Comunità pakistana in piazza per Saman: «Ha subito un atto criminale che noi tutti condanniamo»

Le comunità pakistane onorano Saman a Novellara

In piazza un migliaio di persone. La mediatrice culturale: «Dobbiamo fare di più e cambiare le cose veramente». Il sindaco: «Continuiamo con l’integrazione»

NOVELLARA. Un migliaio di persone ha preso parte al sit-in con fiaccolata organizzato nel tardo pomeriggio di ieri in piazza Unità d’Italia dalle comunità pakistane locali in memoria di Saman Abbas, per trasformare il dolore e lo sgomento causato dalla scomparsa della ragazza in un’occasione per migliorare le cose.

La manifestazione è iniziata con la recita da parte dell’imam Mohammad Yaqoob, fino a poco tempo fa a Boretto, di alcuni versetti del Corano, particolarmente suggestivi per ricordare Saman Abbas: «Chi ha ucciso una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità».

Poi ha preso la parola il mediatore culturale Atif Nazir, che abita a Suzzara (Mantova): «Siamo qui per portare solidarietà a Saman, che ha subito un atto criminale. Vogliamo mettere in chiaro che la comunità pakistana, fatta di uomini e donne, non accetta nessun tipo di violenza, incluso quella contro le donne. La nostra comunità è doppiamente sotto shock: per la terribile vicenda di Saman e per la strumentalizzazione da parte di certi media che descrivono la società pakistana come se fosse tutta intrisa di patriarcato, caste, matrimoni forzati. Questa è una mistificazione inaccettabile».

Presente anche il sindaco di Novellara, Elena Carletti. «È giusto – ha detto – ritrovarci, occupare uno spazio pubblico, dire che ci siamo. I novellaresi condannano i matrimoni forzati e ogni forma di violenza. Sul nostro paese è infiammato un dibattito a livello nazionale, spesso strumentalizzato. È molto difficile accettare di essere scaraventati sulle prime pagine nelle quali sembra che a Novellara non si rispetti la legge. Noi continuiamo il nostro cammino dell’integrazione intrapreso decenni fa».

Ha poi preso la parola Naqash Bandi, segretario della Comunità pakistana in Italia: «Siamo qui per Saman Abbas, giovane ragazza scomparsa, vittima innocente di un atto crudele ed efferato compiuto dalla sua famiglia. Pensare al Pakistan come un paese che promuove un certo stile di vita è sbagliato. La legge pakistana punisce con l’ergastolo chi fa quello che hanno fatto a Saman. La comunità pakistana condanna senza se e senza ma quanto accaduto, a partire dall’ambasciatore, che ha dato la sua disponibilità a collaborare con il governo italiano, e il console, che sta interloquendo con le autorità locali e le associazioni pakistane locali. La condanna arriva da tutti i fronti».

«Siamo qui – ha detto poi Saadia Parveen, mediatrice culturale di Campagnola – per dimostrare solidarietà a Saman, scomparsa da due mesi. Ma non dobbiamo limitarci solo a questo; dobbiamo cambiare modo di pensare, trasformare questo dolore in qualcosa di concreto per cambiare le cose veramente. Dobbiamo ammettere: ci sono problemi su cui bisogna lavorare. Lancio un monito ai genitori pakistani: spesso sono iperprotettivi e apprensivi nei confronti dei figli, perché non conoscono la società italiana. In questo modo tarpano le ali ai nostri figli, che nascono, studiano e lavorano in Italia. Dobbiamo fare di più».

La manifestazione si è conclusa con la testimonianza di alcune giovani pakistane, che hanno confermato come la tragedia di Saman Abbas le abbia lasciate sconvolte, così come le letture semplificate e stereotipate della realtà pakistana da parte di alcuni media.