Asp, i costi per il personale sono pari al 63% delle uscite

La presidente Martini «Futuro insostenibile, si intervenga su Irap e ristori Inps» Poi le rassicurazioni ai sindacati: «Non sono previsti tagli o rincari nelle rette»

Leonardo Grilli

reggio emilia. Ben oltre la metà delle uscite nel bilancio – in rosso – di Asp è determinato dai costi per il personale, mentre dopo la pandemia gli introiti per le rette continuano inesorabili a calare. Ma tagliare il numero dei dipendenti «non è pensabile», ridurre i servizi «neanche» e incrementare l’importo delle rette «non è previsto».


disavanzo in crescita

Come fare quindi per saldare una falla che rischia di allargarsi sempre di più, fino a far affondare tutto il sistema? Intervenendo «al più presto sull’Irap e sui ristori dell’Inps», una decisione che è in capo alla Regione. È una approfondita analisi della situazione – e un tentativo di portare delle soluzioni non peggiorative – quella fatta da Mariella Martini, presidente del Cda di “Asp Reggio Emilia Città delle persone” sui 714.554 euro di perdite registrate dall’ente pubblico lo scorso anno.

Una cifra enorme, coperta grazie al contributo del Comune, che aumenterà sempre più «se non si interviene velocemente», chiarisce subito Martini: «Qualcosa bisogna fare altrimenti si ripeteranno, aggravandosi situazioni di disavanzo che vanno sanate. Lo scorso anno il Comune è intervenuto generosamente (con 3.606.004 euro di contributi e corrispettivi di servizio, ndr) ma anche per l’amministrazione credo che costituisca un problema andare avanti progressivamente con disavanzi sempre più pesanti». Per capire l’esplosione di una crisi che aveva iniziato a far capolino anche prima del Covid bisogna però analizzare alcune voci del bilancio.

entrate e uscite

Dalla remunerazione dei servizi alla persona proviene il 79,19% dei ricavi, con questa proporzione: 67,03% servizi anziani, 8,6% servizi per minorenni e famiglie e 5,32% servizi per disabili. I restanti ricavi (4,71%) si riferiscono a rimborsi per attività sanitarie, alle sterilizzazioni degli ammortamenti, ai proventi da locazione del patrimonio immobiliare disponibile.

Di contro il 62,83% dei costi è determinato dai costi del personale (Irap compresa), il 12,8% dall’acquisto di servizi, seguono beni, utenze, ammortamenti e imposte. In questo assetto la gestione dei servizi alla persona ha sempre presentato uno squilibrio fra ricavi e costi, legato ad elementi strutturali.

squilibri

Anzitutto «rette e tariffe non sufficienti a remunerare il costo effettivo dei fattori produttivi – spiega la Martini – e anche gli adeguamenti effettuati negli anni hanno dato risposte solo parziali o intempestive al problema dell’incidenza dell’Irap per i gestori pubblici, al costo del lavoro pubblico, agli aumenti dei contratti collettivi di lavoro».

Allo stesso tempo il costo del lavoro è «inquadrato in una normativa che non prevede nessun ristoro da parte di Inps per maternità, malattie e assenze di ogni genere, mentre Asp paga due volte perché è doverosamente obbligata anche alle sostituzioni per garantire gli standard di servizio richiesti». Infine l’incidenza dell’Irap: «Per un’Asp a prevalenza di gestione diretta, come quella di Reggio, si parla di valori estremamente significativi: 1.352.661 euro nel 2020».

L’appello

Tuttavia le due soluzioni più “rapide”, ovvero tagliare il personale o aumentare le rette, sono escluse categoricamente dalla Martini: «Occorre che la Regione intervenga sui problemi di Irap e ristori Inps». —

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