Ricettatori reggiani coinvolti nel maxi-furto da “Gaudì”

Rubati capi d’abbigliamento per 300mila euro, 7 imputati: una banda moldava e commercianti di Scandiano e Casalgrande interessati ad acquistare lo stock 

Serena Arbizzi

SCANDIANO-CASALGRANDE. Stavano cercando di rivendere il consistente numero di capi griffati, rubati in un’azienda di Carpi (Modena), a un gruppo di commercianti, ma sono stati scoperti e ora sono finiti a processo.


Ci sono almeno sette imputati a vario titolo, difesi dagli avvocati Paolo Bertozzi, Domenico Ippolito ed Emanuele Luppi, nell’ambito del procedimento aperto per ricettazione che sta entrando nel vivo della fase istruttoria. Due le tipologie di imputati alla sbarra: la prima composta da una banda di moldavi e rumeni intenti a piazzare sul mercato gli abiti rubati alla carpigiana Gaudì, azienda dell’ex patron del Carpi Calcio, Stefano Bonacini.

La seconda tipologia di imputati è costituita dagli acquirenti, professionisti del commerciale, interessati ad acquistare i grandi stock. Persone, queste ultime, residenti a Scandiano e Casalgrande.

Nel processo ci sono figure di primo piano e altre che hanno un ruolo marginale. C’è la mente dell’operazione, quindi, che aveva architettato la rivendita dei vestiti e chi sarebbe stato contattato in seguito per verificare la possibilità di una compravendita.

La merce era stata sottratta nel corso di un furto che fruttò un bottino di oltre 300mila euro. La banda fu sgominata dai carabinieri: si tratta di moldavi autori di oltre 50 furti tra Reggio Emilia, Modena e Parma. Colpi dalle dimensioni ragguardevoli in aziende, garage, tabaccherie. Ma anche rapine in villa, con tanto di vittime legate e imbavagliate dai malviventi.

La banda era composta da 18 persone: 16 stranieri e due italiani. Il furto, tuttavia, non avrebbe legami con il procedimento attualmente in corso, aperto per un altro capo d’imputazione. In questo caso, infatti, le indagini non sono scaturite per ricettazione a partire da un episodio specifico.

A insospettirsi sono stati alcuni commercianti, vicini alla Gaudì, ai quali sono stati proposti i capi. Essendo a conoscenza del furto avvenuto nello stabilimento all’angolo tra via Nobel e via Nuova Ponente, gli esercenti in questione hanno allertato l’azienda per mettere in guardia la proprietà da questo grosso carico di merce dall’apparenza sospetta. In particolare, i commercianti hanno chiesto alla ditta se i capi in questione erano quelli oggetto di refurtiva qualche mese prima. Ed era proprio così.

L’azienda ha poi avvisato le forze dell’ordine e sono nati gli approfondimenti.

Secondo l’accusa, l’ipotesi fondata è che i capi d’abbigliamento siano esattamente quelli rubati alla griffe carpigiana. Il dubbio si è rivelato quindi suffragato da alcuni aspetti che hanno portato al processo.

Il procedimento si basa su intercettazioni telefoniche da cui trapela l’esistenza di un’organizzazione che si occupa della rivendita dei capi del marchio carpigiano.

Nei giorni scorsi è stato ascoltato in aula un carabiniere della stazione di Carpi, e con il suo racconto è terminata l’audizione dei testimoni dell’accusa. È stato fatto un rinvio a novembre per procedere ad ascoltare i testimoni della difesa.

Il furto da Gaudì provocò grande scalpore nella comunità carpigiana perché avvenne nel cuore della zona industriale al centro di numerosi controlli. Seguirono vertici in Prefettura per discutere e prevenire il fenomeno dei furti ai danni di aziende. —

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