Il colonnello Desideri «Abbiamo gli anticorpi»

Il comandante provinciale dei carabinieri parla di un fatto senza precedenti  «Non abbiamo nulla da nascondere e certamente chi sbaglia deve pagare» 

REGGIO EMILIA. Per il comandante provinciale Cristiano Desideri si tratta di un fatto senza precedenti: per la prima volta ha dovuto prendere atto della presenza di una “mela marcia”.

«Non abbiamo nulla da nascondere, chi sbaglia deve pagare – ha dichiarato il colonnello Cristiano Desideri comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia –. L’Arma reggiana da una parte ha dimostrato di avere gli anticorpi per individuare e procedere contro i carabinieri che commettono reati e dall’altra continua a dimostrare la dovuta attenzione sul territorio, come dimostra la caratura dei soggetti arrestati, peraltro con contatti con esponenti della criminalità organizzata ‘ndranghetistica».


Indagando su una frode assicurativa realizzata con la denuncia di furto simulato il Comando provinciale dell’Arma ha scoperto l’impensabile: il coinvolgimento dei propri uomini, con un appuntato accusato di corruzione e altri due, lateralmente, indagati per falsità ideologia commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici per aver attestato attività di servizio mai eseguite.

Quando l’indagine ha svelato l’infedeltà di un carabiniere, l’Arma reggiana ha comunque continuato a indagare in segretezza e con la stessa determinazione sul doppio filone: i calabresi e la pista interna.

Fin dall’inizio, quando sono emersi i primi elementi di sospetti – fa sapere il Comando di Reggio Emilia – gli inquirenti hanno esposto tutti gli elementi di prova e la Procura ha valutato che dovesse essere la stessa Arma ad andare avanti nello stanare gli infedeli: una scelta che ha confermato la fiducia nei confronti dell’istituzione.

Cosa accadrà ora ai tre carabinieri finiti nei guai?

Ricevuto l’avviso di garanzia (la comunicazione di essere indagati, a garanzia del diritto di difesa) lunedì scorso i militari coinvolti sono stati colpiti dalla misura interdittiva cautelare: sospensione di un anno per il presunto corrotto, nove mesi per l’appuntato del falso ideologico, nessun provvedimento di natura cautelare per il terzo militare accusato di falso, in servizio in altra provincia.

I primi due sono a casa, sospesi dal servizio e devono rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il Comando reggiano fa sapere per vie ufficiose che, dopo questo primo provvedimento di sospensione preso dal Gip in fase di indagine preliminare, rimane aperta l’eventualità di ulteriori misure amministrative e provvedimenti disciplinari, che l’Arma valuterà e potrà adottare in attesa che il procedimento penale faccia il suo corso.

Se la falsificazione delle attività può apparire al profano un gesto molto più lieve rispetto alla corruzione, fonti interne al Comando sottolineano che per un rappresentante delle forze dell’ordine mettere nero su bianco il falso è invece molto grave. Quando infatti un carabiniere esce in servizio ogni attività svolta (ad esempio controlli sui conducenti, verifiche sulle persone ai domiciliari e quant’altro) deve essere tracciata.Se queste attività vengono certificate come svolte, ma in realtà non lo sono, è un atto grave e punito dal codice penale poiché il pubblico ufficiale è tenuto a particolari doveri e a una trasparenza senza macchia. —

Am.P.

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