Cancellati i simboli nazisti dalla Baracchina di Peter

L’officina del compianto partigiano Piero Canovi era stata imbrattata a giugno. Anpi, Comune e giovani writer: «La nostra città crede nei valori antifascisti»

REGGIO EMILIA. Giovani, writer come Neko e partigiani dell’Anpi al lavoro per l’intera giornata per rimuovere i simboli nazifascisti dalla “baracchina” del partigiano Peter. Dopo aver lavorato per ore per ripulire le pareti e far riemergere il bel disegno di Hyper che rappresenta il titolare in sella a una bicicletta sotto alla scritta “bici e... Resistenza”, tutti i volontari – nonché i singoli cittadini che nelle settimane precedenti hanno contribuito con presidi, con manifestazioni opponendo dei drappi a oscurare quegli imbrattamenti cupi –, insieme agli amministratori comunali, ieri pomeriggio hanno presenziato alla breve cerimonia della “baracchina di Piero”, simbolo ritrovato dell’antifascismo.

La notte del 28 giugno scorso, a pochi passi dal ponte di San Pellegrino, la costruzione conosciuta come “Baracchina di Piero” era stata deturpata con croci celtiche, una svastica e scritte inneggianti al nazismo. Nella costruzione a sinistra del ponte venendo dalla città il meccanico Piero Canovi, ovvero il partigiano Peter che partecipò all’operazione Tombola e a tante azioni nel reggiano, dopo la guerra vi insediò la sua officina di riparazione bici, trasformandola in un punto di ritrovo, mentre dopo la morte di Piero è stata affidata alla sezione di San Pellegrino dell’Anpi, che fino allo scoppio della pandemia insieme a casa Bettola ogni anno vi ha celebrato il 25 aprile.


«Un atto molto grave, vigliacco e vergognoso che condanniamo con fermezza» avevano dichiarato, sin dalle prime ore, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, e il presidente dell’Anpi provinciale Ermete Fiaccadori, che avevano promesso un pronto ripristino della baracchina. Così è stato: il casotto è stato riportato allo stato e alla dignità originali. E ieri alle 18, per festeggiare questa “seconda Liberazione”, il sindaco, il presidente dell’Anpi e l’assessore Lanfranco de Franco hanno tenuto a battesimo la restituzione alla città del luogo della memoria.

«Lo avevamo promesso, come città Medaglia d’Oro della Resistenza e lo abbiamo fatto – ha affermato il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – L’odio, l’intolleranza e l’incitamento al nazifascismo non saranno mai di casa qui. Voglio ringraziare in particolare l’Anpi di Reggio Emilia per essersi immediatamente attivata e aver trovato il writer che ci ha aiutato a cancellare un vero e proprio scempio alla nostra storia. Grazie a chi ha lavorato tutto il giorno e ai tanti che in queste settimane hanno permesso che non calasse una coltre di silenzio su un episodio che i soliti “smemorati in servizio permanente” vorrebbero far passare come una ragazzata, ma che tale non è».

Secondo Ermete Fiaccadori, presidente dell’Anpi provinciale, «la nostra città ha dimostrato, ancora una volta, di non accettare l’odio, l’intolleranza e la propaganda nazifascista. Questo fatto, insieme a tanti altri, ha dimostrato come il nostro Paese non ha ancora fatto i conti con il fascismo e la sua eredità. La recente crescita dei movimenti neonazisti – ha concluso Fiaccadori – trova un pericoloso alimento nella mancanza di conoscenza dei fatti accaduti e del loro significato e dalle notizie false, le cosiddette fake news, che circolano liberamente nel web e soprattutto tra i giovani. L’Anpi anche di questi temi discuterà al prossimo congresso, per rinnovare la memoria e le ragioni della lotta di Liberazione e per ribadire e rafforzare il nostro stato democratico e costituzionale».

«Grazie in particolare alla sezione Anpi Risorgimento, in particolare a Paolo Rozzi, e all’artista Neko che hanno collaborato per ripristinare l’opera di Hyper, riportandola com’era stata realizzata anni fa – ha dichiarato l’assessore alla Partecipazione Lanfranco De Franco – Un bel lavoro di squadra tra associazioni e cittadini che cancella scritte offensive per la storia della Baracchina di Piero e la città di Reggio Emilia, Medaglia d’oro per la Resistenza. Siamo sicuri che a Reggio ci saranno sempre persone disponibili a ripristinare o aumentare i simboli della nostra storia di democrazia e antifascismo, perché questi valori sono parte del nostro Dna». —

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