Due militari dichiaravano servizi non eseguiti

REGGIO EMILIA. Parallelamente all’inchiesta principale sono finiti nei guai altri due carabinieri di 41 e 39 anni. Da sottolineare che i due militari non c’entrano nulla con la vicenda del finto furto finalizzato alla truffa assicurativa e della corruzione. Tuttavia in questa storia quella caserma dei carabinieri, dove era in servizio il 53enne presunto corrotto, è finita giocoforza nel mirino dei colleghi del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia: e così altri due militari sono finiti nei guai. La loro colpa, secondo l’accusa, sarebbe di aver falsificato la compilazione delle attività di servizio: in pratica attestavano di aver eseguito, durante il loro turno, delle verifiche programmate e dichiarate ma di fatto non eseguite. Il reato a loro contestato è falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici. Si tratta dell’articolo 497 del Codice Penale: “Chiunque attesta falsamente in un atto pubblico fatti dei quali è destinato a provare la verità è punito con la reclusione fino a due anni”. Nei mesi e mesi di intercettazioni telefoniche che toccavano la caserma sarebbero emersi episodi circostanziati: tre quelli documentati a carico dei due e finiti nel filone principale d’inchiesta in modo collaterale. Il Gip Luca Ramponi, nel prendere i provvedimenti nei confronti dei principali indagati, ha stabilito una misura interdittiva anche nei confronti dell’appuntato 41enne, sospeso dal servizio per nove mesi. Nessuna conseguenza per il collega perché, anche se i due prestavano servizio in coppia, era uno a compilare i moduli. In ogni caso il 39enne è stato trasferito e non è più in servizio nella nostra provincia. —

Am.P.


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