L'attesa, la grande paura, la rimonta e il trionfo

Dal Po agli Appennini, piazze, circoli e locali gremiti. Poi tutti per le strade a festeggiare la vittoria più bella

REGGIO EMILIA. «Mettetevi la mascherina, che scattiamo una foto». E giù una risata collettiva, pensando ai tanti mesi trascorsi lontano da tutto e da tutti. Dal Po agli Appennini, passando per le piazze dei paesi e i tanti locali del centro storico cittadino, il popolo azzurro si è riunito per spingere l’Italia nella finale di Euro 2020 e, poi, per fare festa.Tutti insieme, gli uni accanto agli altri, in barba al distanziamento e alle norme anti-Covid che da un anno e mezzo hanno cambiato la vita di tutti, non solo di noi reggiani.

Ma nella notte dedicata al tifo per gli Azzurri, nei vari ritrovi all’aperto, l’unico pensiero era rivolto alla squadra di Roberto Mancini, alla ricerca di quel successo che mancava da 53 anni, da quel lontano 1968 in cui l’Italia battè la Jugoslavia 2-0 nella finale giocata due volte, per aggiudicarsi il trofeo per la prima e unica volta. E molti di quelli che indossavano una maglia azzurra o sventolavano il tricolore, con i colori della nostra bandiera dipinti sul volto e la voglia di fare festa, non erano nemmeno nati e non hanno assistito a quell’unico trionfo dell’Italia – targata Ferruccio Valcareggi – in un torneo continentale.


Dopo due finali perse, contro la Francia (nel 2000) e la Spagna (2012), nessuno voleva pensare a quel “Non c’è due senza tre” che ronzava però nella testa di tutti e che si è materializzato dopo appena due minuti, come il peggiore degli incubi. Quel gol di Luke Shaw, dopo 120 secondi, ha spento l’entusiasmo ma non l’Italia.

Nella notte di Wembley, che i reggiani volevano che diventasse la loro notte, la notte dell’Italia intera, quella notte di festa per cancellare mesi di rinunce, il popolo azzurro ha messo da parte anche la cabala, convinto che – nonostante l’Inghilterra giocasse in casa – il traguardo fosse alla portata della squadra di Mancini. Una squadra, l’Italia, che ha fatto innamorare anche i reggiani, per l’impegno profuso nelle partite di qualificazione e durante la fase finale, per il gioco espresso dagli Azzurri e per la compattezza del gruppo che ha permesso a Bonucci (autore del gol del pareggio) e compagni di arrivare fino all’ultimo atto di questo Europeo.

Un torneo un po’ anomalo, giocato avanti e indietro per l’Europa, in stadi a volte pieni e a volte mezzi vuoti, e in cui le grandi favorite – Francia, Germania, Portogallo e lo stesso Belgio, eliminato dall’Italia – sono uscite di scena molto presto, spianando la strada anche agli Azzurri.

Una squadra senza grosse stelle, l’Italia, ma con tanti bravi giocatori: il più osannato è stato senza dubbio Federico Chiesa, che coi suoi gol ha trascinato gli Azzurri verso la finale, ma anche i suoi compagni di reparto Insigne e Immobile sono piaciuti molto, soprattutto ai ragazzini, anche se nessuno dei tre era in campo nel momento dell’epilogo.E poi Bonucci e Chiellini, i due centrali della Juventus, insuperabili in difesa e, come nel caso del capitano, determinanti in attacco, con lo stesso Bonucci che ha segnato il gol del pareggio che ha riacceso le speranze dell’Italia, portandola fino ai calci di rigore. E infine Lui, si con la L maiuscola: Gigione Donnarumma. Il portierone dell'Italia che ha parato due rigori.

Dopo una sofferenza durata tre ore, alle ore 23.54 è arrivato il verdetto del dischetto: Italia regina d’Europa.