILIA. Cumuli di immondizia, tra i quali girovagano grossi topi, e vecchi mobili gettati alla rinfusa nel cortile a ridosso dell’abitazione dove, a seguito dell’interruzione del servizio di erogazione del gas, ora sono in funzione per alimentare i fornelli grosse bombole della cui sicurezza molti dubitano, vista la situazione.

È lo scenario in cui sono costretti a vivere, gioco forza, da qualche tempo i residenti di una borgata prospiciente la via Emilia a Villa Cadé, in quel tratto denominata via Giordano Bruno.


In una delle abitazioni, occupata da novembre da una nuova affittuaria, la situazione è andata degenerando negli ultimi mesi.

Una situazione che sta allarmando i residenti degli altri appartamenti che, a riguardo, un mese fa hanno allertato il proprietario dell’abitazione, il 79enne reggiano Silvano Dallari, ora assediata da una vera e propria discarica a cielo aperto. Dallari, che era del tutto all’oscuro di quanto stava accadendo, è pure ricorso in due occasioni alla polizia e ha sporto, qualche giorno fa, una denuncia.

Nella sua casa, infatti, almeno da giugno scorso, vivono persone a lui sconosciute, cittadini di origine marocchina, che hanno riferito di pagare l’affitto alla donna alla quale Dallari aveva concesso in locazione l’appartamento.

Un caso di subaffitto irregolare, dunque, che, per di più, ha dato luogo a una situazione di estremo degrado e insalubrità dei luoghi, oltre al possibile pericolo indotto dalla presenza dalla presenza di diverse bombole di gas.

«Avevo affittato l’appartamento (un’unità immobiliare posto al piano terra, composto da ingresso-cucina, sala da pranzo-soggiorno e bagno ammobiliato, ndr) con regolare contratto sottoscritto da me e dalla nuova inquilina in data 12 novembre 2020 – spiega Dallari –. Il 22 giugno sono stato chiamato dai vicini che mi avvisavano di vedere nell’appartamento diverse persone. Mi è parso subito strano perché all’interno della casa, come da contratto, avrebbe dovuto abitare solo la locataria. Così mi sono recato sul posto il giorno dopo».

Di qui l’amara scoperta e la a dir poco surreale situazione.

«Quelle persone sono state molte aggressive nei miei confronti – racconta ancora Dallari sgranando i suoi occhi azzurri –. Per questo ho chiamato subito la polizia. Gli agenti hanno constatato la situazione procedendo alla loro identificazione. In quell’occasione davanti a me e alla polizia gli stessi hanno assicurato che avrebbero liberato il mio appartamento entro un mese, il 23 luglio».

Un accordo che, purtroppo, non è stato rispettato, aumentando la preoccupazione dei residenti del piccolo borgo, oltre che dello stesso Dallari. Il 23 luglio, infatti, il 79enne è tornato in via Bruno constatando che l’appartamento non era stato affatto liberato. Sul posto, di nuovo, anche la polizia. «Ci hanno detto che non avevano alcuna intenzione di andarsene, e, anzi, ho visto che avevano pure installato un condizionatore d’aria», dice sbigottito l’anziano.

«Si tratta di una situazione di vero allarme igienico-sanitario – prosegue preoccupato – Se mai una delle bombole presenti dovesse esplodere? Potrebbero esserci danni a persone e cose di grande entità. La mia assicurazione mi ha già detto che in tale situazione non coprirà alcun evento, perché chi abita nell’appartamento non è in regola».

Dallari mostra sconsolato le carte, tra le quali il contratto di locazione e la denuncia, presentata alla polizia, il giorno stesso. Dall’affittuaria ha ricevuto l’affitto solo fino a febbraio, poi più nulla, se non un bonifico di poco inferiore a una mensilità qualche giorno prima di scoprire l’occupazione abusiva. «Ma i soldi sono il problema minore – sottolinea –. Mi preme di più sanare la situazione di pericolo e igienico sanitaria». —

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