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Reggio Emilia, il sindaco Vecchi: «La nostra emergenza? Il disagio dei ragazzi»

«In centro gruppi di giovani problematici. Le Reggiane? Sbarreremo i capannoni»

REGGIO EMILIA «Sono stati sedici mesi di sofferenza, drammatici. Se guardiamo ai decessi e ai contagi ci rendiamo conto di quanto sia stata difficile. A Reggio durante il primo lockdown, ma anche nel secondo, abbiamo rischiato di aprire ospedali da campo. Nel complesso credo che tutta la città abbia affrontato questa lunga emergenza con serietà e dignità. Ora si intravede all’orizzonte la vittoria, non per calo di contagi, che è significativo, ma soprattutto per la crescita delle vaccinazioni che ora viaggiano a 5mila al giorno. Entro fine estate, tutti quelli che vorranno saranno vaccinati». Luca Vecchi guarda indietro e fa i conti con la pandemia. È un bilancio triste, che porta un carico di rischi sociali ma che, secondo il sindaco, fa affiorare la vera natura di una comunità fatta di pragmatismo, solidarietà, fiducia e capacità di essere concretamente visionaria.

Sindaco, sembra molto fiducioso.


«Innanzitutto il Covid ha fatto emergere la qualità della sanità pubblica che qualcuno metteva in discussione. Poi è emerso uno spirito collaborativo, in città, tra istituzioni, mondo economico e volontariato. Si è fatta squadra. Anche nei momenti di maggiore tensione, durante il lockdown, Reggio ha mantenuto uno spirito riflessivo. Ristoratori, gestori di palestre, mondo della scuola: non abbiamo mai avuto tensioni alte come altrove. Questo è un capitale comune con cui la città esce dal Covid. Reggio non si è mai fermata, ha sempre mantenuto una tensione verso il futuro, anche sulla progettualità».

Tradotto?

«Parlo per il Comune: in autunno abbiamo inaugurato il primo blocco del seminario, un risultato atteso da tempo, in primavera è stata chiusa l’operazione dell’auto elettrica, pochi giorni fa è stato inaugurato il nuovo museo e partiranno a giorni i cantieri della tangenziale nord e del Mire. Progetti di portata storica condotti in un anno drammatico e difficile. Ma c’è una terza cosa che va sottolineata perché non è giusto dire solo che va tutto bene e compiacersi».

Prego, sottolinei pure.

«Dobbiamo tenere uno sguardo attento alle fragilità emergenti prodotte dal Covid. È chiaro che la comunità uscirà da questa esperienza con ferite e nuove disuguaglianze».

Una prospettiva probabilmente inevitabile. Cos’è che la preoccupa di più?

«Ci sono pericoli evidenti come il rischio della solitudine per gli anziani ma soprattutto un certo tipo di disagio adolescenziale che si vede in tutti i centri urbani italiani, compreso Reggio, e che non c’era prima ed è frutto dell’allentamento della pressione educativa, della chiusura dei centri di aggregazione culturale, comprese le discoteche. Ora abbiamo bisogno di riprendere per mano la componente più fragile della fascia adolescenziale e accompagnarla sul giusto binario. Avrete notato anche voi: obiettivamente il centro storico è forse il principale problema che abbiamo».

Di cosa parla esattamente?

«Dobbiamo tenere d’occhio questi gruppi di ragazzi, in centro ma anche nei quartieri. È un effetto della pandemia. Bande, baby gang. Vengono definite così ma è un disagio educativo adolescenziale, un danno collaterale da Covid. Metto le cause in fila: rallentamento della pressione educativa scolastica, meno opportunità sportive e culturali e anche meno luoghi di aggregazione. Poi il restringimento sulla libertà: molli la briglia e si scatenano. C’è una fragilità nuova che è emersa e serve uno spirito di comunità per dare una mano a questa generazione».

La politica che può fare?

«Noi abbiamo messo in pista il progetto “Chance”, con educatori in strada nei quartieri, coinvolgimento delle società sportive, iniziative di carattere culturale e una relazione stretta con le forze dell’ordine che non si limitano ad azioni repressive ma al dialogo con famiglie assieme ai servizi sociali e questo rappresenta una vera presa in carico del problema. Purtroppo il Covid ci consegna alcuni effetti che non possono essere sottovalutati».

Cosa teme di più oltre al disagio giovanile?

«Dobbiamo capire cosa accadrà nel mercato del lavoro anche se ho fiducia che la capacità della nostra economia di rilancio sia in grado di assorbire i rischi potenziali di disoccupazione. I dati dicono ora che Reggio assieme a Modena è la città con il miglior rimbalzo del Pil sul 2021 e in prospettiva anche sul 2022. Credo che la scelta del blocco dei licenziamenti sia stata lungimirante, che abbia neutralizzato all’origine il rischio di conflittualità sociale. Il rischio lo riassorbi nella misura in cui spingi la crescita. E qui arriva un’altra riflessione...».

Prego.

«Noi abbiamo detto che il 2021 sarebbe stato un anno di cantieri. Al momento abbiamo in corso quelli alle Reggiane, in viale Umberto I, al palazzetto dello sport, presto alla Mediopadana. Ma la prospettiva è implementare ulteriormente gli investimenti. La grande sfida del Recovery è questa: un salto di qualità del sistema infrastrutturale del Paese. Dobbiamo spingere investimenti che tengano insieme il mondo produttivo con quello del lavoro».

Sindaco, ha citato le Reggiane. È un’opera simbolo. Lo scorso dicembre il vescovo Camisasca diede un simbolico aut aut: liberare tutto in 90 giorni. Ne sono passati più di 200 e quella ancora è una sorta di “provincia autonoma”.

«Ma stiamo dando gambe al progetto presentato sul finire del 2020, cioè “Reggiane off”, che ha portato in queste settimane all’uscita di una trentina di persone da quegli spazi. Questo non vuol dire che i problemi siano risolti ma non faccio conferenze stampa ogni volta che ne portiamo fuori dieci. Abbiamo ridotto il numero delle presenze, pulito tutta l’area in queste due settimane e nei prossimi giorni inizieranno le operazioni di tombatura di una serie di immobili per evitare un ulteriore ripopolamento e degrado. Il progetto va avanti con la collaborazione della Caritas, della Curia e del volontariato sociale e credo che l’impegno che abbiamo preso, di liberare tutto entro la fine del 2021, verrà mantenuto. Tra l’altro l’attività di controllo delle forze dell’ordine tra le Reggiane e piazzale Europa si è estremamente intensificata, con alcuni risultati conseguiti nel contrasto allo spaccio. Parliamo insomma di rigenerazione sociale. Poi c’è quella urbana che consegnerà alla città uno dei progetti più importanti per il suo futuro. La riqualificazione, anche visivamente, sta procedendo e lì concentreremo tutta la formazione digitale, dai corsi di laurea all’Its maker. Ci sarà anche la sede provvisoria di Silk-Faw, che per due anni occuperà il capannone 18. L’accordo iniziale era che la produzione fosse a Reggio e la direzione a Modena: quando hanno visto il tecnopolo hanno deciso di portare tutto qui. Ci lavoreranno settanta persone».

I cinesi hanno scelto Reggio per produrre l’auto elettrica di lusso. Come si sono convinti?

«Non eravamo favoriti, lo erano Modena e Bologna. Poi a un certo punto hanno iniziato a fare la cernita delle aree: da 70 a 17. Di queste cinque erano a Reggio. È a quel punto che abbiamo capito che ce la potevamo fare. A fare la differenza sono state le aree a disposizione, la stazione dell’alta velocità e, credo, anche la capacità del sistema pubblico e dell’economia locale di fare squadra per creare la migliore accoglienza. Noi ci abbiamo lavorato. Non so se gli altri hanno fatto tanto quanto noi. Ora bisogna pedalare. Al di là del potenziale indotto e dei posti di lavoro c’è un’iniezione di innovazione tecnologica che avrà effetto diffuso su tutto il territorio. Comunque sia, non è stato un colpo di fortuna».

È stato un colpo di Romano Prodi...?

«Devo dire che siamo rimasti in contatto frequente. Ho chiesto tanti pareri e consigli. Ci è stato estremamente di aiuto. Poi è stata una molteplicità di fattori ma lui è stato un elemento fondamentale della squadra, un buon numero 10».

Nel progetto di impiantare qui la produzione di Silk-Faw è implicito anche un nuovo casello autostradale. A proposito di autostrade, la Regione nei giorni scorsi ha fatto sapere che la quarta corsia, da Modena nord a Piacenza, non sarebbe una priorità. È d’accordo?

«Per me la quarta corsia dovrebbe essere una priorità strategica dell’intera regione perché noi siamo l’incrocio dell’Europa, c’è poco da fare. Questo è il tratto più intasato d’Europa e siamo al tempo stesso uno dei sistemi economici più dinamici del continente quindi mi auguro che Società Autostrade possa pianificare l’intervento. La quarta corsia servirebbe a prescindere dal casello di Gavassa. Su questo punto, negli strumenti di pianificazione, di una uscita a est di Reggio si discute da almeno dieci anni. L’arrivo di Silk-Faw può rappresentare una potente accelerazione al progetto. L’uscita a est avrebbe una serie di elementi di valore: fluidifica il sistema della mobilità dall’autostrada a Correggio e Carpi, da Reggio a Modena ma anche da Reggio all’area delle ceramiche fino a Maranello. Noi abbiamo iniziato una interlocuzione con i Comuni di San Martino e Correggio. La Regione ha dato disponibilità e noi contiamo di convincere Autostrade. Siamo in marcia come facciamo di solito a Reggio. Quando decidiamo che vogliamo fare una cosa, prima o poi arriviamo in fondo. Come è stato con l’arena. C’è un volantino del 1981: diceva che a Reggio sarebbe stato necessario fare una arena al Campovolo, ci siamo arrivati nel 2021. L’arena è sempre stata suggestione che rimbalzava dopo ogni concerto. Se non ci fosse stato il Covid l’avremmo già inaugurata. Adesso è uno dei grandi trampolini per la proiezione di Reggio nel mondo nei prossimi anni attraverso musica, cultura e grandi eventi. Se arriverà la ripresa dei concerti live, il 2022 sarà l’anno dell’inaugurazione che ci metterà alla pari dell’Arena di Verona o di San Siro. Saremo competitivi con tutti».

È il suo lascito?

«No, per carità. Non c’è un progetto che segna il mio mandato. Credo invece in una progressiva trasformazione verso una città europea e metropolitana. Ci sono progetti visionari su cui crediamo come quello della tramvia che simboleggia una città in movimento verso il futuro. Crediamo nella sostenibilità. A settembre assumeremo un nuovo piano urbanistico. Sarà a forte impronta ecologica con la cancellazione di settemila appartamenti e con propensione alla tutela del suolo. Ci candideremo a Green capital europea».

Sindaco, tre mesi fa la città è stata scossa dal terremoto della Procura, con il trasferimento di Mescolini da parte del Csm, “accusato” di essere benevolo verso la sua amministrazione. Lei è tuttora indagato, a quanto pare in via di archiviazione. Vuole commentare?

«I magistrati vanno lasciati lavorare. Io le decisioni del Csm le rispetto e non le commento. Il procuratore Marco Mescolini è stato comunque protagonista fondamentale della storia recente della città perché è stato l’artefice dell’esercizio dell’azione penale in un grande processo di mafia che lascia un risultato importante per il futuro delle nostre terre sulla cultura della legalità e sul contrasto degli insediamenti mafiosi. Questo è un dato che non si discute. Per quanto mi riguarda ho sempre avuto una sincera cultura garantista, sono molto tranquillo. Certo si potrebbe aprire una riflessione sul mestiere del sindaco: la prima cittadina di Crema è stata indagata perché un bambino al parco si è schiacciato un dito. Sono vicende che devono indurre un Paese a riflettere sul benessere della sua qualità democratica perché stando così le cose tra un po’ i sindaci si potranno trovare su Amazon. Si rischia di lasciare spazio quantomeno alla mediocrità, senza essere malevoli». —

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