Ora il Crostolo torna a respirare rilasciati 60mila metri cubi d’acqua

REGGIO EMILIA. Arriva da Reggio Emilia un esempio di collaborazione fra enti per il miglior utilizzo della risorsa idrica nel nome della biodiversità.

Ritorna infatti a respirare il torrente Crostolo, affluente del fiume Po, colpito da una perdurante magra, che ne minacciava l'ecosistema; accogliendo l’appello del Comune e grazie alla sinergia con la multiutility Iren, il consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale ha potuto rilasciare, durante il weekend in cui sono minori i prelievi irrigui, una quantità d’acqua pari a circa 60.000 metri cubi (60 milioni di litri), prelevati perlopiù dal fiume Secchia, salvaguardando così l'habitat del corso d'acqua.


«La capacità infrastrutturale di trasferire risorse idriche da un territorio all'altro è uno degli obiettivi che deve avere il paese per rispondere a cambiamenti climatici, che minacciano l'economia agricola italiana, coinvolgendo in processi di progressiva aridità, territori finora floridi come l'Emilia Romagna e la dorsale adriatica – indica Francesco Vincenzi, presidente dell'associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) – basti pensare che, da un nostro censimento, in Italia esistono 35 importanti opere idrauliche incompiute in 10 regioni: dall'Emilia Romagna al Centrosud fino alle isole; costate finora oltre 650 milioni di euro, necessiterebbero di circa 800 milioni per essere completate. Anche per questo, il recovery plan è un'opportunità irripetibile».

Quanto accade nel Reggiano è d’altra parte un'ulteriore testimonianza della grave siccità, che sta colpendo vaste zone dell'Emilia Romagna, impegnando gli enti consorziali nella gestione dell'irrigazione h24, con eventuale turnazione tra utenze irrigue e grande attenzione al risparmio idrico. Le previsioni meteo che indicano nei prossimo giorni precipitazioni in Emilia Romagna non dovrebbero, tra l’altro, cambiare il quadro della situazione.

Nel comprensorio bolognese gestito dal consorzio della Bonifica renana per esempio, la concomitanza tra l'ondata di calore in atto da 30 giorni e le precipitazioni inferiori di circa il 35% rispetto alla media annuale, ha fatto sì che siano già stati distribuiti 32 milioni di metri cubi d'acqua, provenienti per oltre il 70% dal fiume Po, attraverso il canale emiliano romagnolo: un volume che, per i primi sei mesi del 2021, risulta pressoché doppio rispetto alla media del recente decennio.

Per quanto riguarda i distretti irrigui, dipendenti dagli approvvigionamenti dal fiume Reno, grazie alle misure attivate dalla cabina di regia del nodo idraulico bolognese (operante dal 2012 con Regione Emilia Romagna, Consorzio di bonifica renana, Canali di Bologna, Comuni, Enel ed Hera), dal 1° luglio scorso sono stati avviati rilasci specifici dall'invaso artificiale di Suviana (6 metri cubi al secondo in due fasce orarie giornaliere), consentendo di rispondere alle esigenze di 800 ettari irrigati.

«I consorzi di bonifica ed irrigazione sono assolutamente attenti alle svariate esigenze dei territori. È evidente che, essendo ormai molteplici gli interessi gravanti sulla risorsa idrica, necessitano strumenti di concertazione, che ne permettano la convivenza nel rispetto delle priorità di legge – conclude Francesco Vincenzi –. È questa, comunque, la strada maestra per sviluppare la resilienza delle comunità alle conseguenze dei cambiamenti climatici ed è alla base delle nostre progettazioni di invasi multifunzionali, ad iniziare dai 39 previsti dal piano nazionale di efficientamento della rete idraulica del paese e dai mille laghetti medio-piccoli, realizzati rinunciando al cemento e con pietra locale, proposti insieme all’associazione della Coldiretti». —

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