Vacanze, è caos contagi: «Focolai tra amici al rientro dalle ferie, ma non ci aiutano nel tracciamento»

È la denuncia di Bedeschi, direttore della Sanità pubblica: «Hanno tra i 16 e i 21 anni e spesso tornano dalla Riviera»

REGGIO EMILIA. Non sono vaccinati, frequentano locali affollati, vanno in vacanza insieme e insieme si ammalano. Solo che poi, spesso, si coprono a vicenda ed evitano di rivelare informazioni fondamentali per un tracciamento del contagio preciso e allo stesso tempo tempestivo. A lanciare l’allarme sui giovani è la dottoressa Emanuela Bedeschi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Reggio: «Se è vero che generalmente i giovani sono asintomatici o hanno sintomi non gravi (febbre, mal di testa, spossatezza, male alle ossa, tosse), siamo comunque preoccupati dal loro atteggiamento. E anche dal comportamento dei loro genitori che si stanno dimostrando poco collaborativi».

Cosa intende?


«Stiamo facendo molta fatica a ricostruire la catena del contagio, cosa che non era mai successa prima. Ci capita di trovare un positivo, fargli le domande e ricevere risposte che poi vengono smentite dai fatti. Ad esempio succede che dopo tre giorni salti fuori un altro ragazzo positivo che ci dice di essere stato in vacanza con il primo, quando questo non ci aveva detto niente».

Quanti sono i focolai attualmente?

«Ne abbiamo diversi, almeno sei, tutti di ragazzi tra i 16 e i 21 anni, ma i numeri cambiano ogni giorno. È difficile stabilire con esattezza quanti siano i focolai perché i ragazzi hanno una ampia rete di conoscenze e si muovono molto: magari vanno in vacanza con un gruppo di amici, poi fanno sport con un altro, incontrano altre persone e così via quindi può capitare che focolai che inizialmente avevamo considerato distinti siano in realtà un focolaio unico».

Parliamo comunque sempre di focolai che si sviluppano al rientro dalle vacanze?

«Da un paio di settimane a questa parte nella stragrande maggioranza dei casi è così. Abbiamo avuto casi di ragazzi che si sono positivizzati dopo essere tornati da Malta o dalla Spagna ma negli ultimi giorni sono quasi tutti di rientro dalla Romagna».

Non per niente Rimini ha la maglia nera di contagi, poi veniamo noi.

«Anche per questo siamo in stretto contatto con l’Ausl della Romagna. Appena scopriamo casi positivi appena tornati dalla Riviera comunichiamo ai colleghi dove sono stati, in che locali, dove hanno dormito, mangiato, chi hanno visto e frequentato. Ma è qui che incontriamo difficoltà».

Se l’indagine telefonica non è affidabile cosa succede?

«Se c’è collaborazione nel giro di tre-quattro giorni al massimo da un tampone positivo siamo in grado di ricostruire il focolaio. Se questa collaborazione viene a mancare siamo più lenti, scopriamo i pezzi man mano che si manifestano altri positivi. Il problema è che i giovani sembrano sottovalutare la situazione e considerare l’emergenza sanitaria ormai finita».

Da cosa lo capisce?

«Se un amico con cui siamo stati in vacanza risulta positivo non basta andarsi a fare un tampone antigenico in farmacia. Molti lo fanno e con l’esito negativo in mano (perché fare un tampone quando la malattia non è conclamata non dà certezze, occorre tenersi monitorati nei giorni) magari partono per un’altra vacanza. In questo modo contagiano altre persone e sono irreperibili per noi, che li cerchiamo per il tracciamento e non troviamo nessuno in casa. Con la variante Delta in circolazione, che è molto più contagiosa di quelle precedenti, occorre essere ancora più prudenti: non bisogna solo rispettare le norme anticontagio e dunque distanziamento, mascherina e corretta disinfezione delle mani, ma anche non andare in giro se c’è il sospetto di essere entrati in contatto con un positivo, aspettare gli esiti degli esami, rispettare la quarantena. È evidente che l’allentamento delle misure anticontagio è stato male interpretato dai ragazzi giovani».

Se siamo messi così a metà luglio, cosa vi aspettate per settembre?

«Siamo molto preoccupati e siamo già in allerta. Di nuovo. La verità è che ci eravamo finalmente assestati come personale, stava finalmente calando l’impegno che abbiamo mantenuto per più di un anno, la fatica quotidiana, il lavoro anche il sabato e la domenica... ma adesso siamo di nuovo punto e a capo. Facciamo meno tamponi di prima (dai 500 ai mille al giorno, a seconda delle richieste) e nel giro di 24-48 ore riusciamo a dare risposta a tutti i tamponi, sia quelli richiesti dal nostro dipartimento, sia quelli chiesti dai medici di medicina generale e anche quelli che per legge servono a chi rientra dall’estero. Ma per ogni positivo dobbiamo telefonare ai familiari, ci facciamo dare la lista dei contatti stretti, ricostruiamo spostamenti e frequentazioni, risaliamo anche a loro, facciamo tamponi a tutti e li mettiamo in quarantena preventiva. È un lavoro fondamentale perché il tracciamento è tanto più utile quanto più è tempestivo».

Quante persone richiede?

«Al momento è impiegato tutto il dipartimento di Sanità pubblica, dunque 15 medici e 25 tra infermieri e Oss. Ma abbiamo già contattato i colleghi e gli operatori che ci avevano aiutato negli scorsi mesi, quando avevamo una squadra anche di un centinaio di persone».