Reggio Emilia, contagi in salita anche fra i giovanissimi. E ora si teme la quarta ondata

Altro picco di infetti, 73 in un giorno. Marchesi: «Sciagurati i festeggiamenti dopo l’Europeo»

REGGIO EMILIA. Il 17enne contagiato dal Covid ancora ricoverato in Terapia intensiva, i positivi quasi raddoppiati rispetto a martedì, un altro decesso a causa del virus e un numero di infetti fra i giovani e giovanissimi in rapida salita. È un quadro a tinte sempre più fosche quello che ritrae l’avanzamento della pandemia in provincia di Reggio Emilia. Al punto che, fra gli operatori sanitari e i vertici dell’Ausl, inizia già a circolare la parola da tutti più temuta: “quarta ondata”.

Partendo dalla notizia più allarmante, quella del ricovero dell’adolescente in Rianimazione, l’azienda sanitaria fa sapere che per fortuna le sue condizioni di salute sono in costante miglioramento. Ma che il quadro clinico ancora non permette il trasferimento del ragazzino reggiano verso un reparto di minore intensità. Il Covid ha avuto su di lui un impatto devastante, pur se il 17enne non ha mai sofferto in passato di gravi patologie e il suo fisico, prima del contagio, era in perfetta salute.


Allarmanti anche i numeri del contagio, aggiornati alle 12 di ieri. In appena 24 ore i tamponi positivi sono quasi raddoppiati, passando da 41 a 73 nuovi infetti registrati nel Reggiano, il numero più alto in tutta l’Emilia-Romagna. Per la maggior parte si tratta di malati con sintomi lievi o asintomatici, e quindi confinati in isolamento domiciliare, ma per due reggiani è stato necessario il ricovero in terapia non intensiva. Salgono anche i decessi, che arrivano a quota 1.307 dall’inizio della pandemia: a perdere la vita una donna di 101 anni residente in città. Sono infine 45.747 i guariti complessivo con almeno un tampone negativo su un totale di 47.366 contagiati in provincia dallo scorso anno.

Dati da allarme rosso sintomo, si teme sempre di più man mano che passano i giorni, dell’arrivo della quarta ondata. «Aspettiamo ancora qualche giorno – commenta fra lo speranzoso e il preoccupato la direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi – e vediamo se ci sarà una inversione di tendenza. Purtroppo quello che avevamo pronosticato si è tristemente avverato. Non ho partecipato ai caroselli per la vittoria della Nazionale agli Europei ma ho visto le foto e i video di quello che è successo sia a Reggio Emilia che nelle altre città. Alzarsi e urlare senza mascherina vuol dire diffondere potenzialmente il virus, gli assembramenti non sono mancati e adesso stiamo vedendo il rialzo dei contagi qui e in tutta Italia. Gli Europei giustamente non sono stati fatti lo scorso anno e forse non si sarebbero dovuti svolgere nemmeno in questo».

Agli sciagurati festeggiamenti e ai folli assembramenti senza mascherina si aggiunge un altro fenomeno: quello delle vacanze estive. «Ai contagiati post Europeo si sommano anche quelli che rientrano dall’estero, dalle ferie, dalla Romagna, dalla Grecia, da Malta – prosegue la dirigente –. Tutto questo ci porta a un bilancio ben peggiore rispetto all’anno passato, a luglio 2020 viaggiavamo su numeri bassissimi e avevamo vissuto un lungo periodo di totale quiescenza del virus. Eravamo reduci da un lockdown molto duro e la ripresa era stata graduale, mentre quest’anno la riapertura è stata rapida e gli stessi cittadini probabilmente sono meno spaventati. Ci si abitua a tutto col tempo e i risultati sono questi».

A cambiare rispetto allo scorso anno è anche l’anno di nascita dei nuovi positivi: sempre di più sono giovani, giovanissimi e adolescenti.

«L’età media attualmente è sui 26 anni – prosegue la Marchesi – e ci sono anche diversi minorenni. I focolai sono prevalentemente da festeggiamenti, da rientro dalle vacanze e familiari, perché poi i ragazzi spesso infettano tutta la famiglia». E se la giovane età dei malati porta ad avere pochi ricoverati («in ospedale la pressione ancora non è alta»), il peso della pandemia si ripercuote «sul tessuto sociale. Avere molte persone in isolamento e quarantena ha delle ricadute molto importanti, non dobbiamo dimenticarcelo».

Nel frattempo si è già rimessa in moto la macchina dell’emergenza. «Prima eravamo in folle – conclude la Marchesi – e ora abbiamo ripreso a viaggiare. Quindi Usca al lavoro sempre di più, moltissimi tamponi e intensa attività di tracciamento nonostante la reticenza a indicare i contatti stretti. Si preferisce non “rovinare” la vacanza a un amico piuttosto che impedire a una persona potenzialmente contagiosa di andare in giro».