Mascherine personalizzate: «Me le ordina mia figlia»

Alcune delle decine e decine di mascherine anti Covid realizzate da Pier Aguzzoli, che di mestiere fa l’impiegato, per la figlia che a giugno ha finito la quinta elementare: il papà ha iniziato a disegnarle nell’estate scorsa

Reggio Emilia, Pier Aguzzoli, impiegato di 58 anni: «Ho iniziato a realizzarle in casa con lei per alleggerire il clima della pandemia, ma ora è diventato il mio secondo lavoro» 

REGGIO EMILIA. Una matita e alcuni libri impilati. Ma anche graffiti colorati che ricordano Banksy, gattini neri, il Colosseo e simpatici alieni armati di forcone. Forse per cacciare il Coronavirus. Sono alcuni dei disegni che Pier Aguzzoli, un 58enne di Albinea, ha realizzato sulle mascherine chirurgiche della figlia, che a giugno ha terminato la quinta elementare, per farle affrontare con più leggerezza la pandemia. Un obiettivo che l’ha tenuto impegnato dall’inizio alla fine dell’anno scolastico, ogni giorno, e che non lo sta lasciando libero nemmeno adesso.



«È vero che attualmente non è più obbligatorio indossare le mascherine all’aperto, se è possibile mantenere il distanziamento – spiega il super papà – ma al chiuso servono ancora e mia figlia ormai si è abituata ad averle personalizzate, quindi devo continuare», ride. L’idea gli è venuta alla fine della scorsa estate, quando tra mille incertezze era già chiaro che il Covid ci avrebbe tristemente tenuto compagnia per tutto l’autunno e l’inverno: «Ho pensato di fare qualcosa per farle accettare la mascherina – spiega Aguzzoli – anche se in realtà i bambini si sono abituati prima degli adulti a indossarle e non si sono nemmeno lamentati tanto quanto noi. Comunque volevo passare del tempo con lei, anche per capire cosa pensasse di tutta questa situazione, e le ho proposto il gioco di personalizzare le sue mascherine insieme a me».



Per i primi disegni si è ispirato al mondo della scuola, realizzando matite, astucci, libri e quaderni, poi la fantasia ha iniziato a galoppare libera: «In realtà quando disegno prendo sempre spunto da qualcosa – precisa lui, quasi giustificandosi – oppure è lei che mi dà le indicazioni e, soprattutto adesso, mi dice cosa disegnare. Qualche giorno fa, ad esempio, è partita per il campeggio e mi ha chiesto un pacco di mascherine, una per ogni giorno più qualcuna di scorta perché non si sa mai, a tema: e quindi le ho disegnato alberi, scoiattoli, funghi, tutto quello che mi è venuto in mente».

Le mascherine realizzate da Aguzzoli non sono passate inosservate, tutto il paese le ha apprezzate e forse anche un po’ invidiate: «Ma non sono nulla di che – sorride lui umilmente, cercando di sfuggire all’imbarazzo – mi è sempre piaciuto disegnare a mano libera, ma non sono certo un artista. È un gioco che ho iniziato con mia figlia e che mi fa piacere continuare perché vedo quanto è contenta delle sue mascherine».Al momento non si sono fatti avanti altri genitori illustratori, «e fanno bene – commenta Aguzzoli – perché per me è diventato un secondo lavoro: passo ore in ufficio (è impiegato nel settore commerciale della Benassi srl, ndr) e quando arrivo a casa ricevo gli ordini dal mio vero capo…».

Il risultato, comunque, è molto apprezzato: dopo aver sfoggiato le mascherine con le amiche e gli amici, infatti, sua figlia le ripone in scatoloni invece di buttarle via. «Dice di volerle tenere – racconta il papà – e a parte quelle che si sono rotte o rovinate le ha tenute tutte finora. Abbiamo due, tre scatoloni». Due, tre scatoloni di amore. Perché il Coronavirus questo non può togliercelo.