Lo Spi-Cgil sul buco dell’Asp: «Non si risani il bilancio alzando le rette»

Alberini, segretario del sindacato pensionati: «Serve un confronto sull’assistenza agli anziani»

REGGIO EMILIA. Per lo Spi-Cgil l’aumento delle rette non può essere l’unica soluzione per risanare il bilancio di Asp Città delle Persone, che ha chiuso il 2020 con una perdita di oltre 700mila euro e con la previsione di un esercizio 2021 altrettanto difficile. Il sindacato pensionati della Cgil è il primo a prendere posizione contro il percorso prospettato dal Comune e dal presidente di Asp, Mariella Martini, da qualche mese a capo della società partecipata del Comune di Reggio (che detiene il 96,9% delle quote) e che ipotizza un aumento delle rette, un ridimensionamento dei posti letto e la chiusura del centro diurno per le demenze.

Il sindacato pensionati chiede invece «un ripensamento di tutta la rete del welfare per i soggetti fragili» e preannuncia l’intenzione, a settembre, «di sollecitare Asp, Comune ad aprire un percorso di confronto sulle prospettive della più importante struttura socio-assistenziale per anziani e disabili della provincia».


La Asp, che è anche una delle principali aziende di servizi alla persona delle Regione, fornisce servizi assistenziali ed educativi residenziali e semiresidenziali ad anziani autosufficienti e non, disabili e minori e gestisce sette Cra, una casa di riposo per anziani autosufficienti, 19 appartamenti protetti e 800 posti nei centri diurni, tra cui uno dedicato a persone affette da demenza, da qualche tempo mostra la corda sul piano della tenuta economica. Una situazione di sofferenza che la pandemia ha aggravato, come riconosciuto dagli stessi vertici di Asp. Per il sindacato pensionati, con il bilancio 2020 però è arrivato il momento di dare una svolta ripensare ruoli e compiti dell’Asp sottolineando che «è soprattutto il futuro a preoccupare». E lo fa attraverso il segretario provinciale, Matteo Alberini, che afferma: «È apprezzabile che il Comune faccia fronte economicamente alla straordinarietà della situazione, ma ormai appare chiaro che l’intera rete del welfare per i soggetti fragili va ripensata in una logica di programmazione di lungo periodo, per non farsi trovare impreparati quando finirà l’emergenza».

Da qui il dissenso dello Spi-Cgil sugli interventi futuri, soprattutto se «l’unica soluzione che si immagina è quella di rivedere le rette, ovviamente in aumento, come se non si sapesse che siamo già adesso fuori mercato rispetto al privato, che spesso viene scelto dalle famiglie soltanto in ragione delle disponibilità economiche». Il sindacato pensionati non nega che «le misure di contrasto alla pandemia abbiano impattato pesantemente sulle strutture assistenziali e su quelle dedicate agli anziani», ma aggiunge anche che «era chiaro che alcune problematiche amministrative e gestionali già presenti in queste strutture e non risolte prima del Covid, si sarebbero aggravate». Non è solo il paventato aumento delle rette a tenere banco, inoltre, ma anche il ridimensionamento dei servizi offerti da Asp. Il segretario dello Spi si dice preoccupato dal fatto che «Asp si è vista proporre un nuovo contratto di servizio con un taglio rilevante dei posti letto disponibili e la chiusura del centro diurno per le demenze, quando tutti i giorni sentiamo famiglie in difficoltà nella gestione di persone non autosufficienti che non trovano adeguate risposte dal sistema dei servizi».

Infine il sindacato pensionati critica alcune scelte gestionali di Asp come «l’esternalizzazione di servizi e relativo personale per la preparazione dei pasti» e rimarca come tutto ciò avvenga «nella totale assenza di un confronto preventivo con i portatori di interesse e in un distretto socio-sanitario che ha accantonato oltre 2 milioni di euro della sua quota spettante del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza, in quanto non ha saputo o voluto impiegarli nelle annualità di competenza». —

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