«Dall’est ritardi e capi fallati i tessili vanno prodotti vicino»

REGGIO EMILIA. «Il futuro a breve termine? Posso dire quello che sto tentando di fare io: riportare la produzione sul territorio ed essere autonomo a 360 gradi. Ho ricominciato a fare quello che facevo trent’anni fa: la stampa serigrafica per conto terzi per il distretto tessile di Carpi acquisendo nuove licenze per l’e-commerce per riposizionarmi. Così ho salvato l’azienda. Però non si trova il personale».

Così il titolare di Maxdevil, Massimo Faietti, segna i confini della ripartenza. Su cosa ci aspetta in autunno («domanda masochista») e sull’inaugurazione dell’Arena Rcf al Campovolo («è molto lontano») non si esprime.


«Non ho idea. Troppo facile dire che torneremo quello che siamo stati. Per fare impresa in questo paese bisognerebbe avere delle certezze: invece in Italia le regole del gioco cambiano ogni tre mesi e il Covid non ha fatto altro che far schizzare l’incertezza ed emergere le falle strutturali. So che gli altri imprenditori stanno riportando vicino a casa il tessile: troppi i ritardi dall’oriente, troppi i capi fallati. Anch’io sono su questa strada».

«Certo - incalza - se tra qualche mese torneremo a produrre in Cina non avremo imparato niente. Tuttavia il percorso verso l’autonomia è accidentato. Anzitutto mancano le materie prime: se mi chiedono 10mila t-shirt personalizzate, ne ho solo seimila bianche e la prossima spedizione sarà tra venti giorni devo rinunciare all’ordine. La filiera dev’essere cortissima. E il sistema funziona solo se non accumuli in magazzino e se l’e-commerce consegna in 24 ore. Nel frattempo abbiamo perso le capacità artigianali. Nel mio caso non trovo giovani che, oltre a montare video, siano in grado di assemblare magliette: è faticosissimo per me insegnare ed è faticoso per loro, che non capiscono il passaggio dalla tecnologia alle mani, tuttavia è l’unica strada». —

AM.P.

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