Da Reggio a Voghera per portare un fiore al senzatetto ucciso dal politico leghista

Claudio Grassi, ex senatore di Rifondazione Comunista: «Gesto dettato dalla pietà umana ma anche atto politico» 

REGGIO EMILIA. Da Bibbiano a Voghera per portare un fiore a Youns el Boussettaoui, 39enne senzatetto ucciso martedì scorso nella cittadina piemontese con un colpo di pistola sparato dall’assessore della Lega Massimo Adriatici, che dopo essere finito ai domiciliari, ieri è stato trasferito in un luogo protetto dopo che l’indirizzo della sua abitazione è finito sui social.

L’ex senatore di Rifondazione Comunista Claudio Grassi che dopo essere stato fino al recente congresso il presidente di Sinistra Italia ora fa parte della Direzione nazionale del partito guidato da Nicola Fratoianni, giovedì scorso, senza dire nulla, nemmeno ai suoi compagni di partito, è partito in auto solo da Reggio per andare a Voghera e portare un fiore dove è stato ucciso Youns. «Un gesto dettato dalla pietà umana – spiega l’esponente di Sinistra Italiana – che poi si è trasformato in una testimonianza e in un atto politico. Quando ho sentito in alcuni servizi in televisione che sul luogo dell’uccisione di Youns non c’era nemmeno un fiore sono partito perché stavamo parlando di una persona uccisa. Quando sono arrivato in realtà qualche fiore c’era, ma erano pochissimi». «Inizialmente – prosegue Grassi – sono rimasto amareggiato da quanto è accaduto, ma poi quando ho sentito dire da un leader politico nazionale che “tutto sommato si trattava di un balordo”, si è aggiunta d’impeto la rabbia perché si stava comunque parlando di una persona». A colpire o meglio sbalordire Claudio Grassi è stato anche il clima che ha trovato una volta arrivato a Voghera. «Il bar dove è stato ucciso – racconta – era aperto con le persone sedute tranquillamente ai tavoli come se non fosse successo nulla. Una volta deposto i fiori sono stato avvicinato da un gruppetto di ragazzi che mi hanno spiegato che Youns era una persona con dei problemi che viveva per strada e che magari aveva infastidito qualcuno, come può darsi abbia fatto con l’assessore (in realtà un video ritrae Youns mentre dà un pugno ad Adriatici, ndr), ma questo non giustifica che possa essere ucciso. E poi mi pare sia spuntato un testimone che racconta come i fatti siano andati in maniera diversa dalla versione dell’assessore».


«Sono convinto – afferma Grassi tornando alla sua decisione di portare un fiore all’uomo ucciso – che in un Paese dove accadono cose di questo genere se qualcuno reagisce anche con un piccolo gesto forse si può cambiare qualcosa». Poi, mentre racconta il suo viaggio a Voghera, Grassi che anche in pensione continua far attività politica e aggiunge: «Questi fatti così come i licenziamenti via mail di tanti lavoratori che si stanno susseguendo in questi giorni, ci dicono come siano sempre più necessari una sinistra e qualcuno che si batta per i diritti dei più deboli». Tornando infine all’uccisione di Youns el Boussettaoui, sottolinea: «C’è un’altra cosa che mi ha colpito e che giudico grave e cioè che questo assessore sia stato messo agli arresti domiciliari. Al di là dei fatti, che dovranno essere chiariti dagli inquirenti e dalla magistratura, è stata uccisa una persona. Gli arresti domiciliari mi sembrano una misura un po’ strana. Non siamo di fronte a un incidente stradale. Oggi (ieri ndr) ci sarà una manifestazione a Voghera per ricordare Youns, spero che ci sia molta più gente di quella che ho trovato in piazza giovedì scorso». —

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