Appaltopoli in Comune, le difese: «Processo destinato a sgonfiarsi»

Sollevata l’incompetenza territoriale in favore di Parma. Cataliotti: «Convinti che queste accuse non siano fondate»

REGGIO EMILIA. Hanno chiesto una perizia sulle intercettazioni, contestato la competenza del precedente giudice sulle stesse e sollevato incompatibilità territoriali. Un fuoco di fila prodotto ieri dal plotone di avvocati schierati dai 24 indagati del processo gemmato dall’inchiesta «Re cleaning» relativa agli appalti per oltre 27 milioni del Comune di Reggio relativi al 2016, che la procura ritiene essere stati pilotati con l’emissione di bandi «su misura» di chi li avrebbe poi vinti.

Ieri, a margine della prima udienza preliminare nell’aula del giudice Andrea Rat, quello degli avvocati sembra un coro all’unisono: molti di questi non indugiano nell’affermare di poter risolvere buona parte della questione in punta di diritto vista la presunta insussistenza delle accuse mosse agli indagati, tra cui ci sono sette tra attuali ed ex dirigenti e funzionari comunali e professionisti e artigiani esterni dell’amministrazione. «C’è l’inconsistenza assoluta delle accuse che sono state mosse, senza entrare in questioni di fatto – dice il legale Giuseppe Benassi, difensore di Paolo Coli, avvocato esterno in forze al Comune di Reggio –. Gli vengono contestate delle condotte in violazione di norme amministrative che non ci sono assolutamente».


Diverse le questioni preliminari poste in capo al procedimento penale. Tra gli snodi c’è l’eccezione posta dall’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Santo Gnoni, ex dirigente del servizio legale del Comune di Reggio, all’epoca dei fatti anche membro della commissione tributaria provinciale, unico indagato accusato di istigazione alla corruzione. Cataliotti ha sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che per i reati commessi in seno alla commissione tributaria a decidere è il tribunale di Parma. «Le due corruzioni contestata a Gnoni sono solo istigate, non consumate – dice Cataliotti – reati amministrativi che dal mio punto di vista non sussistono. Ma Gnoni, a differenza di quanto si dice, non è l’imputato principale di questo processo. Perché dei quattro appalti contestati non rientra in quello più sostanzioso, cioè quello da 24 milioni di euro legato alla gara della sosta. È imputato a vario titolo, e per me del tutto infondatamente, per l’appalto del nido Maramotti, per quello delle due gare dei due legali e per il terzo appalto, quello della Corradini, per aver concordato la durata dell’appalto secondo la procura. Su tutti e tre abbiamo argomenti solidissimi per smontare l’accusa. Credo che le tre procedure amministrative di cui è accusato Gnoni siano assolutamente regolari come già verificato dalla giustizia amministrativa. Questo processo rischia di sgonfiarsi come quello gemello sui dirigenti comunali. La montagna ha partorito un topolino». Ad assistere in aula c’è Lorenzo Corradini, unico presente tra gli indagati. Per Ernesto D’Andrea, che difende il direttore dell’istituzione nidi e scuole d’infanzia del Comune, Nando Rinaldi, e l’ex dirigente Alessandro Meggiato (nel frattempo passato in Regione) l’eccezione sulla competenza riguarda anche le intercettazioni, punto saliente della pubblica accusa. Ad essere sotto controllo era infatti Gnoni e anche per D’Andrea la competenza doveva essere di un giudice di Parma, non di quello reggiano come poi avvenuto. Non solo: dubbi riguardano anche le trascrizioni, sulle quali sarà richiesta una perizia. Per ora l’unica richiesta di rito abbreviato è stata anticipata da Roberto Sutich, difensore di Ivana Ceccardi. Il giudice ha poi rinviato l’udienza al 21 settembre per un difetto di notifica. —

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