Scommesse illegali a Reggio Chiuse quattro agenzie abusive

La Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo. Tre indagati 

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Alcuni gestori nostrani delle sale scommesse si affiliavano al boomaker austriaco Aleabet, ampiamente pubblicizzato in Italia: peccato che nel nostro Paese tale sigla non abbia alcuna autorizzazione dei monopoli e sia un operatore illegale. Così, con l’indagine denominata “Operazione lock up” durata mesi, la Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip Dario De Luca nei confronti di quattro sale scommesse – una a Scandiano e tre in città – completamente abusive.


I titolari (un reggiano di 30 anni e due campani di 31 e 41 anni) sono stati denunciati: dovranno rispondere del reato penale di intermediazione illecita e raccolta abusiva di scommesse, con pene che sono state inasprite a seguito della riforma del 2019.

Il risultato di maggior rilievo dell’inchiesta consiste nel fatto che i finanzieri reggiani, a differenza di altre operazioni simili scattate da nord e sud dello stivale, sono riusciti a inibire l’accesso al sito Aleabet.net, bloccando la piattaforma online nell’intera penisola.

Come hanno confermato i dati nazionali durante il lockdown si è registrato un vero e proprio boom di scommesse online, con un’intensa attività di giocate da remoto. L’attività investigativa delle Fiamme Gialle è partita dal mese di luglio 2020 dai controlli sul territorio di alcune sale scommesse allo scopo di verificarne la regolarità, sia per la tutela delle entrate erariali che per la salvaguardia dei giocatori. Partendo dagli accertamenti di routine si è scoperto che alcuni gestori di nuova generazione per sfuggire ai controlli avevano aperto una partita Iva per cartolibreria, internet point, centro di elaborazione dati: i codici di queste attività “schermo” aggiravano l’obbligo dovuto al Covid di sospensione delle sale scommesse, bingo e casinò e con questo escamotage i gestori continuavano ad accettare le puntate.

L’allestimento delle sale fisiche (Aleabet è un franchising che fornisce in serie la strumentazione necessaria) ha però tradito la vera natura delle attività: il primo a vedersi sequestrate le postazioni informatiche è stato il reggiano trentenne, seguito dagli altri tre.

Quando gli altri titolari affiliati ad Aleabet hanno compreso che i finanzieri seguivano questo filone molti hanno preferito chiudere proseguendo con lo smartworking: i clienti che volevano puntare contattavano via WhatsApp il dipendente, andavano sulla piattaforma Aleabet.net per decidere entità e importo della scommessa e poi incontravano fisicamente, per le vie della città, il dipendente, consegnandogli in contanti i soldi della giocata e rendendo più difficoltosa l’indagine. È a questo punto che è stato bloccato l’accesso alla piattaforma online.

«Queste sale scommesse erano totalmente abusive: lavoravano tutti esentasse, senza essere collegati al totalizzatore nazionale e senza pagare le tasse – hanno commentato dal comando provinciale delle Fiamme Gialle – Inoltre essendo abusivi non rispettavano alcuna regola anti riciclaggio: in questi luoghi chiunque può andare e giocare diecimila euro senza nemmeno essere identificato».

Per i finanzieri «si tratta di un fenomeno molto grave: dietro a queste reti abusive, dove girano quantità di denaro elevatissime, si nasconde spesso la criminalità organizzata».

L’operazione – aggiungono ancora dal comando della guardia di finanza – è solo all’inizio. E le Fiamme Gialle hanno già annunciato altre operazioni simili: «Proseguiremo per combattere i fenomeni all’abusivismo e dell’illegalità nel mercato dei giochi e delle scommesse». —

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