Vandalismi, risse, furti e violenza: le baby-gang infestano Reggio Emilia

Dieci gli arresti e 33 le denunce di ragazzini eseguiti dalla questura in soli nove mesi. L’ultimo episodio sabato: un 17enne aggredito da un branco di 14enni

REGGIO EMILIA. Dieci arrestati, 33 denunciati per vari reati (ricettazione, furti e taccheggi nei, risse, lesioni, minacce, possesso di stupefacenti) e una marea di misure di prevenzione, dai “Daspo Willy” ai dodici avvisi orali del questore.

Sono questi i numeri, in nove mesi, del progetto per combattere la devianza giovanile voluto dal questore Giuseppe Ferrari per porre un argine all’escalation di episodi di microcriminalità che vede come protagonisti i giovanissimi. Ragazzi dai 16 ai 18 anni, ma non mancano i 13-14enni così come i ventenni: questo l’identikit dei destinatari.


L’ultimo episodio sabato sera quando un 17enne, in via Filippo Re, in pieno centro storico, è stato aggredito e picchiato da un branco di 14-15enni solo per essersi rifiutato di dar loro una sigaretta.

A raccontare questi numeri impressionanti è Antonio Stavale, dirigente della Divisione anticrimine reggiana, che gestisce il progetto in sinergia con Volanti, Squadra mobile, polizia locale, carabinieri e polizia postale. Quest’ultima ha il compito fondamentale del monitoraggio dei social network.

«A dicembre-gennaio – spiega – dopo il video di Gani al Campo di Marte, tramite lo scandaglio dei social ci siamo resi conto che diversi gruppi di emuli si davano appuntamenti per filmare dei video di musica trap: in più di una occasione i poliziotti si sono presentati sul luogo del rende-vous, smorzando qualsiasi velleità».

La premessa è che per bande giovanili si intendono «quei gruppi di ragazzi che manifestano comportamenti antisociali: dal mancato rispetto delle regole Covid ai danneggiamenti sulle auto (commessi anche da minori di dieci anni), dagli atti vandalici (una cabina telefonica sradicata) al bullismo sui coetanei. Episodi che non necessariamente sfociano in un reato». E anche quando si arriva al penale il discrimine resta l’età. E, come hanno lamentato i negozianti del centro, i minori spesso si vantano della loro impunità. «Non potete farci niente», dicono ai cittadini, ma quando sono portati in questura i responsabili, sempre, abbassano le penne spaventati.

Gli strumenti giuridici per il contrasto esistono. Ad esempio il “Daspo Willy” menzionato in precedenza, che prevede il divieto di potersi recare nei locali dalle 19 alle 6 e adottato per i due protagonisti dell’ultima rissa in gelateria. È molto efficace, incide sulla quotidianità ed è simile a una “vera punizione”. Certo questi strumenti da soli non bastano.

Perciò la questura di Reggio Emilia ha voluto affrontare il fenomeno delle baby gang in modo organico e specifico, coinvolgendo altri attori come genitori, servizi sociali, insegnanti e presidi. Il progetto “devianza giovanile” è partito nell’autunno dell’anno scorso ed è scaturito dalla constatazione allarmante della giovanissima età dei coinvolti in fatti di cronaca: nel novembre 2020 nel parco del Popolo l’accoltellatore di tredici anni, nello stesso mese la maxi rissa in via Secchi e la sparatoria in piazza Martiri del 7 Luglio.

A partire da gennaio l’operazione “Bro” della Mobile, che ha smantellato una gang di rapinatori in erba, fino agli ultimi due episodi della scorsa settimana: la rissa davanti alla gelateria e il video trap con machete in via Monte San Michele.

«Due le fasi del progetto: prima il monitoraggio, poi il contrasto. Negli episodi più gravi la Mobile si occupa dei rilievi penali, di ciò che è avvenuto, mentre noi della Divisione agiamo su quello che potrebbe avvenire successivamente. Una volta acclarato il fatto cerchiamo di capire chi sono questi ragazzi, qual è il vissuto familiare, se hanno problemi scolastici (è l’aspetto ricorrente) o se sono conosciuti dai servizi. E si invitano i genitori qui da noi in questura».

Ma come reagiscono madri e padri? Spesso, prosegue Stavale, «sono collaborativi. La maggior parte degli adulti chiede aiuto perché non sanno cosa fare. Quando abbiamo genitori e figli insieme noi cerchiamo sempre di esaltare la figura genitoriale: la famiglia è e deve restare il punto di riferimento». Le reazioni dei ragazzi invece restano spesso indecifrabili. «Cerchiamo di far capire il disvalore sociale. Quando fai presente che hanno provocato un guaio annuiscono e basta».

Al genitore preoccupato per le uscite serali del figlio 15enne, che ha subito un tentativo di furto con destrezza, il dirigente infine consiglia di «denunciare, denunciare sempre e in ogni caso, anche fatti che potrebbero sembrare minimi».