Multa salata per Coopservice il Tar dà ragione all’Antitrust

Nel mirino del garante della concorrenza un cartello sui prezzi della vigilanza  I giudici bocciano il ricorso: le cinque società puntano ora al Consiglio di Stato 

REGGIO EMILIA. Il Tar boccia il ricorso di Coopservice e conferma la multa milionaria staccata alla coop reggiana dall’Antitrust. Parliamo di qualcosa come 3,5 milioni di euro, sanzione che fa parte di una più vasta procedura dell’autorità per la concorrenza che aveva contestato alle cinque principali società del settore della vigilanza di aver stabilito in accordo i prezzi. In pratica ci sarebbe stato un patto tra operatori che faceva venir meno il beneficio della concorrenza, mutando l’esito di dieci gare pubbliche per la fornitura di servizi di vigilanza. La maxi multa finale era stata fissata in 30 milioni di euro, suddivisa poi con importi diversi tra i cinque operatori del settore. Il ricorso presentato ai giudici amministrativi del Tar del Lazio non ha quindi offerto l’esito sperato dalle aziende colpite dalla sanzione. Il Tar ha infatti respinto i ricorsi che erano stati presentati anche da Sicuritalia (multata per 8,2 milioni), Italpol (multata con 7,2 milioni), Allsystem (la cui sanzione dell’Antitrust era di 5,4 milioni di euro) e Ivri (5,4 milioni). Probabile a questo punto un ulteriore ricorso davanti al Consiglio di Stato.

Come riassume il dispositivo del Tar, l’istruttoria dell’Antitrust partì nel 2018 in seguito ad alcune segnalazioni su procedure relative all’affidamento di servizi di vigilanza riguardanti la gara bandita dall’Azienda Regionale Centrale Acquisti, alla gara bandita da Trenord nel 2014 e alla gara bandita da Expo 2015 nel 2013, che proseguì venendo poi ampliato anche ad altre attività. L’accordo tra le società si sarebbe saldato tramite la partecipazione agli appalti sotto forma di raggruppamenti di imprese. Raggruppamenti, secondo le contestazioni, non funzionali alle sinergie bensì alla spartizione di quote e benefici di mercato. In pratica un classico cartello tra operatori delle stesso settore, che trovando un accordo erano in grado di gestire a proprio vantaggio le dinamiche concorrenziali puntando ad annullarle. Un’ipotesi finita nel procedimento dell’Antitrust, che ha fatto partire le multe dopo le quali le società hanno presentato ricorso al Tar. I giudici lo hanno però respinto perché, viene riportato ancora nel dispositivo, «l’Autorità ha analizzato le numerose prove che evidenziavano l’esistenza di condotte illecite poste in essere dalle parti e ha individuato il comune obiettivo che le univa». Per il Tar c’è un «ampio quadro probatorio raccolto» e «la circostanza che non tutte le parti del cartello abbiano partecipato alle procedure contestate, o in limitati casi vi abbiano preso parte in concorrenza, non scalfisce la ricostruzione unitaria dell’illecito antitrust». Con riferimento poi alla rassegna delle singole gare oggetto di contestazione, per il Tar «le censure non resistono alle argomentazioni riportate nel provvedimento impugnato». Quindi «il provvedimento impugnato evidenzia e dimostra in maniera puntuale e con un corredo probatorio adeguato la strategia collusiva posta in essere dalle imprese interessate dal procedimento in esame». Le difese da parte delle aziende «non appaiono sufficientemente attendibili e, comunque non in grado di sovvertire le valutazioni tecniche compiute dall'Autorità» ed è «corretta l’attività di quantificazione della sanzione». —


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