I genitori di lei: «Se vi sposate vi uccidiamo»

Coniugi indiani a processo per avere rinchiuso la figlia in camera per tre notti e per minacce a lei e al fidanzato non gradito

Ambra Prati

BASSA. L’hanno chiusa a chiave in una stanza per tre giorni notti, minacciando di morte la figlia e il fidanzato di lei: «Se vi sposate vi uccidiamo entrambi».


Sono agghiaccianti le similitudini con il giallo di Saman Abbas relative a un altro caso che arriva da un Comune della Bassa reggiana, dove due genitori cinquantenni di origini indiane sono finiti alla sbarra per i reati di privazione della libertà personale e minaccia, in concorso tra di loro e con l’aggravante della continuazione.

Per fortuna, però, qualcuno è intervenuto in tempo a difesa della ragazza, e quella tensione, che ha raggiunto il suo culmine nell’autunno dello scorso anno, non è sfociata in tragedia. Quelle minacce sono rimaste sulla carta e non hanno travalicato l’ambito di uno scontro tra due generazioni e due diversi modi di intendere il mondo.

La vicenda, avvolta dal massimo riserbo, risale all’ottobre 2020, quando il dissidio è deflagrato all’interno del nucleo familiare. La scoperta, da parte dei genitori, che la ragazza aveva intessuto una relazione con un giovane non gradito ha fatto scoppiare il finimondo: lunghe discussioni nelle quali i genitori hanno tentato di convincere la figlia che quel matrimonio non s’aveva da fare.

La ragazza, però, è stata determinata nella sua intenzione di scegliere in autonomia l’uomo da sposare, e ha ribadito la volontà di convolare a nozze con l’innamorato.

Esasperati, e non sapendo più come venire a capo della situazione, mamma e papà sono arrivati alle maniere forti: dal 22 ottobre al 25 ottobre dell’anno scorso, come recita il capo d’imputazione, «in concorso tra loro, con più azioni di un medesimo disegno criminoso, impedivano alla figlia di incontrare il fidanzato chiudendola a chiave in una stanza per tre notti consecutive per impedirle di vederlo» (da qui deriva l’accusa di privazione della libertà personale), e in più occasioni «minacciavano di morte i due giovani, affermando che se si fossero sposati avrebbero ucciso entrambi».

Martedì è approdato davanti al gup Dario De Luca il procedimento giudiziario a carico dei genitori, a piede libero e difesi d’ufficio dall’avvocato Federico Bertani.

Siamo in fase di udienza preliminare e la seduta, subito rinviata per una questione tecnica, è durata pochi minuti.

Il legale dei coniugi cinquantenni ha eccepito la nullità in base all’articolo 415 bis del codice di procedura penale (che prevede l’obbligo dell’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari) e la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per un vizio di notifica: il documento non è stato tradotto in lingua indiana, passaggio necessario dal momento che la coppia non comprende la lingua italiana.

Il giudice ha accolto l’eccezione, ha dichiarato la nullità degli atti e li ha restituiti al pm Valentina Salvi. L’udienza è stata rinviata a data a destinarsi. —

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