«I danni causati dalla didattica a distanza? Sarà necessario recuperare»

Il preside Daniele Cottafavi sui risultati disastrosi emersi dalle prove Invalsi. Il 63% degli studenti reggiani ha mostrato lacune nell’inglese orale

REGGIO EMILIA. I danni maggiori si registrano nel Mezzogiorno, ma gli studenti reggiani non sono indenni dalle conseguenze negative della didattica a distanza, che ha ulteriormente allontanato dall’apprendimento gli studenti meno motivati o con un retroterra familiare poco stimolante.

Le prove dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema di Istruzione) certificano quest’anno risultati quasi immutati rispetto al 2019 nella scuola primaria, dove le aule sono rimaste quasi sempre aperte, inferiori nella secondaria di primo grado e molto più bassi nella secondaria di secondo grado, che ha subìto la più lunga durata delle chiusure. In generale la nostra provincia si allinea al resto del Centro-Nord, ma non mancano pesanti cadute, ad esempio nell’inglese orale (listening), dove il 53% degli studenti dell’Emilia-Romagna non raggiunge un livello sufficiente. Benché siano più alte le percentuali della Toscana (59%), della Liguria e del Piemonte (54%), in questa materia ci avviciniamo alle regioni più disagiate.


L’attenzione si concentra dunque sulle prove assegnate alle classi quinte delle scuole superiori. Invalsi stabilisce con indicazioni nazionali quali siano i risultati adeguati. In matematica non li ha raggiunti il 44% degli studenti, 9 punti percentuali in più rispetto al 2019, in italiano il 44% (ancora 9 punti in più). L’inglese orale ha fatto registrare la quota più elevata di insufficienze (63%), ma con un aumento di soli 2 punti. L’inglese scritto (reading) è al 51%, con una crescita di 3 punti.

Daniele Cottafavi, dirigente del liceo reggiano Matilde di Canossa, ha sempre sottolineato la possibilità di sfruttare le opportunità offerte ai docenti da un utilizzo intelligente delle nuove tecnologie, ma non può fare a meno di ammettere quanto è stato accertato da Invalsi: «Obiettivamente – dichiara – la scuola ha sofferto. Da settembre occorrerà recuperare il più possibile l’insegnamento in presenza. Laddove non sia possibile per motivi sanitari si dovrebbe assicurare la massima stabilità». Una delle più gravi incongruenze, infatti, è consistita nell’incertezza e nella volubilità delle disposizioni, che troppo spesso sono cambiate non solo per la chiusura e riapertura delle aule, ma anche per la percentuale degli studenti ammessi in presenza, dal 50 al 70%. «Ciò – sottolinea Cottafavi – ci ha messi in difficoltà nella programmazione, che in futuro dovrà essere la più lunga possibile. La scuola deve potere programmare qualunque attività per un periodo abbastanza esteso».

A suo parere l’eventuale ritorno alla Dad deve comportare un salto di qualità rispetto ai due anni trascorsi, che porti alla realizzazione di un’autentica “didattica digitale integrata”. «Si tratta – spiega il dirigente – di valorizzare la tecnologia per migliorare i percorsi di formazione e conoscenza, non di fare semplicemente lezione di fronte a un computer. Il digitale può portare un contributo significativo anche alla didattica in presenza. Tutti i ragazzi oggi usano Internet. La scuola si deve avvicinare alle modalità di apprendimento proprie delle nuove generazioni». Qualcuno propone l’obbligo della vaccinazione almeno per i docenti, allo scopo di prevenire i contagi dovuti alle varianti del Coronavirus. Cottafavi preferisce non prendere posizione: «Non mi esprimo su una questione che è di competenza dei giuristi». —

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